{"id":1452,"date":"2016-12-23T17:26:37","date_gmt":"2016-12-23T16:26:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/?p=1452"},"modified":"2016-12-23T17:26:37","modified_gmt":"2016-12-23T16:26:37","slug":"sisma-le-parole-della-speranza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/2016\/12\/23\/sisma-le-parole-della-speranza\/","title":{"rendered":"Sisma, le parole della speranza"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2016\/12\/rece.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-1456\" src=\"http:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2016\/12\/rece.jpg\" alt=\"rece\" width=\"950\" height=\"712\" srcset=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2016\/12\/rece.jpg 950w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2016\/12\/rece-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2016\/12\/rece-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2016\/12\/rece-36x27.jpg 36w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2016\/12\/rece-280x210.jpg 280w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2016\/12\/rece-650x487.jpg 650w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2016\/12\/rece-600x450.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 950px) 100vw, 950px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Fatti non parole. Giusto. Ricostruiamo le case. Ricreiamo le cose. Questo \u00e8 l&#8217;assunto pi\u00f9 immediato e pi\u00f9 apprezzato dopo una distruzione, dopo il crollo di quello che ci sembrava inalienabile, dopo che si sono sbriciolate le nostre certezze, le nostre case, le nostre cose dopo il terremoto. Non tutto per\u00f2 si pu\u00f2 ricostruire, ci sono donne, uomini, bambini, vittime della tragedia, che nessun fatto pu\u00f2 far tornare in vita. In questo caso i fatti non servono. Le parole s\u00ec! Diceva un funambolo della parola e del pensiero, Alessandro Bergonzoni, \u00abbisogna saper cosa dire quando \u00e8 il momento di tacere\u00bb, ovvero di fronte alla perdita, al dolore, alla morte bisogna saper trovare parole significative, che risveglino la componente divina che \u00e8 in noi, che inneschino il ricordo, il riportare al cuore, appunto, che c&#8217; \u00e8 qualcos&#8217;altro e qualcosa di alto dentro di noi, al di l\u00e0 della case, al di l\u00e0 delle cose. Allora intraprendiamo una sfida, delicata e rischiosa: recarsi nei luoghi colpiti dalla tragedia del recente sisma per portare la parola attraverso due strumenti, la televisione e il teatro, che, se utilizzati senza derive morbose, sensazionalistiche o esibizionistiche, attivano un meccanismo fecondo e contagioso producendo storie che tengono viva e accesa la memoria, creando relazioni che risvegliano ed esaltano il valore della comunit\u00e0. Le telecamere sono quelle di Tv2000, l&#8217;emittente della Conferenza Episcopale Italiana, che ha nel suo dna cromosomi da sempre sensibili e attenti alle esigenze sociali e culturali. Il teatro, invece, lo veicola, una sola persona, un artista umbro che possiede un talento innato e poi sviluppato con decenni di studi, ovvero l&#8217; arte, ormai rarissima, di affabulare in rima all&#8217; improvviso, il dono di versificare all&#8217; impronta, capace sia di esilaranti e coinvolgenti <em>one man show<\/em> in piazza davanti ad affollate platee, sia di sintonizzarsi liricamente col travaglio e la pena di un singolo interlocutore: Gianluca Foresi. Entrambe le sue potenzialit\u00e0 troveranno ampia espressione in questa singolare esperienza. Al momento della partenza un pensiero, che \u00e8 anche un timore, attraversa l&#8217; animo di tutti, dall&#8217; attore, all&#8217; operatore televisivo, al fonico, al producer, che si potrebbe tradurre ed esplicitare con i mirabili versi di quella scrutatrice di anime, la poetessa Emily Dickinson: \u00abA un cuore in pezzi \/ nessuno s&#8217; avvicini \/ senza l&#8217; alto privilegio \/ di avere sofferto altrettanto\u00bb.