{"id":2596,"date":"2018-12-06T16:55:26","date_gmt":"2018-12-06T15:55:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/?p=2596"},"modified":"2018-12-06T17:17:02","modified_gmt":"2018-12-06T16:17:02","slug":"lohle-e-nafrat-in-scena-le-invasioni-barbariche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/2018\/12\/06\/lohle-e-nafrat-in-scena-le-invasioni-barbariche\/","title":{"rendered":"L\u00f6hle e Nafrat, in scena le invasioni &#8220;barbariche&#8221;"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_2603\" aria-describedby=\"caption-attachment-2603\" style=\"width: 367px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/12\/noi-non-siamo-barbari.jpg\"><img class=\"size-full wp-image-2603\" src=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/12\/noi-non-siamo-barbari.jpg\" alt=\"\" width=\"367\" height=\"334\" srcset=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/12\/noi-non-siamo-barbari.jpg 367w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/12\/noi-non-siamo-barbari-300x273.jpg 300w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/12\/noi-non-siamo-barbari-30x27.jpg 30w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2018\/12\/noi-non-siamo-barbari-280x255.jpg 280w\" sizes=\"(max-width: 367px) 100vw, 367px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-2603\" class=\"wp-caption-text\">Il cast dello spettacolo teatrale &#8220;Noi non siamo barbari&#8221;.<\/figcaption><\/figure>\n<p>Dalla Magna Grecia all\u2019alta pianura padana, dall\u2019acroterio d\u2019Italia, come la defin\u00ec Tucidide, alla &#8220;Leonessa d\u2019Italia&#8221;, in memoria dei dieci giorni di resistenza risorgimentale contro gli austriaci nel 1849. Insomma da Reggio Calabria a Brescia, dalla settima edizione della rassegna &#8220;<strong>Miti Contemporanei<\/strong>&#8221; alla decima del &#8220;<strong>Wonderland festival<\/strong>&#8220;. La latitudine \u00e8 diversa, ma il tema non cambia. Il &#8220;vulnus&#8221;, la ferita, \u00e8 sempre la stessa. Ed \u00e8 la pi\u00f9 controversa, la pi\u00f9 lacerante, la pi\u00f9 dibattuta dei giorni nostri: i flussi migratori con il loro portato di dolori e questioni. Accoglienza o respingimento? Apertura o paura? Opportunit\u00e0 o pericolo? Dilemmi che attraversano <strong><em>Noi non siamo barbari<\/em><\/strong>, uno degli spettacoli di punta presentato all&#8217;interno del resiliente e dinamico festival calabrese. Il testo dell\u2019autore contemporaneo tedesco <strong>Philipp L\u00f6hle<\/strong> \u00e8 tutt&#8217;altro che un chiacchiericcio incomprensibile se vogliamo riferirci al significato del termine &#8220;barbaro&#8221; attribuito dagli antichi greci agli stranieri che fuori dai confini dell\u2019Ellade blateravano idiomi per loro balbettanti e incomprensibili.<\/p>\n<p>\u00c8 invece un concentrato densissimo e chiarissimo di dissertazioni problematiche con cui si scontrano due coppie &#8220;normali&#8221;. Da un lato Mario e Barbara, che davanti al pi\u00f9 classico dei &#8220;metti una sera un migrante&#8221; non si scompongono, attuano tutti i principi della solidariet\u00e0, della disponibilit\u00e0, condivisione ed empatia con lo straniero che bisognoso, impaurito, infreddolito, dal nome ambiguo e mai compreso, &#8220;sbarca&#8221; e bussa una sera all&#8217;improvviso a casa loro ricevendo repentina, quasi incosciente ospitalit\u00e0 ammantata di pusillanime premura e venata da uno stucchevole fascino per l\u2019esotico. In mai velata contrapposizione si stagliano i vicini di casa Linda e Paul, sgomenti per cotanta incondizionata accoglienza, sbigottiti da una benevolenza cos\u00ec na\u00efve e a un passo dalla dabbenaggine, paladini del \u00abdove andremo a finire\u00bb, \u00abnon \u00e8 mica l\u2019unico a star male\u00bb, \u00abil nostro paese \u00e8 un grande self-service per loro\u00bb, \u00ab\u00e8 la coscienza sporca occidentale che spinge a donare senza remore\u00bb. Detto cos\u00ec sembrerebbe che non ci sia partita e che la spontanea generosit\u00e0 dei primi due coniugi contrapposta alla palese ostilit\u00e0 della seconda coppia debba riscuotere scontata adesione. Fortunatamente non \u00e8 cos\u00ec; lo sviluppo dialettico \u00e8 molto pi\u00f9 sottile e spiazzante e l\u2019intreccio drammaturgico si tinge di noir con l\u2019imprevisto coup de th\u00e9atre: