{"id":2117,"date":"2018-04-11T17:15:29","date_gmt":"2018-04-11T15:15:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/?p=2117"},"modified":"2018-04-11T17:17:59","modified_gmt":"2018-04-11T15:17:59","slug":"i-nuovi-del-teatro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/2018\/04\/11\/i-nuovi-del-teatro\/","title":{"rendered":"I NUOVI del teatro"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_2119\" aria-describedby=\"caption-attachment-2119\" style=\"width: 640px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/04\/1-LOW-Mandragola-ph.-Filippo-Manzini.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-2119\" src=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/04\/1-LOW-Mandragola-ph.-Filippo-Manzini-1024x683.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"427\" srcset=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/04\/1-LOW-Mandragola-ph.-Filippo-Manzini-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/04\/1-LOW-Mandragola-ph.-Filippo-Manzini-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/04\/1-LOW-Mandragola-ph.-Filippo-Manzini-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/04\/1-LOW-Mandragola-ph.-Filippo-Manzini-41x27.jpg 41w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/04\/1-LOW-Mandragola-ph.-Filippo-Manzini-280x187.jpg 280w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/04\/1-LOW-Mandragola-ph.-Filippo-Manzini-650x433.jpg 650w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/04\/1-LOW-Mandragola-ph.-Filippo-Manzini.jpg 1500w\" sizes=\"(max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-2119\" class=\"wp-caption-text\">I giovani attori de &#8220;I Nuovi&#8221;, al debutto al Niccolini di Firenze nella &#8220;Mandragola&#8221; di Machiavelli.<\/figcaption><\/figure>\n<p>Uno stupefacente ossimoro. Uno straordinario strappo alla regola. In un paese afflitto da senilit\u00e0 nella direzione degli apparati e nell&#8217;attaccamento alle poltrone, da vetuste gerarchie nei poteri decisionali e da pervicaci radicamenti nel controllo della sala dei bottoni, insomma in quello che evidentemente \u00abnon \u00e8 un paese per giovani\u00bb, a Firenze, in via Ricasoli 3, la <strong>Fondazione Teatro Toscana<\/strong> ha spiazzato tutti e ha creato una magnifica eccezione affidando la gestione del pi\u00f9 antico teatro della citt\u00e0, lo storico, barocco Niccolini, a <strong>sedici attori<\/strong>, quasi tutti neodiplomati della &#8220;Scuola Orazio Costa&#8221;, ma tutti rigorosamente under 30. E soprattutto tutti impegnati a far tutto e a gestire ogni aspetto della complessa macchina teatrale: dalla direzione artistica all&#8217;amministrazione, dalla tecnica alla pulizia, dall&#8217;ufficio stampa alla maschera in sala. Non vi \u00e8 differenza di ruoli, n\u00e9 struttura piramidale, bens\u00ec una pura piattaforma democratica in cui, come ci confessano &#8220;<strong>I Nuovi<\/strong>&#8220;, cos\u00ec si sono denominati questi giovanissimi ed entusiasti artisti, si sacrifica la celerit\u00e0 e il piglio decisionale di una figura di leader sull&#8217;altare della pi\u00f9 faticosa e lenta collegialit\u00e0. Ma quando la scelta viene finalmente partorita, quasi all&#8217;unanimit\u00e0, la soddisfazione, la consapevolezza e il senso di responsabilit\u00e0 sono garantiti, ci dicono in coro. Insomma una sorta di Repubblica platonica o un&#8217;Utopia di Thomas More, ma con una effettiva concretezza anche in termini prettamente economici: a ognuno degli attori coinvolti infatti viene corrisposta una borsa di studio mensile per tre anni e le imprese del territorio sono vivamente invitate a investire in questo progetto che pu\u00f2 portare effettivi benefici pecuniari.<\/p>\n<p>In pratica l&#8217;appello \u00e8: &#8220;adotta&#8221; un giovane attore perch\u00e9 potrai godere dei recenti vantaggi fiscali. Non manca poi come in tutti i microcosmi organizzati anche un cartello-manifesto: Per un attore artigiano di una tradizione vivente. Sei rigorosi punti in cui, oltre a esplicitare la parit\u00e0 dei ruoli, l&#8217;autogestione nella realizzazione di costumi, scene e apparati, il primato del teatro di parola attraverso la lingua e la letteratura italiana, si pone in evidenza il rapporto fra i &#8220;giovani e i maestri&#8221;. Ed \u00e8 qui che l&#8217;ossimoro citato in apertura acquista ulteriore valenza e trova la sua pi\u00f9 eclatante ragion d&#8217;essere. \u00c8 cos\u00ec che i due estremi, l&#8217;antico e il contemporaneo, la verde speranza e la saggia esperienza, l&#8217;under 30 e l&#8217;over 60, si incontrano in un reciproco e proficuo scambio.