‘Ave Maria’ con Papa Francesco. Rivedi l’ottava puntata: “Adesso e nell’ora della nostra morte”

Papa Francesco nell’ottava puntata del programma ‘Ave Maria’, condotto da don Marco Pozza, teologo e cappellano del carcere di Padova, andata in onda su Tv2000, commenta l’invocazione “Adesso e nell’ora della nostra morte”.

 

“Il Diavolo fa capire a Eva – dice il Papa – che se prende quel frutto sarà come una dea che non avrà morte. Il peccato è l’illusione di non morire mai. Durante una vita di peccato, uno dice di sapere che morirà, ma non ci pensa. È un’ illusione. E così come l’Ave Maria incomincia con la grande verità della salvezza, finisce con la grande verità della condizione umana, frutto del peccato. Entrato nel mondo per l’invidia del diavolo. È la realtà. È un momento non facile ma pensare alla morte come fine del cammino è una realtà, come pensare a Maria piena di grazia è un’altra realtà”.

Ospiti dell’ottava puntata Letizia Moratti, Sofia Cantisani (giovane di San Patrignano) e Talita Paula Leite.

Il Pontefice nel dialogo con don Marco Pozza parla anche del suicidio: “Il suicidio è un po’ chiudere la porta alla salvezza. Ma sono consapevole che nei suicidi non c’è piena libertà. Mi aiuta quello che il Curato d’Ars ha detto a quella vedova il cui marito si era suicidato buttandosi dal ponte al fiume: ‘Signora, tra il ponte e il fiume c’è la misericordia di Dio’. Credo che nel suicidio la libertà non è piena. È una opinione personale non dogmatica”.

Il Pontefice rivela di aver fatto l’esercizio della ‘buona morte’ che un tempo si praticava nei seminari: “Io l’ho fatto” risponde il Papa a don Marco Pozza, “si cominciava a chiedere pietà al Signore, ma c’era proprio la descrizione del momento della morte. Quando incomincia il sudore si dice ‘Gesù misericordioso abbi pietà di noi’. Era un po’ ‘tetrico’. Era l’usanza di quel tempo, era realistico”.

E il significato di tutto questo, spiega Francesco, era “abituarsi al fatto che dobbiamo morire. C’era anche un esercizio spirituale, pensare alla propria morte. Si faceva quell’esercizio durante la giornata”.
Nel momento della morte, aggiunge Papa Francesco, “chiederei a Maria di starmi vicina e di darmi pace”.

Il Papa sottolinea poi che “l’espressione” sorella morte come la chiamava San Francesco d’Assisi, “a me non dice tanto. Francesco è geniale ma io non la chiamerei così. Mi piace pensare alla morte come l’atto di giustizia finale. Il peccato paga questo, ma apre la porta per la redenzione dall’altra parte. Convivere con la morte non è della mia cultura ma ognuno di noi ha la propria e può farlo”.

Infine Papa Francesco rivolge un pensiero ai giovani e alla loro sensazione di solitudine e di abbandono: “Anche noi siamo colpevoli, perché con la nostra cultura e le nostre proposte abbiamo sradicato quei giovani. Gli abbiamo fatto fare una cultura senza concretezza, una ‘cultura liquida’ per usare una formula di un filosofo; anzi io direi ‘gassosa’, senza radici. Penso che la nostra civiltà sia colpevole. I giovani oggi hanno bisogno di radicarsi. Maria non ha mai perso le proprie radici. È la figlia di Israele, la figlia di Gerusalemme. È sempre stata fedele alle radici, ma è andata oltre. Però nella vita non si può andare oltre senza aggrapparsi alle radici. Dare radici al fiore per fare l’albero e poi il frutto”.