{"id":2093,"date":"2018-03-29T16:37:18","date_gmt":"2018-03-29T14:37:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/?p=2093"},"modified":"2018-03-29T16:39:14","modified_gmt":"2018-03-29T14:39:14","slug":"per-ginetta-e-pino-il-teatro-e-casa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/2018\/03\/29\/per-ginetta-e-pino-il-teatro-e-casa\/","title":{"rendered":"Per Ginetta e Pino il teatro \u00e8 casa"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_2094\" aria-describedby=\"caption-attachment-2094\" style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/03\/Sur-les-bords-de-la-France.jpg\"><img class=\"wp-image-2094 size-full\" src=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/03\/Sur-les-bords-de-la-France.jpg\" alt=\"\" width=\"960\" height=\"639\" srcset=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/03\/Sur-les-bords-de-la-France.jpg 960w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/03\/Sur-les-bords-de-la-France-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/03\/Sur-les-bords-de-la-France-768x511.jpg 768w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/03\/Sur-les-bords-de-la-France-41x27.jpg 41w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/03\/Sur-les-bords-de-la-France-280x186.jpg 280w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/03\/Sur-les-bords-de-la-France-650x433.jpg 650w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-2094\" class=\"wp-caption-text\">Ginetta Maria Fino in scena<\/figcaption><\/figure>\n<p>Prendete un&#8217;ancestrale dose di estraneit\u00e0, aggiungete abbondanti manciate di tenacia contaminata con punte di testardaggine, spargete numerose foglie di memoria sempreverde, versate compatti e radicati grumi di passione teatrale e ingenti e invincibili porzioni di amore per l&#8217;umanit\u00e0, amalgamate e agitate il tutto per almeno 60 anni e avrete <strong>Ginetta Maria Fino<\/strong>. Se fosse un piatto sarebbe una pietanza pi\u00f9 unica che rara, di quelle che risvegliano antichi e mai dimenticati sapori e saperi di una volta, che suscitano emozioni sdilinquenti come la ratatouille che viene servita nel finale dell&#8217;omonimo famoso film di animazione.<\/p>\n<p>Ma in realt\u00e0 \u00e8 una donna, moglie, madre, artista che in effetti si d\u00e0 in pasto, perch\u00e9 dal 2007 viviseziona e condivide la sua vita portandola in ogni luogo che si presti alla magia del teatro, dal palcoscenico all&#8217;aula di una scuola, al focolare domestico. Tre giorni fa l&#8217;hanno ospitata i sempre schietti e accoglienti <strong>Paola Berselli<\/strong> e <strong>Stefano Pasquini<\/strong> del <strong>Teatro delle Ariette<\/strong> nella Valsamoggia, nel loro storico e prezioso laboratorio in aperta campagna bolognese. Lo spettacolo, ovviamente autobiografico, si intitolava in questo caso <em><strong>Sur les bords de la France<\/strong><\/em>, in sintesi la storia di una bimba nata in Francia da genitori irpini semianalfabeti ma umili e indefessi lavoratori che della terra, dell&#8217;agricoltura conoscevano ogni segreto al punto da far rinascere piante di tabacco date per spacciate. Cahors e il fiume Lot sono i territori gentili che questa numerosa famiglia meridionale accoglie con calore al punto che agli occhi della piccola &#8220;Ginette&#8221; dovettero apparire come un eden bucolico e delicato. Ma quel paradiso fu presto perduto e il 30 novembre del 1963 Ginette muore e rinasce all&#8217;anagrafe italiana come &#8220;Ginetta&#8221; quando con i suoi familiari diventa migrante di ritorno e conosce paradossalmente nella sua patria d&#8217;origine ostilit\u00e0, diffidenza e discriminazione. Da cittadini rispettati e perfettamente integrati che erano in Oltralpe divengono &#8220;marocchini&#8221;, come li appellavano a Pescarola nell&#8217;estrema periferia di Bologna. Ginetta si chiude per un anno in un mutismo assoluto, vive la condizione di straniera nel suo deserto di parole e ne esce aggrappandosi a due virt\u00f9 per lei assolute: lo studio (\u00abstudia che saprai sempre difenderti\u00bb, le ripeteva costantemente sua madre) e l&#8217;insopprimibile amore per l&#8217;umanit\u00e0 che le ha permesso di trarre insegnamento dalle umiliazioni e le ferite subite portandola a lottare per il valore della diversit\u00e0 e dell&#8217;integrazione.