{"id":3112,"date":"2019-10-08T16:23:28","date_gmt":"2019-10-08T14:23:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/?p=3112"},"modified":"2019-10-08T16:23:28","modified_gmt":"2019-10-08T14:23:28","slug":"storia-di-un-muro-a-matera-il-teatro-e-la-sfida-della-realta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/2019\/10\/08\/storia-di-un-muro-a-matera-il-teatro-e-la-sfida-della-realta\/","title":{"rendered":"Storia di un muro a Matera. Il teatro e la sfida della realt\u00e0"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_3116\" aria-describedby=\"caption-attachment-3116\" style=\"width: 536px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2019\/10\/Matera-muro.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\" wp-image-3116\" src=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2019\/10\/Matera-muro.jpg\" alt=\"\" width=\"536\" height=\"402\" srcset=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2019\/10\/Matera-muro.jpg 700w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2019\/10\/Matera-muro-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2019\/10\/Matera-muro-36x27.jpg 36w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2019\/10\/Matera-muro-280x210.jpg 280w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2019\/10\/Matera-muro-650x488.jpg 650w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2019\/10\/Matera-muro-600x450.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 536px) 100vw, 536px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-3116\" class=\"wp-caption-text\">&#8220;L&#8217;Esperimento&#8221; a Matera<\/figcaption><\/figure>\n<p>Matera &#8211; Se vi dicessero che nella piazza centrale della vostra citt\u00e0 hanno alzato un muro divisorio di primo acchito certamente restereste sgomenti e reagireste indignati. La memoria andrebbe a quel 13 agosto 1961 in cui Berlino si risvegli\u00f2 divisa fra est e ovest. Ma se poi vi argomentassero la scelta della costruzione di quella barriera come una necessit\u00e0 pratica, vantaggiosa e salvifica legata a questioni di sicurezza, difesa della propria libert\u00e0 e identit\u00e0, che assicurerebbe prosperit\u00e0 e progresso, un futuro privo di tensioni sociali (ci saranno pure motivi ragionevoli per cui dal 1950 i muri nel mondo da tre si sono moltiplicati per diventare 77 nel 2019) allora probabilmente l&#8217;indignazione iniziale potrebbe vacillare, quella che sembrava iniziativa assurda potrebbe ribaltarsi in soluzione utile e plausibile.<\/p>\n<p>Questa paradossale provocazione di ipotizzare e proporre un monumento separatorio nel bel mezzo di un&#8217;agor\u00e0 cittadina l&#8217;ha concepita e realizzata in forma di esperimento teatrale e sociale, in bilico fra la dimensione ludica e quella drammatica, una tenace, giovane e geniale compagnia, lo <strong>IAC<\/strong>, <strong>Centro Arti Integrate<\/strong>, che da un decennio lavora a Matera, nei quartieri pi\u00f9 isolati, per creare un legame fra le persone, in particolare disagiate, anziani, minori migranti, a rischio, con lo scopo di includerli e dare loro visibilit\u00e0 con gli strumenti della comunicazione teatrale. Nella citt\u00e0 lucana i fondatori dello IAC, <strong>Nadia Cassamassima<\/strong> e <strong>Andrea Santantonio<\/strong>, decidono coraggiosamente di andare controcorrente e lanciano il progetto &#8220;<strong>Matera Citt\u00e0 Aperta<\/strong>&#8221; che in realt\u00e0 necessiterebbe di un punto interrogativo perch\u00e9 \u00e8 tutt&#8217;altro che un&#8217;asserzione, piuttosto un monito, un&#8217;ipotesi di un preoccupante futuro distopico per nulla fantasioso e campato in aria: \u00abNell&#8217;anno di Matera Capitale europea della cultura &#8211; affermano Nadia e Andrea &#8211; non volevamo far vedere quanto fossimo belli, ma fare emergere le contraddizioni di questo momento storico\u00bb. Con caparbiet\u00e0 superano i mille cavilli burocratici e riescono a inscenare nella centralissima piazza Vittorio Veneto, crocevia tra il Sasso Barisano e quello Caveoso, una sorta di happening che comporta la partecipazione attiva di cittadini materani e non: L&#8217;Esperimento, per l&#8217;appunto, voluto da una fantomatica &#8220;Alleanza delle Istituzioni&#8221;, sviluppato nell&#8217;arco di 7 giorni e conclusosi domenica con la costruzione di un muro che ha parzialmente diviso a met\u00e0 lo spazio da tempo immemore destinato allo &#8220;struscio&#8221; cittadino: una struttura metallica provvisoria e al termine della settimana smantellata.<\/p>\n<p>Ma estremamente interessante e al contempo inquietante \u00e8 stato verificare come una tesi, seppur in partenza folle e bislacca, se pilotata da efficaci disquisizioni, se corredata da opportuni e strategici coinvolgimenti ludici, possa alla fine rischiare se non di imporsi comunque di incidere sulla coscienza collettiva, innescare istintive paure ed essere perlomeno passivamente tollerata da una parte della comunit\u00e0. L&#8217;operazione \u00e8 stata articolata e complessa: il format a episodi ogni giorno prevedeva uno step diverso con interviste di &#8220;vox populi&#8221;, giochi di societ\u00e0 competitivi, narrazioni di migrazioni, storie di diatribe familiari legate all&#8217;eredit\u00e0, tutto comunque sottilmente finalizzato a stabilire confini, separazioni, esclusioni. Altro elemento fortemente conflittuale la contrapposizione fra i sostenitori dell&#8217;Esperimento e della sua creazione muraria e i contestatori che fiutano odore di manipolazione mentale e vengono pertanto stigmatizzati come &#8220;complottisti&#8221; e sobillatori di un ordine che tradisce la sua vocazione dittatoriale. Si attinge infine nello sviluppo drammaturgico a mani basse al capostipite degli scenari assolutistici, a quel 1984 di Orwell che emblematicamente nel secondo dopoguerra figur\u00f2 il pensiero unico e totalitario del Grande Fratello. All&#8217;interno di una cavalcata interpretativa ben ritmata e di una impostazione registica accurata emergono alcune aporie quando si cede alla tentazione di venare di tratti macchiettistici i fautori del muro depotenziandone la portata realistica o quando le azioni performative dei &#8220;contestatori&#8221; tradiscono una &#8220;recita a soggetto&#8221; o si colorano di accademiche espressivit\u00e0 coreografiche. Ma sono limiti quasi trascurabili di fronte all&#8217;obiettivo di smuovere le coscienze che viene pienamente centrato.<\/p>\n<p>Testimonianza concreta e spiazzante l&#8217;epilogo dell&#8217;ultima giornata con la gente che non abbandona la piazza, sfonda il muro e improvvisa, davanti agli occhi felicemente increduli degli organizzatori, una gioiosa e liberatoria danza di strada. L&#8217;utopia prevale sulla distopia e Matera Citt\u00e0 Aperta pu\u00f2 avere finalmente un tono assertivo e non interrogativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>di Michele Sciancalepore, fonte Avvenire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Matera &#8211; Se vi dicessero che nella piazza centrale della vostra citt\u00e0 hanno alzato un muro divisorio di primo acchito certamente restereste sgomenti e reagireste indignati. La memoria andrebbe a quel 13 agosto 1961 in cui Berlino si risvegli\u00f2 divisa fra est e ovest. 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