{"id":5619,"date":"2017-03-05T10:00:34","date_gmt":"2017-03-05T09:00:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.tv2000.it\/beativoi\/?p=5619"},"modified":"2017-02-28T16:04:38","modified_gmt":"2017-02-28T15:04:38","slug":"5-marzo-i-domenica-di-quaresima","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tv2000.it\/beativoi\/2017\/03\/05\/5-marzo-i-domenica-di-quaresima\/","title":{"rendered":"5 marzo: I Domenica di Quaresima"},"content":{"rendered":"<div class=\"sottotitoloint\"><\/div>\n<div class=\"testoint\">\n<div><em><strong>Parola di Dio<\/strong><\/em><br \/>\nGen 2,7-9; 3,1-7 La creazione dei progenitori e il loro peccato.<br \/>\nSal 50 Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.<br \/>\nRm 5,12-19 Dove ha abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia.<br \/>\nCanto al Vangelo (Mt 4,4b) Non di solo pane vivr\u00e0 l&#8217;uomo,\u00a0ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.<br \/>\nMt 4,1-11 Ges\u00f9 digiuna per quaranta giorni nel deserto ed \u00e8 tentato.<\/p>\n<p><strong>Ingannevoli\u00a0\u00abdomande\u00bb<\/strong><br \/>\nIl racconto della Genesi non ha alcuna pretesa di scientificit\u00e0 secondo i canoni della moderna storiografia. Non intende narrare di un uomo chiamato Adamo e di una donna chiamata Eva e di come il loro rapporto con Dio sia decaduto da una condizione di originale fiducia. Attraverso il genere letterario del mito, il testo genesiaco cerca di documentare il fallimento \u00aboriginario\u00bb che l\u2019uomo di sempre pu\u00f2 sperimentare nel cammino di assunzione della sua natura di creatura plasmata da Dio nella libert\u00e0. All\u2019uomo divenuto \u00abessere vivente\u00bb (Gen 2,7) e posto dal Signore Dio nell\u2019incanto del giardino della vita, l\u2019astuzia del \u00abserpente\u00bb rivolge un interrogativo \u2014\u00a0il primo che la storia sacra attesta nel dialogo tra Dio e l\u2019uomo \u2014 assai tendenzioso: \u00ab\u00c8 vero che Dio ha detto: \u201cNon dovete mangiare di alcun albero del giardino?\u201d\u00bb (Gen 3,1). Il problema di questa domanda, responsabile dell\u2019attivazione della coscienza critica dell\u2019uomo di fronte alla realt\u00e0, nasce da una certa ambiguit\u00e0 interpretativa. Infatti, questa celebre frase \u00e8 sprovvista di quell\u2019indicatore sintattico con cui la lingua ebraica \u00e8 solita denotare una proposizione interrogativa: \u00abDunque Dio ha detto che non dovete mangiare di alcun albero del giardino!\u00bb. Secondo questa possibile lettura, il serpente non intende affatto entrare in dialogo con l\u2019uomo, ma sta cercando di insinuare nel suo cuore un\u2019interpretazione avvelenata e velenosa di quel limite proposto \u2013\u00a0e non imposto \u2013\u00a0da Dio come luogo di relazione e rappresentato dall\u2019albero della conoscenza del bene e del male.<\/p>\n<p><strong>Apparenti limitazioni<\/strong><br \/>\nNel capitolo 2 della Genesi, in realt\u00e0, Dio non aveva imposto all\u2019uomo alcun impedimento, ma solo dettato una condizione affinch\u00e9 il dono della vita potesse essere accolto senza alcuna paura e vergogna, soprattutto senza scivolare nell\u2019inganno e nell\u2019arroganza dell\u2019autosufficienza. Il serpente solleva il sospetto che le cose non siano cos\u00ec, ma che il \u00abdivieto\u00bb proposto da Dio abbia lo scopo di limitare la vita dell\u2019uomo anzich\u00e9 educarla a crescere: \u00abNon morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male\u00bb (3,4-5). La menzogna del serpente, potendo essere solo una manipolazione della parola (vera) di Dio, annuncia uno scenario di apertura dello sguardo che, di fatto, sar\u00e0 l\u2019esperienza a cui l\u2019uomo va incontro. Purtroppo non si tratter\u00e0 di una felice acquisizione, dal momento che l\u2019improvvisa percezione della propria nudit\u00e0 altera la percezione di s\u00e9 generando il bisogno di coprirsi: \u00abAllora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture\u00bb (Gen 3,7).<\/p>\n<p><strong>La propagazione della morte<\/strong><br \/>\nSan Paolo, nella seconda lettura, interpreta correttamente il mito della Genesi, rileggendolo come un testo di accurata e universale antropologia: \u00ab\u2026 come a causa di un solo uomo il peccato \u00e8 entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, e cos\u00ec in tutti gli uomini si \u00e8 propagata la morte, poich\u00e9 tutti hanno peccato\u2026\u00bb (Rm 5,12). La \u00abpropagazione\u00bb della morte dentro la vicenda umana di cui parla l\u2019apostolo non \u00e8 da intendersi come l\u2019estensione virale di un decremento di umanit\u00e0 ereditato dai nostri progenitori. Ci\u00f2 che la tradizione teologica ha definito \u00abpeccato originale\u00bb \u00e8 piuttosto da intendersi come l\u2019assunzione di una vita umana che, per come la conosciamo e sperimentiamo, non pu\u00f2 che fare i conti con un\u2019abissale distanza da Dio, causata non solo dalla differenza, ma soprattutto dalla diffidenza che si \u00e8 stabilita tra la creatura e il suo Creatore.