<\/p>\n<p>\u00c8 una storia semplice, ricca di dettagli concreti e commoventi anche se a volte il tratto poetico non viene portato a pieno compimento cos\u00ec come quello narrativo appare invece evidentemente formalizzato. Sono 60 minuti comunque di estrema verit\u00e0 spesso lacerante ma addolcita dalle musiche originali di Francesco Paolino e Stefania Megale che dal vivo si alternano all&#8217;organetto, al clarinetto, alla sega musicale e alla diamonica. Ma \u00e8 soprattutto un racconto che fa comprendere appieno quali erano le premesse educative e i talenti di una donna che dopo molti anni avrebbe dovuto affrontare la sua prova pi\u00f9 grande, la pi\u00f9 dolorosa, la croce pi\u00f9 pesante da sopportare. La memoria, il rispetto per la vita e l&#8217;amore per l&#8217;arte di Dioniso sono ingredienti infatti che hanno attraversato e reso sapida s\u00ec tutta l&#8217;esistenza di Ginetta ma che hanno trovato la loro pi\u00f9 esaltante collocazione nella tragica e incredibile vicenda vissuta con suo marito Giuseppe Mainieri, detto &#8220;Pino&#8221;. Sono le 17.30 del 6 febbraio 1996 quando la loro vita e carriera di giovani artisti attivissimi nel teatro di impegno civile viene drasticamente sconvolta da un evento traumatico. Lui, Pino, ha un incidente con la moto, terribile trauma cranioencefalico, coma profondo, la diagnosi \u00e8 spietata: decesso imminente. Ma lei, Ginetta, non ci sta, non si arrende e va contro tutto e tutti, persino contro l&#8217;inoppugnabile logica della medicina e della scienza: \u00abSuo marito ha il cervello spappolato\u00bb le viene anche brutalmente detto. Lei comunque non accetta la morte cerebrale del marito e la sua caparbiet\u00e0 le d\u00e0 ragione. Pino esce dal coma. Ma sarebbe destinato a una vita vegetativa se lei, sempre andando contro tutto e tutti, non decidesse di portarselo a casa per vivere 11 anni di calvario. Perch\u00e9 non esistono risvegli miracolosi, la stessa parola \u00e8 fuorviante in quanto non si verifica mai un passaggio immediato e repentino da uno stato di totale incoscienza al pieno recupero delle proprie facolt\u00e0. Esiste solo un percorso lento, faticoso, doloroso di cura e premura assidue che richiede presenza costante e rischia di annichilire forze, energie e speranze. Ma Ginetta non molla e a chi considerava illogica e assurda la sua abnegazione ripeteva sempre: \u00abUna persona non \u00e8 come una scarpa che quando non funziona pi\u00f9 la butti via!\u00bb.<\/p>\n<p>Una sorta di Via Crucis la sua, durante la quale Ginetta impara a rianimare e a riamare Pino che era diventata un&#8217;altra persona con i suoi handicap evidenti: \u00abHo lottato contro sorella morte e abbiamo vinto entrambe &#8211; ci svela in modo spiazzante &#8211; perch\u00e9 il Pino di prima non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, \u00e8 morto e ho dovuto riscoprire l&#8217;amore per un nuovo Pino\u00bb. E a suggello di questa incredibile esperienza cita i versi finali di una sua poesia: \u00abIcona di quello che fosti, feticcio onnipresente, t&#8217;amo\u00bb. Ma anche questo calvario ha avuto la sua sorprendente e vitale resurrezione. Ginetta e Pino da 11 anni sono tornati a rivivere anche sul palcoscenico portando la loro straordinaria testimonianza attraverso uno spettacolo &#8211; fusione di vita e teatro &#8211; grazie al quale a ogni rappresentazione Pino recupera un tassello per la sua memoria tutta da ricostruire. Emblematico il titolo: Non mi ricordo. Ma indimenticabile \u00e8 la loro storia, tutta racchiusa in tre sole parole: &#8220;Amor vincit omnia&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>di Michele Sciancalepore, fonte Avvenire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Prendete un&#8217;ancestrale dose di estraneit\u00e0, aggiungete abbondanti manciate di tenacia contaminata con punte di testardaggine, spargete numerose foglie di memoria sempreverde, versate compatti e radicati grumi di passione teatrale e ingenti e invincibili porzioni di amore per l&#8217;umanit\u00e0, amalgamate e agitate il tutto per almeno 60 anni e avrete Ginetta Maria Fino. 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