“Le bambine di Calcutta crescono” di Andrea Salvadore

Quaranta bambine, ragazze dai quattro ai 18 anni, vivono in una casa a Barasat, a circa un’ora di macchina da Calcutta. Di loro si prendono cura le suore della congregazione della Provvidenza, fondata da Padre Luigi Scrosoppi in Friuli a metà del 1800. Provengono in gran parte dalle strade, dalla stazione di Calcutta, in molti casi hanno un genitore ma incapace di dare loro un’educazione e perfino un piatto di riso. La casa di Barasat è un micro-mondo che Andrea Salvadore segue da anni. Le ragazze sono in maggioranza di religione induista, alcune musulmane e tredici di loro cattoliche. Ma tutte partecipano alle messe e preghiere quotidiane. La prima generazione sta per uscire dalla casa. E’ un momento straordinario. Bambine che diventano piccole donne in una società che conserva una divisione di genere, di classe sociali, di caste abolite solo sulla carta. Salvadore le interroga su sogni, speranze e difficoltà; lo fa fare anche a loro stesse per farle dialogare e narrare per immagini la loro quotidianità, senza la sua presenza. Prima di arrivare a Barasat va in un altro luogo, nello stato del Kerala, a sud dell’India, a trovare Sister Lucy, una delle tre suore che vivono a Barasat, a casa sua dove si trova per una breve vacanza. Con lei c’è sua sorella che è stata superiora provinciale della stessa congregazione. E con loro resta per qualche giorno nel convento da cui Suor Lucy parte per raccogliere vocazioni. Occasione per allargare lo sguardo su un paese in cui i cattolici sono minoranza. E non solo. Il racconto prova a uscire dal perimetro della meravigliosa casa di Barasat per provare ad entrare nella complessità di un paese che incrocia futuro e passato come forse nessun altro al mondo.

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