{"id":1813,"date":"2017-11-10T20:47:35","date_gmt":"2017-11-10T19:47:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/?p=1813"},"modified":"2017-11-10T20:47:35","modified_gmt":"2017-11-10T19:47:35","slug":"oman-il-dialogo-sulle-note-di-rossini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/2017\/11\/10\/oman-il-dialogo-sulle-note-di-rossini\/","title":{"rendered":"OMAN Il dialogo sulle note di Rossini"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2017\/11\/IMG_7924.jpg\"><img class=\"alignnone size-large wp-image-1815\" src=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2017\/11\/IMG_7924-1024x379.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"237\" srcset=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2017\/11\/IMG_7924-1024x379.jpg 1024w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2017\/11\/IMG_7924-300x111.jpg 300w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2017\/11\/IMG_7924-768x284.jpg 768w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2017\/11\/IMG_7924-73x27.jpg 73w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2017\/11\/IMG_7924-280x104.jpg 280w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2017\/11\/IMG_7924-650x241.jpg 650w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2017\/11\/IMG_7924.jpg 1600w\" sizes=\"(max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/a><\/p>\n<p>MUSCAT \u00abChe sorte, che accidente, che sbaglio fortunato!\u00bb. Esulta Parmenione nella scena terza della farsa rossiniana <strong><em>L&#8217;occasione fa il ladro<\/em><\/strong>. Ma parole come \u201csorte, accidente, sbaglio, sogno\u201d non si addicono affatto al contesto in cui vengono cantate. Siamo nel tempio della lirica della penisola arabica, a <strong>Muscat<\/strong> capitale dell&#8217;<strong>Oman<\/strong>, nella <strong>Royal Opera House<\/strong>. Un maestoso edificio, di un bianco accecante da fuori con un enorme piazzale tirato a lucido, di una bellezza inebriante. Ti toglie il respiro non appena dentro con le sue favolistiche ariose sale, profumi di incenso, legni intarsiati e pregiati, marmi di Carrara, dettagli mirabili ovunque. Il palcoscenico con i suoi sedici metri di boccascena e sullo sfondo, imperante nel retropalco, un organo a canne che troneggia solenne, il pi\u00f9 grande in tutto il medio oriente e una platea di 1.100 posti. Un&#8217;acustica perfetta e schermi touch screen, con la traduzione in diverse lingue, incastonati sul retro di poltrone comodissime e accoglienti: \u00abUn prodigio tecnico e architettonico, il gioiello della corona\u00bb, come tiene a sottolineare il principe Kamil Al Said. Ebbene questa perfetta sintesi di tradizione e innovazione, inaugurata il 12 ottobre del 2011, non \u00e8 un miraggio, n\u00e9 tanto meno una felice, accidentale casualit\u00e0. \u00c8 una splendida, spiazzante, ma ormai consolidata realt\u00e0. Una punta di eccellenza che svetta e fa incetta di standing ovation con le pi\u00f9 prestigiose produzioni liriche internazionali i cui canti si levano al pari di quelli dei muezzin delle moschee, in questo Paese islamico di meno di tre milioni di abitanti. Ma soprattutto \u00e8 la punta di un iceberg di un quarantennale processo di rivoluzione strutturale, economica, sociale e culturale, che ha portato questa nazione poco pi\u00f9 grande dell\u2019Italia a ergersi come punto di riferimento assoluto nel dialogo fra Oriente e Occidente.<\/p>\n<p>Il teatro e la Royal Opera House, dunque, come casa che ospita e diffonde espressioni artistiche di ogni latitudine. In un mondo in cui l&#8217;islam rischia sempre pi\u00f9 di evocare parole come diffidenza e ostilit\u00e0, un Paese assurto a icona della mediazione e diplomazia, che oppone mitezza e tolleranza a odio e fanatismo, accoglienza a respingimento, convivenza religiosa a integralismo, insomma una realt\u00e0 di questa fattispecie sembra davvero scaturire dalla fantasia della bella Shahrazad e delle Mille e una notte. E invece tutto risponde a una volont\u00e0 precisa, quella di Qaboos Bin Said, l&#8217;ormai ultra settantacinquenne sultano, intriso di cultura europea, amante della musica e persuaso che la cultura nutre corpo e animo, eleva spirito e &#8216;pil&#8217;, combatte l&#8217;ignoranza e la paura del diverso ed \u00e8 un micidiale deterrente contro la violenza e i mezzi di distruzione e distrazione di massa. Alla luce di queste premesse la presenza e l&#8217;attivit\u00e0 programmatica della Royal Opera