{"id":2470,"date":"2018-10-23T12:18:01","date_gmt":"2018-10-23T10:18:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/?p=2470"},"modified":"2018-10-23T12:18:01","modified_gmt":"2018-10-23T10:18:01","slug":"enia-e-delle-morti-in-mare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/2018\/10\/23\/enia-e-delle-morti-in-mare\/","title":{"rendered":"ENIA e delle morti in mare"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/10\/Davide-Enia_-foto-di-futura_tittaferrante-2170-5.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-2471\" src=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/10\/Davide-Enia_-foto-di-futura_tittaferrante-2170-5-1024x683.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"427\" srcset=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/10\/Davide-Enia_-foto-di-futura_tittaferrante-2170-5-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/10\/Davide-Enia_-foto-di-futura_tittaferrante-2170-5-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/10\/Davide-Enia_-foto-di-futura_tittaferrante-2170-5-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/10\/Davide-Enia_-foto-di-futura_tittaferrante-2170-5-41x27.jpg 41w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/10\/Davide-Enia_-foto-di-futura_tittaferrante-2170-5-280x187.jpg 280w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/10\/Davide-Enia_-foto-di-futura_tittaferrante-2170-5-650x433.jpg 650w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/10\/Davide-Enia_-foto-di-futura_tittaferrante-2170-5.jpg 1080w\" sizes=\"(max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Davide Enia in una scena de &#8220;L&#8217;abisso&#8221;<\/p>\n<p>ROMA Una parola che si fa carne. Concreta, viva, insostituibile, necessaria. \u00c8 l&#8217;unica possibilit\u00e0 per tentare di scandagliare le profondit\u00e0 di un&#8217;abissale tragedia e le voragini dell&#8217;animo umano che la deve fronteggiare. Lo sa bene <strong>Davide Enia<\/strong>, il drammaturgo, attore, narratore palermitano cresciuto alla scuola del cunto di <strong>Mimmo Cuticchio<\/strong> e che, sin dai tempi del suo spettacolo di culto <em>Italia-Brasile 3 a 2<\/em>, fa attraversare il verbo su ogni fibra del suo corpo. Stavolta per\u00f2 si tratta davvero di un <em>Verbo caro factum est<\/em> perch\u00e9 protagonisti della sua narrazione, <em><strong>L&#8217;abisso<\/strong><\/em>, in scena al <strong>Teatro India di Roma<\/strong> fino al 28 ottobre, sono i Ges\u00f9 di oggi, gli stranieri in cerca di accoglienza, i naufraghi con il loro disumano calvario, il loro indicibile strazio, la loro atroce &#8220;Passio&#8221;. Deuteragonisti di questi settantacinque minuti i lampedusani come Paola e Melo, la coppia che, superata l&#8217;istintiva paura del &#8220;chiudiamoci dentro&#8221; di fronte al primo inaspettato sbarco notturno, si armano di torce elettriche e strappano corpi esanimi alle onde del mare, li rianimano, li riscaldano, li sfamano. O come Vincenzo, il custode del camposanto memoria vivente del culto millenario dei morti, che di ogni corpo si prende cura lavandolo, profumandolo, restituendo la dignit\u00e0 perduta a quelle identit\u00e0 smarrite e irrecuperabili.<\/p>\n<p>E ad aprire e chiudere il racconto di Davide Enia, che a Lampedusa ha trascorso un anno per incontrare, intervistare, assistere agli sbarchi, conoscere e vivere sulla sua pelle e dentro il suo cuore un suo personale vertiginoso e quasi ineffabile naufragio, c&#8217;\u00e8 il &#8220;rescue swimmer&#8221;. \u00c8 un eroe ignoto, dietro le quinte, non sotto i riflettori della scena, fuori da risonanze mediatiche. \u00c8 il sommozzatore che sulla motovedetta calza muta arancione e si tuffa senza tentennamenti durante le operazioni di soccorso. \u00c8 enorme, come lo stesso Enia sottolinea pi\u00f9 volte, con un fisico addestrato da speciali e massacranti allenamenti a