{"id":2168,"date":"2018-04-27T11:35:14","date_gmt":"2018-04-27T09:35:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/?p=2168"},"modified":"2018-04-27T11:35:14","modified_gmt":"2018-04-27T09:35:14","slug":"sul-1984-di-lenton-si-proietta-il-presente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/2018\/04\/27\/sul-1984-di-lenton-si-proietta-il-presente\/","title":{"rendered":"Sul \u201c1984\u201d di Lenton si proietta il presente"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_2171\" aria-describedby=\"caption-attachment-2171\" style=\"width: 640px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/04\/02_180406_guido_mencari_modena_matthew_lenton_1984-2419_WEB.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-2171\" src=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/04\/02_180406_guido_mencari_modena_matthew_lenton_1984-2419_WEB-1024x683.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"427\" srcset=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/04\/02_180406_guido_mencari_modena_matthew_lenton_1984-2419_WEB-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/04\/02_180406_guido_mencari_modena_matthew_lenton_1984-2419_WEB-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/04\/02_180406_guido_mencari_modena_matthew_lenton_1984-2419_WEB-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/04\/02_180406_guido_mencari_modena_matthew_lenton_1984-2419_WEB-41x27.jpg 41w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/04\/02_180406_guido_mencari_modena_matthew_lenton_1984-2419_WEB-280x187.jpg 280w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/04\/02_180406_guido_mencari_modena_matthew_lenton_1984-2419_WEB-650x433.jpg 650w\" sizes=\"(max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-2171\" class=\"wp-caption-text\">Una scena di &#8220;1984&#8221; regia di Matthew Lenton<\/figcaption><\/figure>\n<p>MODENA La data \u00e8 l&#8217;unica cosa sbagliata: 1984. Tutto il resto \u00e8 terribilmente vero. Di na\u00efve c&#8217;\u00e8 solo il giochetto infantile dell&#8217;inversione delle ultime due cifre dell&#8217;anno in cui \u00e8 stato scritto: 1948. Tutte le altre intuizioni si sono rivelate calzanti e la mente profetica di George Orwell \u00e8 stata in grado, col suo romanzo <strong><em>1984<\/em><\/strong>, di preconizzare quella ragnatela viscosa, quell&#8217;impalpabile &#8220;web&#8221; invisibile in apparenza ma che oggi, nel 2018, ne condiziona e indirizza comportamenti, scelte, abitudini. Basta una sola espressione a testimoniare la potenza premonitrice dell&#8217;opera dello scrittore britannico: &#8220;il Grande Fratello&#8221;. Quello che per molti \u00e8 solo il titolo del famigerato show televisivo a uso e consumo di menti voyeuristiche era, nella societ\u00e0 totalitaria prefigurata da Orwell, l&#8217;occhio che tutto osservava (o l&#8217;orecchio &#8220;Echelon&#8221; che tutto ascoltava come ci fu svelato alla fine degli anni &#8217;90), quella presenza dittatoriale immanente e onnisciente, infallibile e ubiqua, quel totem da adorare che tutto controllava in un regime dal pensiero unico e inconfutabile. \u00abSi doveva vivere sapendo che qualunque rumore o gesto poteva essere ascoltato o scrutato\u00bb, cos\u00ec si legge in 1984. E nel 2018 si vive facendo finta di non sapere che ogni nostro movimento in rete economico, relazionale e persino emotivo viene tracciato, studiato e sfruttato, salvo poi indignarsi di fronte all&#8217;abuso dei dati, la violazione sistematica della privacy e la manipolazione delle informazioni di una qualunque Cambridge Analytica. E gli inquietanti parallelismi e le sconvolgenti aderenze fra la finzione letteraria di 70 anni fa e la realt\u00e0 contemporanea non finiscono qui: il leader Grande Fratello dello stato assolutistico &#8220;Oceania&#8221; di allora si incarna virtualmente oggi nel potere tirannico dei social media, la &#8220;psico-polizia&#8221; che esercitava il terrore nel mondo distopico orwelliano si traduce nell&#8217;odierna psicosi collettiva che spesso si scatena nelle comunit\u00e0 virtuali annichilendo buon senso e dignit\u00e0.<\/p>\n<p>Date queste premesse si potrebbe dire che l&#8217;<strong>Emilia Romagna Teatro<\/strong>, affidando a <strong>Matthew Lenton<\/strong>, pluripremiato regista britannico, l&#8217;adattamento teatrale del romanzo di Orwell, abbia voluto vincere facile. La sconcertante attualit\u00e0 del lavoro \u00e8 lapalissiana, il fascino pervasivo delle problematiche inerenti alle nostre attivit\u00e0 virtuali \u00e8 altrettanto innegabile. Prova ne sono le code al botteghino del <strong>Teatro delle Passioni di Modena<\/strong> che fino a domenica non ha potuto esaudire tutte le richieste per uno spettacolo che comunque godr\u00e0 di una tourn\u00e9e autunnale. Ci\u00f2 nonostante il rischio di banalizzazione poteva essere in agguato, ma \u00e8 stato totalmente fugato grazie alla regia di Lenton il quale, come gi\u00e0 in <em>Interiors<\/em> anni orsono, riesce a creare una assoluta empatia fra palco e platea. Il testo, frutto di un accurato lavoro di enucleazione dei nodi cruciali, viene perfettamente agito da interpreti impeccabili nel tradurre alienazioni, tensioni, terrori e utopiche reazioni. Un magistrale disegno luci scandisce chiaramente salti spaziali e temporali e gli interventi sonori enfatizzano con efficacia l&#8217;atmosfera thriller che pervade lo spettacolo che diventa agghiacciante, in bilico fra un orrore esplicitato e suggerito, nella scena della tortura del ribelle Winston Smith.<\/p>\n<p>Unico neo il finto dibattito iniziale, una sorta di prologo in stile conversativo a voler per forza esternare le attuali declinazioni che scaturiscono dal romanzo. Inutile. Che la cosa ci riguarda e ci coinvolge terribilmente lo si percepisce durante tutto l&#8217;allestimento e ancor pi\u00f9 nell&#8217;incisivo finale in cui viene ammutolito il narratore esterno, una superlativa <strong>Nicole Guerzoni<\/strong>, che ci aveva guidato come Virgilio in questo infernale incubo. Il faro della coscienza \u00e8 spento, la libert\u00e0 della parola \u00e8 perduta, non ci resta che la schiavit\u00f9 digitale. Unica via d&#8217;uscita fare l&#8217;animale &#8220;asocial&#8221; come Matthew Lenton che vive senza Facebook, senza Twitter, senza smartphone. Ma \u00e8 una soluzione fuori dal teatro, nella vita vera, mera utopia.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>di Michele Sciancalepore, fonte Avvenire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"MODENA La data \u00e8 l&#8217;unica cosa sbagliata: 1984. Tutto il resto \u00e8 terribilmente vero. Di na\u00efve c&#8217;\u00e8 solo il giochetto infantile dell&#8217;inversione delle ultime due cifre dell&#8217;anno in cui \u00e8 stato scritto: 1948. 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