{"id":1198,"date":"2016-06-23T15:00:44","date_gmt":"2016-06-23T13:00:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/?p=1198"},"modified":"2016-06-23T17:55:31","modified_gmt":"2016-06-23T15:55:31","slug":"un-macbeth-visionario-ambientato-nella-testa-del-tiranno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/2016\/06\/23\/un-macbeth-visionario-ambientato-nella-testa-del-tiranno\/","title":{"rendered":"Un Macbeth visionario ambientato nella testa del tiranno"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_1201\" aria-describedby=\"caption-attachment-1201\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"http:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2016\/06\/Macbeth.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-1201 size-medium\" src=\"http:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2016\/06\/Macbeth-300x179.jpg\" alt=\"Macbeth\" width=\"300\" height=\"179\" srcset=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2016\/06\/Macbeth-300x179.jpg 300w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2016\/06\/Macbeth-768x459.jpg 768w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2016\/06\/Macbeth-1024x613.jpg 1024w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2016\/06\/Macbeth-45x27.jpg 45w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2016\/06\/Macbeth-280x167.jpg 280w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2016\/06\/Macbeth-650x389.jpg 650w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-1201\" class=\"wp-caption-text\">Luca Lazzareschi e Gaia Aprea &#8211; Macbeth &#8211; Teatro Mercadante di Napoli<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abLa vita\u2026 una favola raccontata da un idiota, piena di rumore e furore, che non significa nulla\u00bb. \u00c8 la celeberrima, cupa e impietosa riflessione che Macbeth, il tiranno, spietato usurpatore del trono di Scozia pronuncia nella scena V, atto V, all&#8217; approssimarsi della sua ineluttabile tragica fine. Ma non si pu\u00f2 certo affermare che l&#8217; omonima tragedia scespiriana, la pi\u00f9 coerente e lineare nel suo sviluppo sanguinario, sia a tutt&#8217;oggi una storia priva di senso. Tutt&#8217; altro. La sfrenata ambizione, la brama di potere che divora il vassallo di re Duncan di Scozia, dopo aver ricevuto l&#8217; ambigua e velenosa profezia di tre streghe, e che lo porta a progettare e a compiere, insieme alla sua Lady, il regicidio per salire al trono, non sono pulsioni estranee agli eventi della nostra contemporaneit\u00e0 e perfino la nostra routine quotidiana rischia l&#8217;obnubilamento della ragione, l&#8217; avvelenamento della morale e il disorientamento di ogni bussola etica quando viene bombardata da messaggi tanto suadenti quanto fuorvianti tipo \u00abtutto il mondo \u00e8 intorno a te\u00bb e \u00abil lusso \u00e8 un tuo diritto\u00bb.<\/p>\n<p>Lo sa bene Luca De Fusco che, nell&#8217; allestire al Teatro Mercadante la sua versione della tragedia del bardo per la nona edizione del Napoli Teatro Festival Italia e che aprir\u00e0 la stagione dello stabile napoletano il 26 ottobre, va anche oltre optando per una messinscena visionaria ambientata nella testa del protagonista. La dimensione teologica e filosofica del testo non viene negata, la questione ancestrale del male che si infinge e dissimula, truccando il demonio in angelo e il brutto in bello, continua a innervare tutta l&#8217;opera, ma \u00e8 l&#8217; aspetto psichiatrico a prevalere. Macbeth e signora sono in sostanza due malati di mente, molto probabilmente con un tarlo patologico nel loro passato di coppia. \u00c8 per questo che non hanno gli anticorpi per contrastare il virus malefico dell&#8217; ambizione inoculato dalla profezia delle streghe, a differenza del generale Banquo che non si fa sedurre dalle apparizioni fantasmagoriche. Ed \u00e8 sempre a causa della loro patologia e delle basse difese immunitarie che cedono al peso dei rimorsi e la loro mente viene sconquassata dai fantasmi. Un&#8217; impostazione questa sicuramente intrigante, solo che ci si aspetta poi di entrare pienamente nei meandri tortuosi e misteriosi della mente e ci\u00f2 raramente avviene. E non bastano a tale scopo gli affascinanti primi piani proiettati sull&#8217;ormai immancabile velatino. Come \u00e8 tipico della sua cifra registica De Fusco, infatti, attua una sapiente sperimentazione e contaminazione con una dimensione prettamente cinematografica; la sua \u00e8 una doppia regia, teatrale e filmica, degli attori si esaltano i volti e la micro-mimica come al cinema, c&#8217; \u00e8 una costante dialettica fra proiezione e tridimensionalit\u00e0 teatrale, sempre funzionale, stucchevole solo quando appaiono barbagianni, gufi e vari rapaci notturni a fare da &#8220;voltapagina&#8221; o quando si scimmiotta in scena lo slow motion con i duelli al rallentatore. Il risultato complessivo \u00e8 una gabbia, per gli interpreti e per gli spettatori. Si pu\u00f2 concordare con la scelta di non voler &#8220;attori di pancia&#8221; e di bandire il mimetismo naturalista, ma non al punto di inibire totalmente ogni guizzo dionisiaco e costringere l&#8217;impeccabile, superba coppia protagonista, Luca Lazzareschi e Gaia Aprea, a fare attenzione a dove mettere i piedi per non rischiare di uscire dall&#8217; inquadratura, a maggior ragione quando si vuole far parlare la psiche. Si pu\u00f2 apprezzare la maniacale precisione estetica, dote pi\u00f9 unica che rara in tempi di dilagante approssimazione artistica, ma non al punto di imprigionare la libert\u00e0 immaginativa della platea. Luca De Fusco, quindi, in preda a un &#8220;rumore e furore&#8221; registico che comunque significa molto pi\u00f9 che qualcosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>di Michele Sciancalepore, fonte Avvenire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"&nbsp; \u00abLa vita\u2026 una favola raccontata da un idiota, piena di rumore e furore, che non significa nulla\u00bb. \u00c8 la celeberrima, cupa e impietosa riflessione che Macbeth, il tiranno, spietato usurpatore del trono di Scozia pronuncia nella scena V, atto V, all&#8217; approssimarsi della sua ineluttabile tragica fine. 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