{"id":2858,"date":"2019-03-26T14:22:10","date_gmt":"2019-03-26T13:22:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/?p=2858"},"modified":"2019-04-01T13:49:36","modified_gmt":"2019-04-01T11:49:36","slug":"ranieri-tra-cechov-e-le-eterne-canzoni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/2019\/03\/26\/ranieri-tra-cechov-e-le-eterne-canzoni\/","title":{"rendered":"Ranieri tra Cechov e le eterne canzoni"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_2863\" aria-describedby=\"caption-attachment-2863\" style=\"width: 630px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2019\/03\/ranieri-1-1.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\" wp-image-2863\" src=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2019\/03\/ranieri-1-1.jpg\" alt=\"\" width=\"630\" height=\"433\" srcset=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2019\/03\/ranieri-1-1.jpg 1004w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2019\/03\/ranieri-1-1-300x206.jpg 300w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2019\/03\/ranieri-1-1-768x528.jpg 768w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2019\/03\/ranieri-1-1-39x27.jpg 39w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2019\/03\/ranieri-1-1-280x192.jpg 280w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2019\/03\/ranieri-1-1-650x447.jpg 650w\" sizes=\"(max-width: 630px) 100vw, 630px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-2863\" class=\"wp-caption-text\">Il cantante e attore Massimo Ranieri, in scena nello spettacolo teatrale &#8220;Il gabbiano (\u00e0 ma m\u00e8re)&#8221; fino al 31 marzo al Teatro Quirino di Roma.<\/figcaption><\/figure>\n<p>\u00abAvec le temps, va, tout s&#8217;en va\u00bb. \u00abCol tempo tutto se ne va\u00bb cantava nel 1971 il cantautore anarchico francese L\u00e9o Ferr\u00e9. A distanza di 48 anni queste stesse parole le canta <strong>Massimo Ranieri<\/strong> quasi in apertura dello spettacolo <em><strong>Il gabbiano (\u00e0 ma m\u00e8re)<\/strong><\/em>, libero adattamento dell&#8217;opera di Cechov in scena al <strong>Teatro Quirino di Roma<\/strong> fino al 31 marzo. E l&#8217;effetto \u00e8 quantomeno straniante. La voce potente e adamantina del sessantottenne artista napoletano infatti sembra non conoscere le offese dell&#8217;usura cronologica e riesce a donare all&#8217;ardita messinscena di Giancarlo Sepe momenti di struggente e trascinante poesia scandendo i passaggi cruciali dell&#8217;intreccio drammatico dell&#8217;opera dell&#8217;autore russo in questo caso decisamente enucleato e sintetizzato.<\/p>\n<p>Tutto viene evocato o esternato, pi\u00f9 di rado vissuto dialetticamente: tutti i nodi e le ferite dei diversi personaggi mostrati in modo quasi aggettante alla platea, dalle lacerazioni interiori della gloriosa attrice Irina Arc\u00e0dina, interpretata da un&#8217;intensa e un po&#8217; declamatoria <strong>Caterina Vertova<\/strong>, ai conflitti con l&#8217;amletico figlio Kostja, un <strong>Francesco Jacopo Provenzano<\/strong> pienamente nella parte ma con qualche vaghezza interpretativa, alle ansie artistiche e amatorie del famoso scrittore Boris Trig\u00f2rin, a cui <strong>Pino Tufillaro<\/strong> conferisce una indubbia incisivit\u00e0 che in qualche caso per\u00f2 sfocia in una recitazione sopra le righe. A fare da collante in uno spettacolo che sfugge a facili catalogazioni, ma che offre invenzioni coreografiche espressioniste e simboliche di grande suggestione un Massimo Ranieri che a volte veste i panni del figlio Kostja, altre volte quelli dell&#8217;autore che evoca e dialoga con i suoi personaggi, altre ancora incarna quel Marcel critico musicale chiamato dallo stesso Cechov a spiegare l&#8217;eclatante flop del debutto avvenuto il 17 ottobre 1896 al Teatro Aleksandrinskij di San Pietroburgo.<\/p>\n<p>Sicuramente Ranieri si staglia come un demiurgo nello sviluppo drammaturgico e fa capire subito che la musica \u00e8 la vera protagonista della scena (non a caso il palco \u00e8 dominato da uno smisurato pianoforte) e ovviamente quando canta incanta, qualunque sia il brano, dal gi\u00e0 citato <em>Avec le temps<\/em> a <em>La Foule<\/em> di Edith Piaf, da <em>Je suis malad <\/em>a<em> Hier Encore<\/em> di Aznavour. Diventa allora spontaneo chiedere come sia nato questo connubio fra la musica e la prosa verbosa di Cechov: \u00abSemplicemente &#8211; svela Massimo Ranieri &#8211; chiesi al regista Giancarlo Sepe: &#8220;Ma perch\u00e9 non mi fai cantare?