{"id":2836,"date":"2019-03-19T18:44:08","date_gmt":"2019-03-19T17:44:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/?p=2836"},"modified":"2019-03-19T18:44:44","modified_gmt":"2019-03-19T17:44:44","slug":"lavia-lultimo-dei-nostri-giganti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/2019\/03\/19\/lavia-lultimo-dei-nostri-giganti\/","title":{"rendered":"Lavia, l&#8217;ultimo dei nostri &#8220;Giganti&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2019\/03\/I-giganti-della-montagna-Gabriele-Lavia-_-ph.-Tommaso-Le-Pera-MEDIA-kv4F-U31001853231377Ac-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-2837\" src=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2019\/03\/I-giganti-della-montagna-Gabriele-Lavia-_-ph.-Tommaso-Le-Pera-MEDIA-kv4F-U31001853231377Ac-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443.jpg\" alt=\"\" width=\"593\" height=\"443\" srcset=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2019\/03\/I-giganti-della-montagna-Gabriele-Lavia-_-ph.-Tommaso-Le-Pera-MEDIA-kv4F-U31001853231377Ac-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443.jpg 593w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2019\/03\/I-giganti-della-montagna-Gabriele-Lavia-_-ph.-Tommaso-Le-Pera-MEDIA-kv4F-U31001853231377Ac-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443-300x224.jpg 300w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2019\/03\/I-giganti-della-montagna-Gabriele-Lavia-_-ph.-Tommaso-Le-Pera-MEDIA-kv4F-U31001853231377Ac-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443-36x27.jpg 36w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2019\/03\/I-giganti-della-montagna-Gabriele-Lavia-_-ph.-Tommaso-Le-Pera-MEDIA-kv4F-U31001853231377Ac-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443-280x209.jpg 280w\" sizes=\"(max-width: 593px) 100vw, 593px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Gabriele Lavia in scena con &#8220;I giganti della montagna&#8221;<\/p>\n<p>Si alza il sipario un po\u2019 sbilenco e antichizzato e davanti alla platea si palesa un teatro nel teatro. L\u2019effetto speculare \u00e8 reso ancor pi\u00f9 scioccante dalle condizioni fatiscenti e rovinose di questa ricostruzione: i palchi sono decrepiti, decadenti e soprattutto sventrati da un mortale, gigantesco e inquietante squarcio. Sul palcoscenico quindi viene riprodotta la visione di un teatro dirupato, divelto, diroccato. Metafora pi\u00f9 esplicita, al limite del lapalissiano, <strong>Gabriele Lavia<\/strong> non poteva produrre per creare una mirabile sintesi scenografica de <em><strong>I giganti della montagna<\/strong><\/em>, l\u2019incompiuto (ma non per Lavia che considera esistenziale e perfetta l\u2019incompiutezza di questa opera-testamento) capolavoro di<strong> Luigi Pirandello<\/strong> che mor\u00ec la notte prima di scrivere l\u2019ultimo atto di cui raccont\u00f2 la sinossi al figlio Stefano.<\/p>\n<p>Lampante \u00e8 l\u2019amara denuncia del testo che ha come titolo personaggi che mai appaiono in scena e per questo ancor pi\u00f9 terrificanti, quei giganti \u00abduri di mente e un po\u2019 bestiali\u00bb, uomini ottusi dalla materialit\u00e0, privi di spirito, di gusto per la bellezza, fautori della morte della poesia e del teatro. Nella scena squartata invece \u00e8 ben presente e si agita sin dall\u2019inizio una ciurma di reietti, di emarginati dal mercato produttivo, gli &#8220;scalognati&#8221; che, assimilata l\u2019arte della privazione e dell\u2019inutilit\u00e0, vivono appunto a Villa Scalogna, in pratica un\u2019apocalittica isola di distopia pi\u00f9 che di utopia. A guidare gli scalognati una sorta di alchimista, un po\u2019 capocomico, un po\u2019 direttore di circo, il mago Cotrone in grado di dare forma artistica a qualunque fantasia con la magia del verbo, insomma un \u00ababracadabra\u00bb vivente che crea parlando. A tale demiurgo d\u00e0 corpo e animo lo stesso Lavia conferendogli in particolare un\u2019aura di saggezza mista a tenera tristezza. In questa sovra-realt\u00e0 onirica e immaginifica giunge un\u2019altra banda di quelli che oggi il gergo giovanile non esiterebbe a definire &#8220;sfigati&#8221;, un gruppo di attori sfiniti fisicamente e moralmente, sbandati e ormai derisi da un mondo che non contempla pi\u00f9 spazi teatrali e arte interpretativa. \u00c8 la Compagnia della Contessa Ilse, un\u2019eclettica e inquieta <strong>Federica Di Martino<\/strong>, che non vuole rinunciare all\u2019ossessione di recitare da qualche parte <em>La favola del figlio cambiato<\/em>. Cotrone offre loro ospitalit\u00e0 e la possibilit\u00e0 di rappresentare la loro favola proprio a Villa Scalogna, unico luogo dove ancora la magia \u00e8 di casa. La contessa declina l\u2019invito e riafferma l\u2019intenzione di voler recitare davanti agli uomini, ai giganti di cui nel finale si ode il tremendo passaggio tra nitriti e assordanti rumori di ferraglie che attraversano sonoramente il teatro intero in perfetto effetto dolby-surround. In chiusura le flebili ma significative cinque parole pronunciate da Diamante, la &#8220;seconda Donna&#8221; della compagnia, comunque le ultime scritte dal drammaturgo di Girgenti: \u00abIo ho paura! ho paura!