House \u00e8 una logica conseguenza. Cos\u00ec come \u00e8 forse inevitabile l&#8217;arrivo alla direzione del teatro del maestro <strong>Umberto Fanni<\/strong>, una di quelle personalit\u00e0 che fanno onore al nostro Paese perch\u00e9 da tre anni svolge un lavoro di vero educatore, in grado di estrarre il meglio dalle acerbe e na\u00efve maestranze omanite frastornate e stupite di fronte alla fusione per loro ignota di canto, musica, testo e scena. \u00abIl mio sogno? \u2013 confessa Fanni \u2013 \u00e8 vedere qui operativo il 95% del personale omanita rispetto all&#8217;attuale 73%. La mia sfida? Il nuovo teatro che sar\u00e0 inaugurato i primi mesi del 2019 con i suoi 540 posti, una sede espositiva permanente per la musica, mostre temporanee legate al tema della stagione, pi\u00f9 un programma di formazione per il canto e i mestieri dello spettacolo\u00bb. In pratica una febbrile officina delle arti, un&#8217;opportunit\u00e0 ineguagliabile per gli omaniti di vedere, conoscere, partecipare e vivere il teatro non solo nella sua dimensione celebrativa, ma problematica.<\/p>\n<p>Intanto per questa settima stagione il direttore artistico bresciano ha selezionato trentacinque appuntamenti fino a maggio 2018 offrendo un ventaglio poliedrico e prismatico di eventi internazionali di eccellenza, dall&#8217;opera al balletto, alla danza, al musical, al jazz, alla &#8216;world music&#8217;, a cui si aggiunge il fiore all&#8217;occhiello dell&#8217;omaggio a Pavarotti il 14 dicembre in occasione del decennale della scomparsa del mitico tenore che sar\u00e0 celebrato da star dell&#8217; opera. Un calendario di respiro universale vissuto e avvertito anche durante due recenti spettacoli distanti fra loro per natura, genere, tema, provenienza: da un lato la burletta rossiniana L&#8217;Occasione fa il ladro portata in scena dal <strong>Rossini Opera Festival<\/strong> che ha riproposto lo storico allestimento firmato nel 1987 da Jean-Pierre Ponnelle con il soprano stella del firmamento lirico contemporaneo <strong>Olga Peretyatko<\/strong> e il tenore russo <strong>Maxim Mironov<\/strong> nei ruoli principali e la direzione di Christopher Franklin; dall&#8217;altro la parata annuale sempre attesa e amata dagli omaniti della <strong>Military Music<\/strong>, una spettacolare esibizione di quasi 800 militari uomini e donne di diversi corpi in distinte e colorate uniformi, in un trionfo di marce, danze, ritmi, tamburi, trombe, cornamuse che hanno colmato di festosa allegria lo sconfinato piazzale luccicante antistante l&#8217;Opera House. Una manifestazione di schietto orgoglio, ma senza pregiudizio perch\u00e9 alla fierezza delle parate si sono affiancate le note di Strauss, il valzer della banda dell&#8217;Austria e le coreografie vibranti delle ballerine slovacche tutte in un unico globale palcoscenico divenuto simbolo di condivisione.<\/p>\n<p>Allegria l&#8217;ha comunicata anche la farsa rossiniana con le sue rutilanti beffe, scambi di identit\u00e0, equivoci, amori ostacolati e infine ricongiunti. A catturare totalmente il pubblico omanita poi il fascino e la voce virtuosa, colorita e cristallina, capace di sottili finezze e impressionanti estensioni di Olga Peretyatko, unitamente all&#8217; indubbia magia del teatro scaturita dalla geniale trovata della celebre regia di Ponnelle con i personaggi che fuoriescono dalla valigia vuota posta al centro della scena, i cambi a vista e gli svelamenti sorprendenti dei retroscena. Un tripudio finale investe la compagnia rossiniana a conferma dell&#8217;universalit\u00e0 del linguaggio artistico musicale. E ce lo conferma senza remore il soprano Peretyatko: \u00abAbbiamo una priorit\u00e0 noi artisti oggi: unire le nazioni. E lo dobbiamo fare con la musica! \u00bb.<\/p>\n<p>Un grande sogno che, come il teatro in Oman, ha bisogno della coesistenza di tante componenti diverse cos\u00ec come, citando il Guerriero della luce di Coelho, \u00abla luce del sole \u00e8 l&#8217;insieme di milioni di raggi\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>di Michele Sciancalepore, fonte Avvenire<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"MUSCAT \u00abChe sorte, che accidente, che sbaglio fortunato!\u00bb. Esulta Parmenione nella scena terza della farsa rossiniana L&#8217;occasione fa il ladro. Ma parole come \u201csorte, accidente, sbaglio, sogno\u201d non si addicono affatto al contesto in cui vengono cantate. 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