Documentari sociali e umanitari

Ogni venerdì in seconda serata

 
Ecco la programmazione:3 luglio – Il pittore della tenda di Renato Lisanti

Dopo l’omicidio di suo padre per mano della mafia, il contadino siciliano Emanuele Modica imbraccia il pennello come fosse un’arma e si accampa per decenni con i suoi quadri in mezzo alla gente, nelle piazze delle città e dei paesi, convinto che nessun mezzo sia più efficace dell’arte per scuotere le coscienze. Dopo avere girato l’Italia per trent’anni con la sua mostra itinerante allestita all’interno di una grande tenda, l’anziano artista, ormai ottantenne, decide di tornare a Palermo per un’ultima esposizione in piazza.

Palermo, 1969. Uno strano tendone verde occupa piazza Politeama. All’interno decine di tele esprimono dolore, denuncia, rabbia, sopraffazione, desiderio di giustizia. Sono le opere del giovane contadino Emanuele Modica e rappresentano il suo grido contro la mafia: la sua pacifica vendetta contro chi ha spento la vita innocente di suo padre, ucciso negli anni del “Sacco” per non aver ceduto il suo fazzoletto di terra alle speculazioni edilizie. Da quel lutto è nato l’artista, ‘il Pittore della Tenda’ che non ha mai smesso di esporre i suoi quadri nelle piazze dei paesi e delle città italiane, all’ombra di quella tenda che per 30 anni è stata anche la sua casa. Negli anni Modica ha ottenuto un notevole successo, gli apprezzamenti dei critici d’arte, il sostegno e l’amicizia di grandi personalità del mondo della cultura e in tutta la penisola, ancora oggi, si ricordano le sue esposizioni provocatorie. Malgrado ciò, ha continuato a vivere ai margini, umilmente, concretizzando anno dopo anno un’insolita operazione artistica che ha vissuto sulla pelle come una vera e propria missione: combattere la mafia attraverso l’arte.
Il Pittore della Tenda oggi ha 80 anni e vive lontano da quella Sicilia che non ha saputo valorizzare la sua arte e il suo messaggio negli anni ’70. Da 16 anni la sua celebre tenda ultima versione aprile 2017 giace impolverata e arrugginita in un angolo della sua casa-museo, in provincia di Parma, a mille chilometri dalla sua terra. Finché un giorno, nonostante l’età avanzata, decide di tornare con un’ultima esposizione da realizzare lì dove tutto ha avuto inizio, a Palermo.
Il suo ritorno in Sicilia è un viaggio a ritroso nel tempo lungo il quale, l’anziano artista, racconta la
sua particolarissima storia.

10 luglio – L’estate più bella di Gianni Vukaj e Beatrice Bernacchi

un viaggio nel mondo della disabilità raccontato da coloro che 50 anni fa scelsero di schierarsi dalla parte di un gruppo di ragazzi nati con disabilità gravi, facendoli sbarcare su una delle spiagge più esclusive d’Italia, Forte dei Marmi, per vivere una vacanza indimenticabile. Da allora, quella straordinaria esperienza si ripete ogni anno coinvolgendo protagonisti sempre nuovi e ricreando l’incanto di quel primo incontro.
Il docu-film racconta con realismo e poesia il mondo della disabilità e di chi alla disabilità si dedica con amore, naturalezza, coraggio ed un pizzico di quella follia che permette ai sogni di diventare realtà e di ribaltare il concetto di normalità.

17 luglio  – Run your life again di Nicola Berti

La storia di coraggio e di solidarietà delle donne di Run For Iov è diventata a fine 2018 un docufilm. Una programmazione che assume un significato fortemente simbolico in quanto prevista in concomitanza con la giornata dedicata alla lotta contro il cancro.
“E’ stato molto più che correre una maratona: è stato accaparrarsi un altro pezzetto di vita, condividerlo e cominciare a pensare che ce ne può essere anche un altro subito dopo”, le parole pronunciate nel film da Marina – una delle donne del team di runners – condensano perfettamente il senso di questa esperienza unica in Italia e nel mondo. Nata nel 2015 a Padova grazie alla spinta coraggiosa di una paziente IOV, Sandra Callegarin, RYLA nel giro di tre anni ha coinvolto circa venti pazienti che hanno affrontato una diagnosi di carcinoma mammario, insieme a medici e operatori dell’Istituto, che affiancati da medici dello sport e allenatori hanno trasformato l’esperienza del tumore al seno in un’esperienza di rivincita e rinascita attraverso la partecipazione, come squadra, ad alcune celebri maratone internazionali.