\u00bb.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che non ha avuto alcun timore invece il settantaseienne attore e regista a creare uno spettacolo che per sua natura tematica e poetica deve avere il crisma della visionariet\u00e0. In effetti le meraviglie sceniche e coreografiche non mancano e sono mozzafiato, difetta piuttosto la pulizia acustica nelle scene corali caratterizzate a tratti da una soverchiante recitazione grottesca. Ma \u00e8 indubbiamente uno spettacolo di prosa singolare al giorno d\u2019oggi per imponenza tecnica e scenografica e numero di interpreti. \u00abVentitr\u00e9 attori in scena rappresentano una provocazione, un atto eversivo, un sintomo di ribellione\u00bb, esterna con un lampo di malcelata tensione negli occhi Gabriele Lavia che incontriamo al <strong>Teatro Eliseo di Roma<\/strong> dove \u00e8 in scena fino al 31 marzo. Una rivolta contro chi o cosa? \u00abContro la burocrazia del teatro! Oggi il 90% del denaro del teatro va a finire negli uffici e l\u201980% degli uffici sono inutili. La sproporzione fra il numero degli impiegati nel teatro pubblico e quello degli attori in scena \u00e8 aberrante, cos\u00ec come il totale delle 15 mensilit\u00e0 dei dipendenti paragonato alla dichiarazione dei redditi annuale di un attore che oggi nel migliore dei casi riesce a fare una tourn\u00e9e di due, tre mesi al massimo in un anno. Certo, da questo discorso sono esclusi gli spettacoli che io chiamo &#8220;digestivi&#8221; fatti da attori cani e microfonati. Ma quello non \u00e8 teatro\u00bb. Quindi il teatro, al netto delle provocazioni come la sua, \u00e8 destinato a morire? \u00abNo, il teatro non pu\u00f2 morire, morir\u00e0 forse la forma dello spettacolo, ma la rappresentazione dell\u2019uomo per l\u2019uomo non pu\u00f2 morire\u00bb. Ma cosa ci vuole allora per far vivere lo spettacolo? \u00abCi vuole impegno! Chi si d\u00e0 ormai &#8220;in pegno&#8221;? Se tu non dai il pegno di te stesso sul palcoscenico, se non realizzi un contratto morale con lo spettatore allora non succede nulla, al massimo un movimento intestinale\u00bb.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente che giunto a una veneranda et\u00e0 Gabriele Lavia non ha timori n\u00e9 peli sulla lingua, ma c\u2019\u00e8 qualcosa di cui ha paura? \u00abHo paura ogni volta di andare in scena e poi della morte! il sogno della mia vita \u00e8 di essere eterno, ma temo che non potr\u00f2 mai realizzarlo e mi son dovuto rassegnare a non fare pi\u00f9 Amleto, Costantino nel Gabbiano, Macbeth posso fare Re Lear, ma ci vogliono molti soldi per allestirlo, anche se ho gi\u00e0 disegnato la scenografia\u00bb. Quindi il prossimo spettacolo sar\u00e0 Re Lear? \u00abNo, far\u00f2 Bertolt Brecht, che sar\u00e0 il penultimo; Re Lear sar\u00e0 l\u2019ultimo e lo far\u00f2 non appena avr\u00f2 trovato una Cordelia abbastanza leggera da portare in braccio\u00bb. Tornando al presente e a <em>I giganti della montagna<\/em> c\u2019\u00e8 una riflessione di Ionesco davvero in sintonia con la poetica pirandelliana: \u00abSe non si comprende l\u2019utilit\u00e0 dell\u2019inutile, non si comprende l\u2019arte; e un paese dove non si comprende l\u2019arte \u00e8 un paese di schiavi o di robots, di persone infelici, che non ridono, un paese senza spirito dove c\u2019\u00e8 la collera e l\u2019odio\u00bb. \u00abMa sono esattamente loro! I giganti!\u00bb. Augurarsi che il teatro non sopravviva ma viva qui, su questo palco che riproduce un teatro in rovina cosa significa? \u00ab\u00c8 provocatorio, \u00e8 eversivo. Ma il pubblico con la sua presenza rende vivo e integro questo teatro distrutto dalla burocrazia\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>di Michele Sciancalepore, fonte Avvenire&nbsp;<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Gabriele Lavia in scena con &#8220;I giganti della montagna&#8221; Si alza il sipario un po\u2019 sbilenco e antichizzato e davanti alla platea si palesa un teatro nel teatro. 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