<\/p>\n<p><strong>Nel deserto<\/strong><br \/>\nNel deserto, luogo assunto dalla Scrittura come simbolo di castigo e di morte ma anche di intimit\u00e0 e di prova, il Verbo di Dio fatto carne decide di immergersi nelle profondit\u00e0 tenebrose del cuore umano, affrontando tutte le forme con cui la parola di vita seminata gratuitamente da Dio pu\u00f2 essere fraintesa e annullata. Narrando le tentazioni di Ges\u00f9, l\u2019evangelista Matteo sembra voler comporre un sapiente midrash in grado non tanto di elencare, ma di compendiare ogni forma di ambiguo ragionamento che l\u2019uomo \u00e8 capace di elaborare, a partire dalla realt\u00e0, nei confronti della vita come dono e di Dio come provvidenza. Il racconto delle tentazioni di Ges\u00f9 nel deserto fa conoscere cosa dimora nel profondo del cuore: nell\u2019intimo del Figlio di Dio, ma anche nell\u2019intimo di ogni uomo e di ogni donna.<\/p>\n<p><strong>Le forme della tentazione<\/strong><br \/>\nLa prima tentazione \u00e8 la tirannia delle soddisfazioni: \u00abSe tu sei Figlio di Dio, di\u2019 che queste pietre diventino pane\u00bb (Mt 4,4); la seconda quella del successo facile e della rapida affermazione: \u00abSe tu sei Figlio di Dio, g\u00e8ttati gi\u00f9\u00bb (4,6); l\u2019ultima tentazione \u2013\u00a0forse la pi\u00f9 subdola e pericolosa \u2013 \u00e8 l\u2019illusione del possesso come antidoto alla precariet\u00e0 del vivere: \u00abTutte queste cose io ti dar\u00f2 se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai\u00bb (4,9).<br \/>\nIl Signore Ges\u00f9 non entra in dialogo, ma risponde sinteticamente a ciascuna di queste tentazioni, mostrando come non sia possibile \u2013 e nemmeno necessario \u2013 eliminare la voce del serpente, mentre \u00e8 possibile \u2013\u00a0e necessario \u2013\u00a0saperla riconoscere e silenziare, per dare del \u00abtu\u00bb soltanto all\u2019unico Dio vivente. \u00abVattene, satana!\u00bb, risponde secco il Signore Ges\u00f9 all\u2019ultima tentazione, citando la Scrittura: \u00abIl Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto\u00bb (4,10).<\/p>\n<p><strong>La parola della promessa<\/strong><br \/>\nLe parole pronunciate da Ges\u00f9 nel deserto \u2013 dove ogni uomo sperimenta tutta la sua precariet\u00e0 \u2013 trovano compimento nel mistero pasquale, nel quale ogni tentazione e ogni sospetto nei confronti della paternit\u00e0 di Dio vengono superati dalla manifestazione dell\u2019amore pi\u00f9 grande, quello capace di dare la vita per l\u2019altro. La riflessione di Paolo, dopo aver messo a fuoco il dramma del peccato, si estende alla valutazione delle conseguenze dell\u2019incarnazione per la guarigione della nostra umanit\u00e0 ferita dal peccato: \u00abMa il dono di grazia non \u00e8 come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di pi\u00f9 la grazia di Dio e il dono concesso in grazia del solo uomo Ges\u00f9 Cristo si sono riversati in abbondanza su tutti\u00bb (Rm 5,15). Il cammino di prova inaugurato da Ges\u00f9 Cristo attraverso il suo battesimo nella nostra umanit\u00e0 \u00e8 dunque da contemplare e da accogliere non solo come un esempio utile per poter affrontare il combattimento spirituale conseguente al battesimo, ma anche come un sacramento di grazia versato sulla nostra libert\u00e0, a cui \u00e8 possibile attingere gratuitamente e continuamente.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>(fonte <a href=\"http:\/\/banchedati.chiesacattolica.it\/pls\/cci_new_v3\/cciv4_edit_info.edit_santo?p_pagina=29392&amp;RIFI=guest&amp;RIFP=guest&amp;p_data=05\/03\/2017\">chiesacattolica.it<\/a>)<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Parola di Dio Gen 2,7-9; 3,1-7 La creazione dei progenitori e il loro peccato. Sal 50 Perdonaci, Signore: abbiamo peccato. Rm 5,12-19 Dove ha abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia. Canto al Vangelo (Mt 4,4b) Non di solo pane vivr\u00e0 l&#8217;uomo,\u00a0ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. 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