{"id":1774,"date":"2017-10-20T15:55:08","date_gmt":"2017-10-20T13:55:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/?p=1774"},"modified":"2017-10-20T16:00:02","modified_gmt":"2017-10-20T14:00:02","slug":"ottavia-epica-migrante","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/2017\/10\/20\/ottavia-epica-migrante\/","title":{"rendered":"Ottavia, Epica migrante"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_1776\" aria-describedby=\"caption-attachment-1776\" style=\"width: 640px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"http:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2017\/10\/ottavia-piccolo.jpg\"><img class=\"wp-image-1776 size-large\" src=\"http:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2017\/10\/ottavia-piccolo-1024x727.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"454\" srcset=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2017\/10\/ottavia-piccolo-1024x727.jpg 1024w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2017\/10\/ottavia-piccolo-300x213.jpg 300w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2017\/10\/ottavia-piccolo-768x545.jpg 768w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2017\/10\/ottavia-piccolo-38x27.jpg 38w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2017\/10\/ottavia-piccolo-280x199.jpg 280w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2017\/10\/ottavia-piccolo-650x461.jpg 650w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2017\/10\/ottavia-piccolo.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-1776\" class=\"wp-caption-text\">Ottavia Piccolo in scena<\/figcaption><\/figure>\n<p>Haifa Ghemal. Un nome da segnare, da incidere nell\u2019immaginario collettivo, degno di entrare nell\u2019immortale elenco dei protagonisti dell\u2019epica tragica. Un nome ripetuto decine di volte in <strong><em>Occident Express<\/em> <\/strong>che ha debuttato in prima assoluta al <strong>Teatro Morlacchi di Perugia<\/strong> dove \u00e8 in scena fino a luned\u00ec 23 prima di intraprendere una lunga tourn\u00e9e che si chiuder\u00e0 a maggio del 2018. Haifa Ghemal \u00e8 il nome di un\u2019anziana donna, una nonna che vive un\u2019odissea dei nostri tempi, anzi un\u2019eneide, perch\u00e9 proprio come Enea con sulle spalle il vecchio padre Anchise, anche lei, con al collo la nipotina Nassim di quattro anni, fugge dalla citt\u00e0 natale devastata e messa \u201cferro ignique\u201d. Il \u201cferro e il fuoco\u201d in questo caso sono i mitra dei miliziani del Daesh, la sua Troia \u00e8 Mosul, la sua storia \u00e8 terribilmente vera.<\/p>\n<p>Ma l\u2019impresa \u00e8 leggendaria: cinquemila chilometri a piedi, 118 giorni, dieci frontiere attraversate, dalle terre aride del nord dell\u2019Iraq fino ai ghiacci del mar Baltico, da Mosul a Stoccolma, nascosta sotto le pecore in un camion, strisciando nuda ricoperta di catrame per un chilometro in un tubo sottoterra, correndo e saltando su un treno merci in corsa col piede trinciato sotto le rotaie, stipata nella stiva di un barcone, naufragata, sepolta sotto la neve, schiacciata con altre migliaia di anime in pena davanti al filo spinato, rannicchiata nella gabbia di uno zoo abbandonato, con venti ovuli di eroina nello stomaco per un passaggio di 14 ore in auto, per 12 ore ammassata in un container, tutto senza mai separarsi dalla sua bambina.<br \/>\n\u00abIl viaggio di Haifa si aggiunge a quella lista di miti davanti a cui ogni Omero chinerebbe la sua testa: sono leggende gi\u00e0 pronte, impossibile non dargli forma scritta\u00bb. \u00c8 questa l\u2019onesta e arguta ammissione di chi nel marzo 2016 ha incontrato Haifa, l\u2019ha ascoltata per ore per poi versare e ricreare nero su bianco dolori, emozioni, verit\u00e0. \u00c8 uno dei pi\u00f9 prolifici e penetranti drammaturghi italiani contemporanei, quel <strong>Stefano Massini<\/strong> che gi\u00e0 con <em>Lehman Trilogy<\/em>, <em>7 Minuti<\/em>, <em>L\u2019ora di ricevimento<\/em>, solo per citare alcuni dei suoi lavori, aveva gi\u00e0 dimostrato di possedere la peculiarit\u00e0 pi\u00f9 preziosa per un artista, quella di individuare, prendendo in prestito il titolo di un folgorante racconto di Henry James, \u00abla cifra nel tappeto\u00bb, ovvero quella capacit\u00e0 di scavare e scovare come un rabdomante nella rete di accadimenti quotidiani della cronaca una trama ad essi sottesa che illumina le dinamiche sociali.