{"id":1970,"date":"2018-02-14T14:26:07","date_gmt":"2018-02-14T13:26:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/?p=1970"},"modified":"2018-02-14T14:26:07","modified_gmt":"2018-02-14T13:26:07","slug":"bulgakov-in-scena-maestro-e-margherita-e-totale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/2018\/02\/14\/bulgakov-in-scena-maestro-e-margherita-e-totale\/","title":{"rendered":"Bulgakov in scena, Maestro e Margherita \u00e8 \u00abtotale\u00bb"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/02\/il-maestro-e-margherita-_DSC3502.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-1972\" src=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/02\/il-maestro-e-margherita-_DSC3502.jpg\" alt=\"\" width=\"918\" height=\"613\" srcset=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/02\/il-maestro-e-margherita-_DSC3502.jpg 1000w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/02\/il-maestro-e-margherita-_DSC3502-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/02\/il-maestro-e-margherita-_DSC3502-768x513.jpg 768w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/02\/il-maestro-e-margherita-_DSC3502-40x27.jpg 40w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/02\/il-maestro-e-margherita-_DSC3502-280x187.jpg 280w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/02\/il-maestro-e-margherita-_DSC3502-650x434.jpg 650w\" sizes=\"(max-width: 918px) 100vw, 918px\" \/><\/a><\/p>\n<p>\u00c8 impresa ardua sintetizzare <strong><em>Il Maestro e Margherita<\/em><\/strong> di Michail Bulgakov. Gi\u00e0 la sua genesi fu complessa e faticoso il parto creativo: riscritto pi\u00f9 volte fra il 1928 e il 1940, pubblicato post-mortem tra il 1966 e il &#8217;67, ancora integrato e rieditato nel 2006. Al pari di questa tortuosit\u00e0 e laboriosit\u00e0 editoriale \u00e8 il suo intreccio, vertiginoso, poliedrico, con piani narrativi e temporali che si intersecano e sovrappongono, registri linguistici che si succedono, tematiche cruciali che sgomitano fra di loro.<\/p>\n<p>Definirne il genere \u00e8 un&#8217;altra fatica di Sisifo: decisamente satirico con filone amoroso, voli low fantasy, incursioni nel sovrannaturale, venature mistiche e pennellate grottesche. A conferma di questa prismatica natura a met\u00e0 fra la matrioska e il cubo di Rubik sono sufficienti alcune indicazioni sulla trama-ragnatela: c&#8217; \u00e8 il presente, che sarebbe quello della Mosca anni &#8217;30, in cui Satana sotto nemmeno tanto mentite spoglie fa visita per riaffermare la sua esistenza fortemente in crisi a causa dell&#8217;ateismo imperante dell&#8217;Unione Sovietica; c&#8217; \u00e8 poi il passato con il periodo pasquale della Gerusalemme del 33 D.C. con un altro personaggio angustiato, Ponzio Pilato, lacerato dal senso di colpa per aver condannato l&#8217;innocente Ges\u00f9. I contesti e le storie pertanto si sprecano: il circolo letterario tronfio e supponente, il Teatro del Variet\u00e0, il Maestro che vede la sua opera denigrata e censurata e il suo amore sacrificato, Margherita, l\u2019amante appunto, che sogna, vola a cavallo di una scopa e alla fine si ricongiunge all&#8217;amato.<\/p>\n<p>Per decidere addirittura di adattarlo per la scena bisogna poi essere piuttosto incoscienti e in possesso di una capacit\u00e0 visionaria, selettiva e di una squadra attorica duttile ed eclettica. Presupposti questi che non sono mancati a <strong>Michela Lucenti<\/strong> ed <strong>Emanuele Conte<\/strong>, ideatori e realizzatori di questa libera trasposizione del romanzo dello scrittore russo in prima nazionale al <strong>Teatro della Tosse di Genova<\/strong>. Ne \u00e8 scaturito uno spettacolo di teatro totale: 12 artisti sul palco e in platea, canti evocativi, corpi espressivi, un caleidoscopio di musiche dal vivo, recitazione su diversi registri, scenografie e luci funzionali, animazioni video originali e in perenne dialettica con la scena e soprattutto una danza che parla, quella di Michela Lucenti e del suo <em>ensemble<\/em> <strong>Balletto Civile<\/strong>. Un testo infarcito di elementi fantasmagorici e filosofici aveva in effetti bisogno della magia del teatro e dell&#8217;abbattimento della quarta parete per risultare coinvolgente e convincente. E le coreografie della Lucenti e gli stessi movimenti dei suoi muscoli comunicano tutta la polisemia che attraversa l&#8217;opera: eversione, poesia, denuncia sociale, tensioni, aneliti prendono letteralmente corpo in balli metamorfici che senza snobismo attingono a molteplici fonti, dal <em>popping <\/em>alla <em>dancefloor<\/em>, dalla <em>technodance<\/em> alle atmosfere del musical; danza contemporanea, insomma, estremamente eloquente e incisiva.<\/p>\n<p>Una ardita ma armonica contaminazione \u00e8 dunque la chiave della riuscita di questa missione a cui contribuisce in modo determinante l&#8217;apporto registico di Emanuele Conte astuto e abile nel selezionare e sintetizzare dal crogiuolo di tracce e filoni del romanzo due linee narrative su tutte: la paura della verit\u00e0 e il potere che diventa abuso e violenza. Il risultato \u00e8 un incantevole sgomento.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>di Michele Sciancalepore, fonte Avvenire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00c8 impresa ardua sintetizzare Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov. Gi\u00e0 la sua genesi fu complessa e faticoso il parto creativo: riscritto pi\u00f9 volte fra il 1928 e il 1940, pubblicato post-mortem tra il 1966 e il &#8217;67, ancora integrato e rieditato nel 2006. 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