&#8221; e lui mi rispose che non me l&#8217;aveva chiesto per pudore. Al che io ribattei: \u00abNo, no, tu chiedi che io sono sempre contento di cantare&#8221;. E abbiamo scelto queste meravigliose canzoni del patrimonio musicale francese perch\u00e9 la lingua d&#8217;oltralpe era la pi\u00f9 popolare all&#8217;epoca in Russia. E la cosa pi\u00f9 sorprendente \u00e8 che ogni volta che vado in scena sembra che Cechov abbia scritto il suo <em>Gabbiano<\/em> proprio con queste musiche\u00bb.<\/p>\n<p>Nel testo originale la figura della madre \u00e8 cruciale, in questo allestimento sembra essere ancora pi\u00f9 enfatizzata. Non a caso il nostro spettacolo si chiama per la precisione <em>Il gabbiano (\u00e0 ma m\u00e8re)<\/em>, &#8220;a mia madre&#8221;. Noi &#8220;ometti&#8221; rimaniamo per tutta la vita legati alla figura materna. Io nella mia vita ho potuto sperimentare in prima persona questa fame di amore specie in una famiglia numerosa come la mia, eravamo otto figli e mia mamma, santa donna salita al cielo due anni e mezzo fa, ha dovuto distribuire il suo amore su otto creature, per cui tutti contenti ma nessuno sazio. \u00abMi muovo nella musica e senza di essa non avvertirei alcune cose\u00bb dice lei, a un certo punto, nello spettacolo. Cosa grazie alla musica Massimo Ranieri ha potuto avvertire? Io sono qui grazie alla musica che \u00e8 alla base di tutto. Non a caso dico sempre che il nostro primo vagito quando veniamo al mondo non \u00e8 altro che una nota musicale. Nella prima canzone canta \u00abcon il tempo tutto se ne va\u00bb: cosa invece il tempo non pu\u00f2 far svanire? L&#8217;amore. L&#8217;unica certezza nella nostra vita e nella vita dopo la morte \u00e8 quella! Ma l&#8217;amore vero, spassionato, gratuito, \u00abl&#8217;amore che tutto perdona\u00bb come diceva San Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi.<\/p>\n<p>In pi\u00f9 di mezzo secolo di successi, con decine di lavori teatrali, regie, fiction e film, innumerevoli saranno stati i tributi di affetto ricevuti da Massimo Ranieri, ma ce n&#8217;\u00e8 uno tra questi che non dimentica mai? S\u00ec, quando ero ancora Gianni, Giovanni Calone e non ancora Massimo Ranieri. Avr\u00f2 avuto otto anni. \u00c8 stato un giorno che non dimenticher\u00f2 mai e stavo andando dall&#8217;otorino accompagnato da mio padre. Lui era un grande uomo, meraviglioso, sempre pronto ad aiutare gli altri, si alzava alle quattro e mezza del mattino per andare a lavorare come operaio all&#8217;Italsider di Bagnoli e tornava la sera, mangiava e si metteva a letto. Io all&#8217;epoca gi\u00e0 lavoravo, come tutti i miei fratelli del resto. Comunque parliamo di 60 anni fa e mi ricordo che bisognava attraversare la strada dove passava il tram e rammento il momento preciso in cui mio padre mi ha preso per mano e ho sentito in quell&#8217;istante tutta la sua protezione, la sua mano importante che mi diceva: ci sono qua io non avere paura. Meraviglioso! Chi la aiuta ora nei momenti di difficolt\u00e0? Io sono in perenne ricerca, non mi fermo mai perch\u00e9 questo \u00e8 un mestiere in cui non puoi fermarti, \u00e8 un lavoro molto duro per certi aspetti che non puoi fare se non lo senti sotto la tua pelle, \u00e8 difficile da sopportare e se non avessi la fede non ce la potrei fare. La fede in Dio, nelle persone che ti hanno amato e che sai che ti proteggono, sento la loro mano sulla mia testa. Io continuo a dire che la mia sicurezza, la mia forza \u00e8 l&#8217;amore e gli insegnamenti ricevuti nel mio passato, non il mio futuro; il futuro \u00e8 incerto, il passato, le mie radici sono la mia luce.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>di Michele Sciancalepore, fonte Avvenire&nbsp;<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00abAvec le temps, va, tout s&#8217;en va\u00bb. \u00abCol tempo tutto se ne va\u00bb cantava nel 1971 il cantautore anarchico francese L\u00e9o Ferr\u00e9. 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