<br \/>\nLa storia infatti di questa ultrasessantenne che stringe al petto Nassim, il suo fragile futuro di 4 anni, \u00e8 il paradigma di un\u2019epoca intera, un\u2019epopea che si consuma sotto i nostri occhi spesso distratti, distolti, indifferenti se non maldisposti, \u00e8 il calvario del terzo millennio, l\u2019attuale via crucis delle rotte e dei flussi migratori in cui ancora una volta il sacro si ribalta in massacro, l\u2019hospes in hostis, l\u2019ospitalit\u00e0 in ostilit\u00e0. A dare voce, movenze e sapienza interpretativa a una realt\u00e0 dai contorni mitici, a incarnare sulla scena la verit\u00e0 di Haifa, una <strong>Ottavia Piccolo<\/strong> talmente in empatia col personaggio da avvertire la necessit\u00e0 di una salutare e funzionale attorica distanza: \u00abA un certo punto ho dovuto mettere in atto una sorta di straniamento brechtiano per non farmi travolgere dall\u2019identificazione e donare al personaggio non solo una linfa emotiva ma anche una lucidit\u00e0 razionale\u00bb. La Piccolo non ha alcuna remora ad ammettere che Haifa e la sua drammatica vicenda l\u2019ha cambiata: \u00abMi ha dato una consapevolezza nuova, ha conferito ai miei occhi una luce diversa\u00bb. Mentre il sentimento che offusca e acceca, secondo la grande attrice del palcoscenico italiano che in tempi non sospetti ha per prima creduto e scommesso nel talento drammaturgico di Massini, \u00e8 proprio la paura che produce affermazioni quali \u00abrimandiamoli a casa loro\u00bb, \u00abaiutiamoli nel loro paese\u00bb.<br \/>\n\u00abRaccontare questa storia mi aiuta a non voltare la testa dall\u2019altra parte\u00bb. E di certo timori non li ha avuti Ottavia Piccolo nel reggere la scena per novanta minuti di narrazione poliedrica, ora con accenti pacati, ora pulsanti, con un soffio di voce o con un\u2019esternazione palpitante. Un\u2019impressionante e articolata partitura recitativa dalle mille sfaccettature ritmiche incastonata all\u2019interno di uno spartito in cui deuteragonista \u00e8 l\u2019Oma, l\u2019Orchestra Multietnica di Arezzo, diretta da Enrico Fink che da pi\u00f9 di dieci anni guida e amalgama un ensemble di musicisti provenienti da undici paesi, culture, sonorit\u00e0 diverse. Davvero non poteva esserci corpo e realt\u00e0 musicale pi\u00f9 opportuna in questo caso in grado di fare da contrappunto, ma soprattutto di dialogare e dare corposit\u00e0 fonica a luoghi, situazioni, emozioni con strumenti disparati, dal violino al salterio, dall\u2019oud al flauto.<br \/>\nUn allestimento in cui nulla \u00e8 superfluo, tutto \u00e8 necessario, cos\u00ec come il reiterato monito finale, \u2018non sprecate l\u2019aria!\u2019, che il trafficante di esseri umani rivolge ai migranti pigiati nel container e che con pregevole intuizione si trasforma progressivamente in un incalzante e struggente appello, reindirizzato alla platea tutta, a non sciupare il dono della vita tout court.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>di Michele Sciancalepore, fonte Avvenire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Haifa Ghemal. Un nome da segnare, da incidere nell\u2019immaginario collettivo, degno di entrare nell\u2019immortale elenco dei protagonisti dell\u2019epica tragica. Un nome ripetuto decine di volte in Occident Express che ha debuttato in prima assoluta al Teatro Morlacchi di Perugia dove \u00e8 in scena fino a luned\u00ec 23 prima di intraprendere una lunga tourn\u00e9e che si [&hellip;]","protected":false},"author":32,"featured_media":1775,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[90],"tags":[],"acf":[],"aioseo_notices":[],"featured_image_url":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2017\/10\/op.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1774"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-json\/wp\/v2\/users\/32"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1774"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1774\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1781,"href":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1774\/revisions\/1781"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1775"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1774"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1774"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1774"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}