{"id":3064,"date":"2019-06-19T13:52:32","date_gmt":"2019-06-19T11:52:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/?p=3064"},"modified":"2019-06-19T14:09:19","modified_gmt":"2019-06-19T12:09:19","slug":"marco-baliani-la-gratuita-banalita-del-male-e-una-notte-sbagliata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/2019\/06\/19\/marco-baliani-la-gratuita-banalita-del-male-e-una-notte-sbagliata\/","title":{"rendered":"Marco Baliani, la gratuita banalit\u00e0 del male \u00e8 &#8220;Una notte sbagliata&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2019\/06\/Marco-Baliani-2-1.jpg\"><img class=\"alignnone size-large wp-image-3066\" src=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2019\/06\/Marco-Baliani-2-1-1024x576.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"360\" srcset=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2019\/06\/Marco-Baliani-2-1-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2019\/06\/Marco-Baliani-2-1-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2019\/06\/Marco-Baliani-2-1-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2019\/06\/Marco-Baliani-2-1-48x27.jpg 48w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2019\/06\/Marco-Baliani-2-1-280x158.jpg 280w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2019\/06\/Marco-Baliani-2-1-650x366.jpg 650w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2019\/06\/Marco-Baliani-2-1.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/a><\/p>\n<p>\u00c8 ancora tutto in fieri, con snodi drammaturgici da definire e nodi da sciogliere. Eppure quando <strong>Marco Baliani<\/strong> attraversa le quinte e conquista lo spazio scenico della &#8220;sala Melpomene&#8221; del <strong>Teatro delle Muse di Ancona<\/strong> l&#8217;attenzione diventa immediatamente alta come la sua statura e la tensione affilata come il suo profilo perch\u00e9 lui \u00e8 subito Tano, un uomo ai margini, un &#8220;outcast&#8221;, un disabile mentale, debole, indifeso, fragile, da maneggiare con cura, pena l&#8217;esplosione in mille frammenti. \u00c8 il protagonista di un flusso narrativo poliedrico e caleidoscopico, ricco di analessi e slittamenti spaziali e tematici. \u00c8 la storia della gratuit\u00e0 del male insensato, immotivato che sempre pi\u00f9 spesso ai giorni nostri si manifesta senza un logico perch\u00e9 e che questo racconto non spiega, ma denuncia in tutta la sua crudezza. Senza alcuna ragione razionale infatti Tano viene pestato a morte da alcuni agenti e facile \u00e8 l&#8217;evocazione del caso Cucchi, ma qui si va oltre: c&#8217;\u00e8 un viaggio nei labirinti di una patologia mentale, l&#8217;empatia per chi vive un lavoro malpagato e frustrante, un cruento svelamento autobiografico, una penetrante disamina cristologica sul valore del sacrificio e un&#8217;analisi antropologica sulla natura della violenza, l&#8217;indagine sull&#8217;Assurdo, la <em>pietas<\/em> infine per un&#8217;umanit\u00e0 autolesionista.<\/p>\n<p>In poco pi\u00f9 di un&#8217;ora il potente e storico affabulatore, con l&#8217;ausilio di eloquenti effetti sonori e musiche di Mirto Baliani, una simbolica animazione grafica con le scene e luci di Lucio Diana, la regia precisa e attenta di Maria Maglietta, un sorprendente make up da Oscar, riesce a creare una forma viscerale di quella che lui stesso definisce \u00abteatro di post-narrazione\u00bb in cui il linguaggio orale perde il suo andamento diacronico e lineare e \u00absi frantuma, produce loop verbali in cui il tempo oscilla\u00bb. Tutto questo \u00e8 <strong><em>Una notte sbagliata<\/em><\/strong>, di e con Marco Baliani, prodotto da <strong>Marche Teatro<\/strong>&nbsp;e che debutter\u00e0 il <strong>22 e 23 giugno al Teatro Nuovo<\/strong> all&#8217;interno del <strong>Napoli Teatro Festival Italia<\/strong> a cui seguir\u00e0 una tourn\u00e9e estiva e invernale.