<br \/>\nNessuno di noi possiede quel tremendo privilegio, ma ognuno \u00e8 altrettanto convinto che avvicinarsi al dolore con un mezzo televisivo al servizio del bisogno e con una parola teatrale sapientemente comunicata pu\u00f2 accendere focolai di condivisione. Si intraprende il viaggio quindi all&#8217; insegna di una parola a tutti nota, ma spogliata del suo alone esoterico e magico e recuperata nel suo valore etimologico: \u00abAbracadabra\u00bb. Un termine, che, forse non tutti sanno, \u00e8 di origine aramaico, come era la lingua di Ges\u00f9, e che significa \u00abmentre parlo creo\u00bb. La prima meta \u00e8 un coloratissimo complesso di casette in legno, la scuola &#8220;Berardo Tucci&#8221;, costruita in 40 giorni a Centrale, frazione di Acquasanta Terme per accogliere gli alunni dell&#8217;infanzia e della primaria di Arquata del Tronto, la cittadina ascolana colpita dal sisma del 24 agosto. L&#8217;impatto sin dall&#8217; esterno \u00e8 bellissimo e commovente: un albero fatto tutto di peluche e un presepe ricoperto di foto delle vittime dei recenti terremoti sono icone di una memoria dolorosa e di una solidariet\u00e0 impareggiabile. I racconti poi della preside Patrizia Palanca, profondamente convinta che ripartire dalla scuola sia una priorit\u00e0 assoluta, sono davvero spiazzanti. Indelebile e straziante il ricordo della reazione di un suo piccolo alunno: \u00abLo sa, preside, che il pesciolino rosso non c&#8217; \u00e8 pi\u00f9? \u00c8 stato schiacciato dalle macerie\u00bb. \u00abQuel bambino aveva perso la nonna, la cugina, i suoi cari &#8211; ci svela la dirigente scolastica che a stento trattiene le lacrime &#8211; ma \u00e8 riuscito solo a dirmi della morte del pesciolino rosso\u00bb. La reazione dell&#8217;improvvisatore Foresi \u00e8 immediata: \u00abIl racconto del pesciolino rosso \/ talmente francamente mi ha commosso \/ che \u00e8 come se mi fosse crollato il mondo addosso!\u00bb.<br \/>\nA rincuorarci, a irradiare i nostri volti con una sinestesia di lacrime e sorrisi ci pensano Alessandro, Giorgio, Gaia e tutti i piccoli alunni con i loro genuini racconti dei momenti terribili in cui la terraferma si ribalta in terra in movimento. Un emozionante leitmotiv attraversa le loro narrazioni: il costante conforto dei genitori e l&#8217;incessante preghiera durante le notti trascorse in macchina. Il climax della commozione ce lo regala Angelica con una confidenza tratta dal suo diario segreto: \u00ab\u00c8 quando pensi che sia tutto finito, che tutto ricomincia\u00bb.<br \/>\nA chiudere l&#8217;intenso incontro ci pensa l&#8217;attento e sensibile Foresi: \u00abHo imparato tante cose nella vita \/ ma una cosa qui soprattutto l&#8217;ho capita \/ nell&#8217;Italia c&#8217;\u00e8 stata tanta solidariet\u00e0 \/ ma qui voi oggi vivete di grande dignit\u00e0\u00bb. Si va via con la consolazione delle parole della maestra Iride che, raggiante, ci dice: \u00abper gli alunni quest&#8217;ora \u00e8 stata pi\u00f9 utile di un anno di terapia\u00bb. Bambini che giocano \u00aba fare il terremoto\u00bb li troviamo anche nell&#8217;accampamento di Ancarano vicino Norcia, considerato un modello di accoglienza. Lo confermano le parole di don Luciano Avenati, parroco dell&#8217;Abbazia di Sant&#8217;Eutizio: \u00abAbbiamo perso le case ma siamo diventati una grande famiglia\u00bb. E ha anche un sogno don Luciano: \u00abTutte le nostre chiese sono state distrutte, ma vogliamo costruirne una nuova che accomuni i centri di Campi e Ancarano. Cosa prima inimmaginabile\u00bb. Prontamente Foresi cos\u00ec versifica a braccio: \u00abPer me questa \u00e8 una graditissima sorpresa \/ quando il parroco ha parlato dell&#8217; edizione di una nuova grande chiesa \/ perch\u00e9 \u00e8 importante e lo voglio sottolineare anche stasera \/ il valore simbolico ma forte della preghiera \/ che unisce tutti quanti, magari anche chi non crede \/ sotto un&#8217;unica e splendida fede \/ ma io voglio dire a questi amici tanto cari \/ che la loro forza essendo montanari \/ gli far\u00e0 superare tutti questi momenti amari\u00bb. Parte l&#8217;applauso. E partiamo anche noi. Ma prima ci aggiriamo fra le mura crollate di Norcia, per lasciare nelle fessure, come in un occidentale muro del pianto, biglietti con poesie e preghiere. L&#8217;ultima la infiliamo fra le pietre della basilica di San Benedetto, due lapidari versi di San Tommaso d&#8217;Aquino: Il dolore, se condiviso, si dimezza. La gioia, se condivisa, si raddoppia.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>di Michele Sciancalepore, fonte Avvenire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Fatti non parole. Giusto. Ricostruiamo le case. Ricreiamo le cose. Questo \u00e8 l&#8217;assunto pi\u00f9 immediato e pi\u00f9 apprezzato dopo una distruzione, dopo il crollo di quello che ci sembrava inalienabile, dopo che si sono sbriciolate le nostre certezze, le nostre case, le nostre cose dopo il terremoto. 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