24 luglio – Clown in corsia di Matteo Medri

La vita, l’esperienza e l’impegno di persone che operano come clown dottori. Un dietro le quinte di un lavoro che è complicato e per nulla improvvisato e dove il lato emotivo emerge in modo forte. Le vicende del docufilm, diretto da Matteo Medri, si incrociano continuamente tra loro mentre una voce narrante traccia il filo della storia e sottolinea i momenti salienti. Attraverso il racconto in presa diretta delle gesta professionali e della vita di tutti i giorni di un gruppo di cosiddetti nasi rossi in alcuni importanti ospedali italiani, si dimostra che ridere aiuta a guarire, che la comicità, l’improvvisazione teatrale e la creatività sono medicine. La clownterapia diventa supporto della medicina tradizionale e parte integrante del percorso di cura. Far sorridere i pazienti, aiutarli ad affrontare il dolore, contribuisce a migliorare la degenza e a raggiungere la guarigione.

31 luglio – L’ospedale dei bambini di Monica Mondo

Una storia di bambini, un documentario di Monica Mondo per raccontare il Bambino Gesù, che è stato il primo ospedale pediatrico italiano e che ha compiuto 150 anni.
Una occasione per ricordare con immagini e filmati d’epoca e con i volti di oggi, le origini di una storia di carità, diventata nel tempo una storia di scienza. Nato nel 1869 grazie a una donazione di una nobildonna, oggi il Bambino Gesù è il più grande Policlinico e Centro di ricerca pediatrico in Europa. Il suo più grande valore è la ricerca, che lega l’antica sede romana sul Gianicolo a tanti ospedali e ambulatori d’emergenza nel mondo, dove il Bambino Gesù fa formazione, perché il sapere di tanti giovani ricercatori e eccellenze mediche sia donato a tutti i bambini del mondo.
Ne è un esempio Davide, che ha vinto una battaglia impensabile grazie a un trapianto dalle staminali del suo papà. Ne è un esempio Mario, che 28 anni fa ha ricevuto tra i primi, un cuore nuovo, quando era ancora piccino. Ne è un esempio Wafaa, una bambina siriana col volto devastato dall’esplosione di una bomba. Di lei, testimone per tanti bambini feriti, ci si è presi cura con interventi d’avanguardia per ridarle il sorriso, e con l’abbraccio. “Al Bambino Gesù ci si abbraccia tanto” dice, sciogliendo l’abito del manager, la presidentessa Mariella Enoc. È lei a tracciare con autorevolezza il fil rouge del racconto, a dare il senso all’impegno e perfino al dolore che ci sembra impossibile; prendendo il testimone dalla duchessa Maria Grazia Salviati, erede della nobildonna che 150 anni fa credette, pioniera, in un luogo di cura anche per i bambini. Le sue prime compagne furono le suore di Carità di san Vincenzo, che ancor oggi mettono la loro professionalità di infermiere e la loro dedizione a servizio dell’ospedale. Suor Luisa e suor Vincenza sono due colonne, due presenze moderne e amate: i loro ricordi legano passato e presente, scorrono sui volti dei pontefici che hanno visitato l’ospedale, che per tutti i romani resta “l’ospedale del Papa”.
“In questo paese si parla lingua di salvezza, di scienza e grazia affratellate. Ogni bambino del mondo, qui dentro, diventa figlio”. Sono versi dedicati dal poeta Daniele Mencarelli al Bambino Gesù, dove ha lavorato come spazzino, dove da una giovinezza maledetta è diventato uomo e poeta.