<\/p>\n<p>Lo spettacolo \u00e8 un&#8217;intensa opera di scavo: \u00abA me interessava &#8211; spiega Baliani &#8211; riflettere su quel meccanismo che va al di l\u00e0 della casualit\u00e0 della sfortuna, dell&#8217;intreccio del destino che ti fa collocare nel posto sbagliato al momento sbagliato e chiedersi come mai gli esseri umani arrivano a essere cos\u00ec terribilmente persecutori rispetto a qualcuno che \u00e8 inerme, quali dinamiche si innescano. Abbiamo una sensazione netta che ci sia un progressivo impoverimento della sacralit\u00e0 della vita, vedi i barboni che vengono incendiati per gioco dai ragazzini, altri adolescenti che perseguitano fino alla morte un pensionato solo per noia. Vediamo tutta una serie di integralismi e fondamentalismi che avevamo pensato sepolti per sempre, come se l&#8217;olocausto non fosse mai arrivato; \u00e8 come se in generale in tutto il mondo occidentale ci fosse una sorta di <em>cupio dissolvi<\/em> e il desiderio irrefrenabile di accanirsi contro un capro espiatorio che deve essere un diverso, che sia straniero, nero, ebreo o omosessuale\u00bb.<\/p>\n<p>\u00c8 spiazzante anche l&#8217;analisi descritta nel testo del senso di colpa che provano le vittime della violenza. Come \u00e8 possibile un tale paradosso? \u00ab\u00c8 come se si sentissero loro colpevoli della brutalit\u00e0 degli altri! Non lo so perch\u00e9 si innesca questo meccanismo. L&#8217;ho vissuto anche io quando a 17 anni sono stato picchiato fuori dalla scuola dai fascisti. Forse accade quello che scriveva Kafka ne <em>Il processo<\/em>: \u00e8 cos\u00ec assurdo, cos\u00ec inconcepibile che ti stanno togliendo la vita attraverso i pugni e i calci, che in qualche modo devi cercare un senso e lo trovi creando un ribaltamento e dicendoti che la colpa \u00e8 tua che ti fai vittima, \u00e8 terribile\u00bb.<\/p>\n<p>A un certo punto nello spettacolo c&#8217;\u00e8 l&#8217;immagine suggestiva e inquietante della ragnatela descritta da Tano, il protagonista vittima del pestaggio, come qualcosa di soffocante che lo opprime nel momento in cui il suo spazio vitale viene a essere invaso violentemente. Come \u00e8 nata questa visione patologica cos\u00ec concreta ed efficace? \u00abCi siamo documentati in tal senso e poi abbiamo avuto un significativo incontro con Thomas Emmenegger, direttore dell&#8217;ex Ospedale psichiatrico &#8220;Paolo Pini&#8221; di Milano, che ci ha raccontato cosa significa essere disturbato, ci ha messo molto in crisi sulle definizioni di psicotico, bipolare, tutti i termini che non dicono nulla sulla specifica realt\u00e0 della singola persona. E ci ha parlato di pazienti che non sopportano la vicinanza fisica, si devono fidare, appena superi un certo limite reagiscono violentemente. Poi abbiamo letto anche i &#8220;bugiardini&#8221; dei vari farmaci che vengono assunti da chi ha disturbi mentali\u00bb.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 una domanda che viene ripetuta ossessivamente in un momento di grande tensione del racconto: \u00abChi sei tu?\u00bb. Come risponderebbe Marco Baliani a questo quesito dal sapore esistenziale? \u00abChe bella domanda! Io, per\u00f2, do una risposta che non \u00e8 bella, non \u00e8 filosofica, ma estremamente concreta. Io credo di essere quello che serve in quel momento: serve essere affettuoso, serve essere attore, regista, ma anche marito e padre. Ogni volta sono diverso, sono ci\u00f2 che serve essere\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>di Michele Sciancalepore, fonte Avvenire&nbsp;<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00c8 ancora tutto in fieri, con snodi drammaturgici da definire e nodi da sciogliere. 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