<\/p>\n<p>Sono &#8220;Nuovi&#8221;, pertanto, ma non presuntuosi, n\u00e9 tantomeno sprovveduti questi ragazzi desiderosi di farsi guidare sulla scena da sapienti artisti del calibro di <strong>Gianfelice Imparato<\/strong>, <strong>Glauco Mauri<\/strong>, <strong>Andr\u00e9e Ruth Shammah<\/strong>,<strong> Beppe Navello<\/strong> e <strong>Marco Balian<\/strong>i. Ed \u00e8 proprio quest&#8217; ultimo, il mito del teatro di narrazione, che con il suo epico Kohlhaas cavalc\u00f2 \u00abin groppa a una sedia\u00bb, ma anche il grande orchestratore di spettacoli corali, che sar\u00e0 il primo a portarli sulle tavole del Niccolini da oggi fino al 22 aprile con la commedia pi\u00f9 pungente e spietata del Rinascimento italiano: <strong><em>La Mandragola<\/em><\/strong> di Niccol\u00f2 Machiavelli. Un mese di prove, con esercitazioni prima di tipo relazionale: \u00abQuando lavoro con gli attori &#8211; ci svela Baliani &#8211; il primo problema \u00e8 riuscire a fargli sentire l&#8217;urgenza di porsi domande su ci\u00f2 che li circonda. Molta parte del tempo viene impiegato a far s\u00ec che riaprano i sensi\u00bb. Poi un fiume di improvvisazioni corporee sui temi enucleati dalla commedia in questione: la lussuria, l&#8217;avidit\u00e0 di denaro e di potere, la truffa, la subdola persuasione, lo scaltro compromesso. Sperimentazioni e ricerche fisiche che hanno dato luogo in scena a contrappunti mimici e coreografici illuminanti, uno degli aspetti pi\u00f9 convincenti dell&#8217;allestimento.<\/p>\n<p>A seguire un intenso lavoro sulla parola tradita e &#8220;tr\u00e0dita&#8221;, ovvero traghettata alle nostre contemporanee orecchie epurata da riferimenti lessicali datati, ma senza perdere l&#8217;originale vis verbale. Per giungere naturalmente alla presa dei personaggi. E qui casca il &#8220;nuovo&#8221;: \u00abLa loro difficolt\u00e0 maggiore, come del resto di tutti quelli che si affacciano al teatro &#8211; spiega Baliani &#8211; \u00e8 di riuscire a fissare l&#8217;intuizione o la giusta chiave trovata qualche istante prima e che puntualmente gli sfugge dalle mani\u00bb. Ma soprattutto la montagna pi\u00f9 alta da scalare \u00e8, ne siamo stati testimoni diretti a poche ore dal debutto, l&#8217;apprendimento della gestione del tempo e dell&#8217;ascolto che per l&#8217;attore \u00e8 basilare ed \u00e8 un problema anche di natura sociologica: \u00abQueste nuove generazioni sono sempre meno capaci di rispettare il vuoto e il silenzio &#8211; ammette il regista &#8211; e ormai la loro comunicazione \u00e8 altra e molto pi\u00f9 frenetica rispetto alla nostra. L&#8217;interprete, invece, vive pause piene di attesa, una quiete attiva, come il riposo di un felino\u00bb.<\/p>\n<p>Ma bisogna anche riconoscere che &#8220;I Nuovi&#8221; si rialzano subito e, divisi in due squadre, si alternano nella messinscena dimostrando fervente passione, grande coesione e discreta presenza scenica. Certo, alcune acerbit\u00e0 sono evidenti ma la coerenza dello sviluppo drammaturgico, tra i pi\u00f9 articolati del rinascimento, viene rispettata grazie anche a soluzioni registiche tanto semplici quanto incisive. E non \u00e8 cosa da poco visti gli infingimenti, mascheramenti, raggiri, inganni e tradimenti che innervano l&#8217;intreccio della <em>Mandragola<\/em>, definita spesso impropriamente una \u00abbeffa erotica dal sapore boccaccesco\u00bb; in realt\u00e0, a 500 anni dalla sua creazione, \u00e8 piuttosto una sorta di profezia sugli odierni edonismi, arrivismi, opportunismi o una feroce, lucida e chirurgica, pi\u00f9 che beffarda, disamina sulle oscurit\u00e0 dell&#8217;animo umano. E non inganni il prologo volutamente ironico che accenna a \u00abvan pensieri fare el suo tristo tempo pi\u00f9 suave\u00bb. Non c&#8217;\u00e8 nulla di leggiadro, \u00e8 un buco nero densissimo e impietoso di esistenze possedute ognuna dal suo personale demone, dall&#8217;infoiato amante Callimaco, alla ruffiana Sostrata, madre della bella Lucrezia la cui virt\u00f9 viene piegata e alienata alla fine dalla stoltezza del marito Nicia, dalla scaltrezza di Ligurio e dalla cupidigia di un &#8220;frate mal vissuto&#8221;. Non \u00e8 un caso che il regista Baliani apra e chiuda la sua <em>Mandragola<\/em> con due situazioni immaginifiche geniali, quasi due istantanee che non sveliamo ma che immortalano profondamente l&#8217;amara cupezza che si cela dietro l&#8217;apparente leggerezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>di Michele Sciancalepore, fonte Avvenire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Uno stupefacente ossimoro. Uno straordinario strappo alla regola. 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