sopportare fino all&#8217; estremo e allo stremo le avversit\u00e0 marine e psichiche: \u00abNoi sommozzatori siamo abituati alla morte in mare si muore. Un calcolo sbagliato e si muore. Basta pretendere troppo da s\u00e9 e si muore. Sott&#8217;acqua la morte ci \u00e8 compagna, sempre\u00bb. Ma la vita \u00e8 l&#8217;altra ossessione del gigante del salvataggio; quella dei naufraghi che non ha colore, etnia, religione perch\u00e9 ogni vita \u00e8 sacra: \u00abSi aiuta chi ha bisogno, \u00e8 la legge del mare. Stop\u00bb. \u00c8 pi\u00f9 di un mantra &#8211; racconta l&#8217;affabulatore palermitano -, \u00e8 un atto di devozione. Non \u00e8 di sinistra il &#8220;<strong>rescue swimmer<\/strong>&#8220;, intervistato da Enia a patto di non registrare nulla, anzi la sua famiglia era monarchica, lui addirittura fascista, ma la sua missione va al di l\u00e0 della fazione politica, lo scopo della sua esistenza \u00e8 salvare vite. Di drammi ne ha vissuti tanti, come quando ha dovuto scegliere fra tre persone che stavano andando a fondo a cinque metri da lui e una madre e un bambino che affogavano un po&#8217; pi\u00f9 distanti. Tre vite sono pi\u00f9 di due. La cruda e arida matematica gli impose l&#8217;azione da intraprendere, ma la ferita se la porta ancora dentro. \u00abUn San Sebastiano trafitto da scelte lancinanti\u00bb lo definisce non a caso Enia.<\/p>\n<p>La sconvolgente confessione del sommozzatore d\u00e0 l&#8217;avvio in realt\u00e0 a un viaggio fatto di rivelazioni tremende, a tratti impossibili da elaborare: si va dagli svelamenti dei pescatori esausti e rassegnati nel tirare su le reti ricche di frutti del mare e dei resti della disperazione umana. Ogni volta assieme al pescato c&#8217;\u00e8 un cadavere di uomo, donna o &#8220;picciriddu&#8221;. Ogni volta il fermo di un mese della barca. Si rivela anche la ragione dell&#8217;abbondanza di spigole: \u00abSai di cosa si nutrono?&#8230; Ecco\u00bb. Enia riporta e rivive il racconto nevrotico e sincopato dell&#8217;anatomopatologo sconvolto dalla deformit\u00e0 dei resti dei naufraghi, quello delle donne con gli organi sessuali bruciati perch\u00e9 costrette a stare sedute in basso al centro del gommone dove ristagna una miscela di nafta, acqua marina e urina, quello degli stupri quotidiani che subiscono ogni giorno fino allo sbarco.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 proprio la crudezza e la disumanit\u00e0 dei fatti che impone al narratore asciuttezza nei toni e controllo assoluto delle corde emotive pur senza tradire il calore di una intima condivisione. Non mancano gli antichi canti dei pescatori, le tirate ritmiche del cunto palermitano per arrivare nel finale a declamare una sorta di decalogo del &#8220;rescue swimmer&#8221;; un vademecum preciso, meticoloso, dettagliato e funzionale allo scopo primario e alla priorit\u00e0 assoluta: come salvare, salvaguardarsi e rinforzare la devozione alla vita. Si concede infine Enia un messaggio sulla questione migranti che volutamente lascia implicito affidandosi al mito di Europa, profuga ante litteram, in quanto la giovane figlia del re di Tiro dalla Fenicia sul dorso di un toro bianco attravers\u00f2 il mare fino a raggiungere Creta. \u00c8, quindi, <em>L&#8217;abisso<\/em> di Enia un autentico &#8220;naufragar&#8221;, di certo non dolce, bens\u00ec asperrimo ma necessario come questo teatro.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>di Michele Sciancalepore, fonte Avvenire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Davide Enia in una scena de &#8220;L&#8217;abisso&#8221; ROMA Una parola che si fa carne. Concreta, viva, insostituibile, necessaria. \u00c8 l&#8217;unica possibilit\u00e0 per tentare di scandagliare le profondit\u00e0 di un&#8217;abissale tragedia e le voragini dell&#8217;animo umano che la deve fronteggiare. 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