l\u2019accogliente Barbara viene uccisa, lo straniero accusato di omicidio e il finale rester\u00e0 ambiguamente irrisolto. Ma il fascino della pi\u00e8ce poggia su ben altro. All\u2019interno infatti di una dialettica serrata, in cui le due argomentazioni duellano acerbamente, si fa strada la vera e per nulla banale idea del drammaturgo teutonico: non ci sono tesi vincenti se l\u2019essere \u00e8 stato soppiantato dall\u2019avere e qualunque propensione all\u2019apertura dei confini o alla difesa dei recinti si riveler\u00e0 vacuo luogo comune, sterile stereotipo, un vuoto simulacro se non ci sono anime ma solo ectoplasmi che si appassionano davanti a un display al plasma, identit\u00e0 infiacchite e svilite e quindi incapaci di confrontarsi e dialogare autenticamente con la nuova inarrestabile realt\u00e0. Assunti profondi ottimamente interpretati e incarnati dai quattro protagonisti (<strong>Filippo Gessi<\/strong>, <strong>Saverio Tavano<\/strong>, <strong>Teresa Timpano<\/strong>, anche direttrice artistica del festival, e <strong>Stefania Ugomari di Blas<\/strong>) e dalla regia di <strong>Andrea Collavino<\/strong> che argutamente opta per un impianto scenico simbolico, evocativo e minimalista.<\/p>\n<p>Da verbosi conflitti verbali a violenti scontri carnali, dal fiume di parole di <em>Noi non siamo barbari<\/em> all\u2019ondata di fisicit\u00e0 di <strong><em>Nafrat. El viatge de la vergonya<\/em><\/strong>. Dalla Spagna, in particolare dalla Catalogna, \u00e8 giunto a Brescia in prima nazionale per il poliedrico &#8220;Festival Wonderland&#8221; il classico evento che attira lo spettatore in cerca di forti emozioni e che possiede tutti i crismi della straordinariet\u00e0: &#8220;\u00e8 site specific&#8221; ovvero studiato per una specifica location, molto itinerante e dichiaratamente non adatto ai minori di 16 anni, ai cardiopatici e ai claustrofobici. Ma non si tratta di un viaggio in una adrenalinica e ludica casa degli orrori bens\u00ec un affondo emotivo, un\u2019esperienza vibrante ideata dai tre performer catalani di <strong>Nafrat Collectif<\/strong> che per questo loro primo progetto si sono ispirati a un fatto di cronaca dell\u2019agosto 2015 quando in un\u2019autostrada fra l\u2019Ungheria e l\u2019Austria fu ritrovato un camion abbandonato con dentro i corpi di rifugiati asfissiati. Uno dei tanti disumani e vergognosi episodi che dovrebbero indignare il genere umano. Uno dei tanti drammi di questi viaggi della disperazione che dovrebbero aprire ferite e suscitare disprezzo.<\/p>\n<p>Piaga e odio \u00e8 infatti il duplice significato del termine &#8220;nafrat&#8221; che indica per di pi\u00f9 anche il nome con cui vengono chiamati i rifugiati che si propongono di fare da intermediari con la mafia per organizzare gli spostamenti degli altri clandestini. Tragedie gi\u00e0 abbondantemente viste ma, proprio perch\u00e9 ormai scivola tutto verso l\u2019indifferenza e non trova pi\u00f9 risonanza e spazio nei media iberici, il Nafrat Collectif ha deciso di proporre a 25 spettatori alla volta di vivere in prima persona l\u2019odissea di una fuga disperata seppur ovviamente simulata. Dopo un cammino in uno spazio all\u2019aperto si viene prelevati e fatti salire sul tir e l\u00ec inizia il viaggio in lungo e in largo all\u2019interno di un ampio desolato parcheggio. In 45 minuti si susseguono urla, tensioni, spintoni, buio, spari, verosimili confessioni e drammatiche azioni, tutti elementi amalgamati, incisivi e credibili come i filmati proposti durante il viaggio con le scarne e crude testimonianze di migranti che svelano i dettagli aberranti dei loro viaggi, quelli s\u00ec veri. Resta per\u00f2 lodevole il pensiero che il gruppo spagnolo riesce a insinuare in chi partecipa a questa micro fittizia peripezia: anche noi possiamo diventare &#8220;barbari&#8221;, stranieri senza pi\u00f9 patria o incivili senza pi\u00f9 valori.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>di Michele Sciancalepore, fonte Avvenire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Dalla Magna Grecia all\u2019alta pianura padana, dall\u2019acroterio d\u2019Italia, come la defin\u00ec Tucidide, alla &#8220;Leonessa d\u2019Italia&#8221;, in memoria dei dieci giorni di resistenza risorgimentale contro gli austriaci nel 1849. 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