{"id":1943,"date":"2018-01-31T17:26:38","date_gmt":"2018-01-31T16:26:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/?p=1943"},"modified":"2018-01-31T17:26:38","modified_gmt":"2018-01-31T16:26:38","slug":"la-figura-paterna-tra-autorita-e-identita-nello-spettacolo-geniale-di-gabriele-lavia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/2018\/01\/31\/la-figura-paterna-tra-autorita-e-identita-nello-spettacolo-geniale-di-gabriele-lavia\/","title":{"rendered":"La figura paterna tra autorit\u00e0 e identit\u00e0 nello spettacolo geniale di Gabriele Lavia"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/01\/gabriele-lavia-1-770x424.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-1946\" src=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/01\/gabriele-lavia-1-770x424.jpg\" alt=\"\" width=\"770\" height=\"424\" srcset=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/01\/gabriele-lavia-1-770x424.jpg 770w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/01\/gabriele-lavia-1-770x424-300x165.jpg 300w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/01\/gabriele-lavia-1-770x424-768x423.jpg 768w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/01\/gabriele-lavia-1-770x424-49x27.jpg 49w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/01\/gabriele-lavia-1-770x424-280x154.jpg 280w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/01\/gabriele-lavia-1-770x424-650x358.jpg 650w\" sizes=\"(max-width: 770px) 100vw, 770px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Appena entrati nella platea del <strong>Teatro Quirino di Roma<\/strong>, dove \u00e8 in scena fino a domenica <em><strong>Il Padre<\/strong><\/em> di August Strindberg con la regia di <strong>Gabriele Lavia<\/strong>, si viene inondati di certezze. Intanto si sa per certo che si assister\u00e0 a una grande prova di uno degli ultimi mattatori del panorama teatrale italiano. Poi si osserva la scenografia, a sipario aperto, e tutto, ancor prima che personaggio appaia o che battuta venga proferita, \u00e8 gi\u00e0 esplicito e lapalissiano: i segni della stortura e disfacimento sono ovunque. Libri confusamente accatastati per terra, tutto \u00e8 inclinato come sull&#8217;orlo di un precipizio, il pendolo pende, sedie e poltrone azzoppate e ad avvolgere quinte, fondale e palco il &#8220;rosso Lavia&#8221;, come si diceva una volta, ma non quello della passione stavolta, bens\u00ec del sangue che ha invaso il mondo come nella scena di un crimine di un efferato omicidio. E infine come in una sorta di trance premonitrice, prima ancora che si faccia &#8220;mezza sala&#8221; e poi buio, sembra gi\u00e0 di udire quella colonna sonora che fonde violini cupi e ineluttabili con impetuosi fenomeni metereologici e di vedere il &#8220;roscio maledetto&#8221;, come da giovane i suoi invidiosi detrattori lo appellavano, strisciare per terra vittima di tragiche e convulse emozioni. Facile veggenza. Infatti di l\u00ec a pochi istanti immancabilmente giungono le conferme: \u00abil mondo \u00e8 strano\u00bb si dice in avvio e poco dopo \u00abla morte non fa danni a un mondo in rovina\u00bb si canticchia in una filastrocca. Inesorabili poi arrivano i violini e la bufera. Della saga delle certezze fanno parte anche i caratteri dei protagonisti che non vivono alcuna parabola evolutiva.<\/p>\n<p>Partiamo dal padre, il capitano Adolf, Lavia per l&#8217;appunto: \u00e8 vero che vivr\u00e0 un calvario che lo porter\u00e0 alla follia con la mente minata e rosa dal dubbio sulla sua paternit\u00e0, raggirato e privato di ogni autorit\u00e0 e identit\u00e0, ma sin dai primi passi in scena \u00e8 malfermo, d\u00e0 segni di smarrimento e ha l&#8217;aurea della vittima predestinata. Poi c&#8217;\u00e8 Laura, <strong>Federica Di Martino<\/strong>, la moglie che non accetta che sia il marito a decidere il futuro dell&#8217;educazione professionale della figlia e ordisce l&#8217;impietosa, ingannevole e fatale trappola di cui sopra. Anche qui non c&#8217;\u00e8 successione emotiva e la sua figura appare subito algida, glaciale, perfida e spietata.<\/p>\n<p>Tutto quanto \u00e8 noia allora? Assolutamente no. Impareggiabile infatti \u00e8 Lavia nel danzare nella terra desolata. Ti prende per mano e ti porta tra le macerie dei rapporti familiari, nell&#8217;egoismo di chi considera i figli protesi di se stesso, nell&#8217;intimo strazio dell&#8217;uomo umiliato senza pi\u00f9 ruolo e dignit\u00e0. Geniale infine il regista nel disseminare lo spettacolo di intramontabili evocazioni drammaturgiche: la moglie Laura sembra Jago nel modo di instillare dubbi e avvelenare l&#8217;anima; il capitano-padre nello stupefacente quadro finale sovrastato dall&#8217;imponente scenografia rossa urla come il <em>Re Lear<\/em> impazzito nella foresta; entrambi, marito e moglie, si dilaniano in una resa dei conti alla stregua di George e Martha in <em>Chi ha paura di Virgina Woolf?<\/em>; i reiterati \u00ab\u00e8 pazzo!\u00bb risuonano come nel finale del <em>Berretto a sonagli<\/em> di Pirandello.<\/p>\n<p>Alla fine di questa odissea si naufraga nell&#8217;annichilimento del protagonista e si lascia il teatro con un solo dubbio: troppo Lavia? La risposta nelle parole di Strindberg: \u00abIo conosco solo me stesso e non posso che parlare di me!\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>di Michele Sciancalepore, fonte Avvenire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Appena entrati nella platea del Teatro Quirino di Roma, dove \u00e8 in scena fino a domenica Il Padre di August Strindberg con la regia di Gabriele Lavia, si viene inondati di certezze. Intanto si sa per certo che si assister\u00e0 a una grande prova di uno degli ultimi mattatori del panorama teatrale italiano. 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