‘Ave Maria’ con Papa Francesco. Rivedi la settima puntata: “prega per noi peccatori”

“Se dicessi di non essere peccatore, sarei il più corrotto”. Lo afferma Papa Francesco, nella settima puntata del programma ‘Ave Maria’, condotto da don Marco Pozza, teologo e cappellano del carcere di Padova, andata in onda su Tv2000 martedì 27 novembre. Ospiti della settima puntata Cristina Comencini e Antonio, detenuto del carcere di Padova.

Rivedi la settima puntata:

 

“Maria”, prosegue Papa Francesco, “non può essere la madre dei corrotti perché i corrotti vendono la mamma, vendono l’appartenenza a un popolo, vendono l’appartenenza alla famiglia. Cercano solo il proprio profitto economico, intellettuale e politico. Fanno una scelta egoistica, direi satanica. Chiudono la porta da dentro e Maria non può entrare. Non lasciano entrare la mamma”.

“Si chiudono – sottolinea il Papa – per questo la preghiera per i corrotti è che ci sia un terremoto che li commuova a tal punto che si accorgano che il mondo non è cominciato con loro e non finirà con loro. Per questo loro si chiudono, non hanno bisogno di una madre, di un padre, di una appartenenza a un popolo, di una Patria, di una famiglia. Vivono nell’egoismo e il padre di questo, chi gli ha insegnato questo è il diavolo. Maria è madre dei peccatori e madre di tutti. C’è il peccatore più santo e quello meno santo”.

“Ricordo che mia mamma – aggiunge il Papa – parlando di noi 5 figli diceva: ‘I miei figli sono come le dita della mano. Tutti sono differenti, tutti, ma se mi pungono un dito fa lo stesso dolore se mi pungono un altro dito’. Maria accompagna la strada di noi peccatori, ognuno con i suoi peccati e prega per noi peccatori. Dobbiamo dire a Maria: ‘Sono peccatore ma tu custodiscimi’. E lei ci custodisce”.

“Papà non voleva che noi facessimo il cinema perché pensava fosse un lavoro precario per una donna. Non c’è riuscito perché l’abbiamo fatto tutte. Voleva che fossimo autonome economicamente e dunque pensava che era un lavoro precario. Poi forse gli dava anche fastidio che fosse il suo stesso lavoro”. Lo racconta Cristina Comencini, figlia del regista Luigi Comencini, ospite nella puntata.

La Comencini affronta anche la questione della violenza e le molestie sulle donne: “Forse la soluzione è come poniamo il problema. Non è una cosa nuova, è sempre stato così, ma la cosa meravigliosa è che noi adesso diciamo non ci va più così. Non ci va più bene perché le donne hanno conquistato il lavoro, la dignità del loro lavoro, la dignità della loro persona e del loro corpo, perché noi siamo il nostro corpo”.

Della storia di Maria, prosegue la Comencini nel dialogo con don Marco Pozza, “mi appartiene la maternità, mi appartiene anche la sua solitudine perché io ho sempre avuto la sensazione che fosse stata sola, anche con l’andata via del figlio. Maria ha passato tutte le esperienze che sono connesse al rischio della maternità che hanno passato tutte le donne che hanno avuto un figlio: hai paura che possa succedergli qualcosa”.

“Con mia madre”, ricorda la Comencini, “avevo un rapporto molto variato. Era il pilastro della famiglia. Quando è morta, Carlo (Calenda ndr), mio figlio, ha fatto un annuncio. Ha detto: ‘In ogni famiglia c’è un sole’. Mamma era sempre al centro di tutta la famiglia non solo del pensiero di papà, anche se questo suo essere sempre al centro poteva essere pesante”.

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