{"id":11423,"date":"2025-01-24T15:39:41","date_gmt":"2025-01-24T14:39:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/?p=11423"},"modified":"2025-01-24T15:39:41","modified_gmt":"2025-01-24T14:39:41","slug":"malati-immaginari-soltanto-per-provare-a-esistere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/2025\/01\/24\/malati-immaginari-soltanto-per-provare-a-esistere\/","title":{"rendered":"Malati immaginari soltanto per provare a esistere"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2025\/01\/malato-3.jpg\"><img class=\"alignnone size-medium wp-image-11425\" src=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2025\/01\/malato-3-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2025\/01\/malato-3-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2025\/01\/malato-3-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2025\/01\/malato-3-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2025\/01\/malato-3-41x27.jpg 41w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2025\/01\/malato-3-280x187.jpg 280w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2025\/01\/malato-3-650x433.jpg 650w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2025\/01\/malato-3.jpg 1500w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Andare a teatro \u00e8 salutare e necessario perch\u00e9 si pu\u00f2 sperare di vedere e percepire la fragilit\u00e0. Quando il teatro riesce a coglierla e a condividerla allora svela la verit\u00e0 dell\u2019esistenza umana, ovvero la sua precariet\u00e0. Ne <em><strong>Il malato immaginario<\/strong><\/em>, regia di Andrea Chiodi, protagonisti <strong>Lucia Lavia <\/strong>e <strong>Tindaro Granata<\/strong>, prodotto dal <strong>Centro Teatrale Bresciano<\/strong>, in scena al Teatro Sociale fino a domenica e poi in tourn\u00e9e, di fragilit\u00e0 ce n\u2019\u00e8 tanta, prima ancora dell\u2019apertura del sipario, qui in realt\u00e0 un tulle che, ancora calato ma sollevato al centro quel tanto che basta, fa intravedere l\u2019oggetto silente, inanimato ma cruciale suo malgrado, simbolo della caducit\u00e0 umana: il water. Quando il velo si alza si svelano gli altri coprotagonisti scenici: la vasca da bagno, un imponente lastricato di piastrelle bianche da toilette, un mega lampadario che avr\u00e0 un ruolo simbolico emotivo, pi\u00f9 defilato un pianoforte. Non quindi i classici arazzi, letti a baldacchino, poltrone e addobbi alto borghesi, solo una scarna, fredda, asettica contemporaneit\u00e0 che acuisce la solitudine del malato immaginario e rende pungente il gelo delle relazioni.<\/p>\n<p>Domina il bianco e nero, nella scena e nei costumi; d\u2019altronde la malattia con le sue funzioni corporali azzera i colori, ottenebra la mente, monopolizza le emozioni, annichilisce la vita. Se poi si tratta di patologie immaginarie allora non c\u2019\u00e8 scampo, non si campa pi\u00f9 e non c\u2019\u00e8 guarigione. Grama, ansiogena e senza pi\u00f9 alcuna brama \u00e8 la vita di Argante, il malato immaginario di questa tragicommedia, ormai divenuto ipostasi dell\u2019ipocondria, circondato da medici cialtroni, alle prese con purghe, clisteri e salassi, accompagnato da una moglie cinica che mira solo ai suoi beni e spera nella sua dipartita, con una figlia infelice promessa al figlio di un medico ovviamente, e controllato a vista dalla sua serva Tonina scaltra, forte, vero demiurgo della vicenda che orchestra i ribaltamenti, smaschera le situazioni e lacera il velo dell\u2019ipocrisia. Ma in questa onirica e in filigrana anche cupa versione l\u2019ipocondriaco padrone alla fine muore.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente il rimando alla sorte dello stesso Moli\u00e8re che il 17 febbraio del 1673 dopo la quarta replica nei panni di Argante spir\u00f2. Ma \u00e8 intrigante anche un\u2019altra chiave di lettura: l\u2019ipocondriaco non sa pi\u00f9 vivere senza la sua inseparabile, insana compagna, ha bisogno del malessere per essere e gi\u00e0 pi\u00f9 di tre secoli fa il grande commediografo francese aveva intuito, molto prima dell\u2019avvento della psicanalisi, che la malattia poteva diventare una culla mortale, un esiziale ciucciotto, un vessillo da esibire per attirare compatimenti, accudimenti, attenzioni, una forma insomma di egocentrismo. E se non si \u00e8 pi\u00f9 guardati non si esiste pi\u00f9 e allora ad Argante\/Moli\u00e8re non resta che un\u2019ultima irreversibile soluzione: uscire di scena, morire per esistere. L\u2019adattatrice e traduttrice del testo Angela Dematt\u00e9 paragona poi la patologia del malato immaginario alla deviazione tutta contemporanea di chi si autorappresenta nei malanni pi\u00f9 intimi per cercare \u00abun qualsiasi sguardo genitoriale che ci permetta di esistere\u00bb.<\/p>\n<p>Lo spettacolo quindi, come scriveva Hofmannsthal, nasconde la profondit\u00e0 in superficie, coniuga leggerezza e profondit\u00e0 grazie alla sapiente regia e agli interpreti, tutti all\u2019altezza. Tindaro Granata \u00e8 magnetico, duttile e accattivante, scivola vertiginosamente dall\u2019essere Argante a incarnare Moli\u00e8re, sa essere struggente e divertente. Alla Tonina invece d\u00e0 tutta se stessa Lucia Lavia, energica, briosa, travolgente, a cui difetta solo un po\u2019 di fluidit\u00e0 nell\u2019eclettismo che la regia prismatica di Andrea Chiodi richiede. Grande affiatamento nel resto della compagine che valorizza la coralit\u00e0 dell\u2019allestimento che ha nella contaminazione e pluralit\u00e0 di generi la sua croce quando si compiace della sua dimensione estetizzante, ma anche la sua delizia quando passa con nonchalance dalla farsa alla denuncia sociale, dal cabaret berlinese straniato e mimato alla vena commovente, dall\u2019interpretazione epico-brechtiana a quella passionale, dal metateatro al dramma intimo. RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>di Michele Sciancalepore, fonte Avvenire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Andare a teatro \u00e8 salutare e necessario perch\u00e9 si pu\u00f2 sperare di vedere e percepire la fragilit\u00e0. Quando il teatro riesce a coglierla e a condividerla allora svela la verit\u00e0 dell\u2019esistenza umana, ovvero la sua precariet\u00e0. 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