{"id":3193,"date":"2019-11-13T11:23:38","date_gmt":"2019-11-13T10:23:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/?p=3193"},"modified":"2019-11-13T11:23:38","modified_gmt":"2019-11-13T10:23:38","slug":"latella-scava-con-steinbeck-alle-radici-del-bene-e-del-male","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/2019\/11\/13\/latella-scava-con-steinbeck-alle-radici-del-bene-e-del-male\/","title":{"rendered":"Latella scava con Steinbeck alle radici del bene e del male"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_3197\" aria-describedby=\"caption-attachment-3197\" style=\"width: 640px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2019\/11\/La-valle-dellEden-foto-di-Brunella-Giolivo-14.jpg\"><img class=\"wp-image-3197 size-large\" src=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2019\/11\/La-valle-dellEden-foto-di-Brunella-Giolivo-14-1024x685.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"428\" srcset=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2019\/11\/La-valle-dellEden-foto-di-Brunella-Giolivo-14-1024x685.jpg 1024w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2019\/11\/La-valle-dellEden-foto-di-Brunella-Giolivo-14-300x201.jpg 300w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2019\/11\/La-valle-dellEden-foto-di-Brunella-Giolivo-14-768x514.jpg 768w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2019\/11\/La-valle-dellEden-foto-di-Brunella-Giolivo-14-40x27.jpg 40w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2019\/11\/La-valle-dellEden-foto-di-Brunella-Giolivo-14-280x187.jpg 280w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2019\/11\/La-valle-dellEden-foto-di-Brunella-Giolivo-14-650x435.jpg 650w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2019\/11\/La-valle-dellEden-foto-di-Brunella-Giolivo-14.jpg 1807w\" sizes=\"(max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-3197\" class=\"wp-caption-text\">Nella foto Brunella Giolivo durante un momento dello spettacolo &#8220;La valle dell&#8217;Eden&#8221; di John Steinbeck in scena al Teatro Arena del Sole di Bologna fino al 17 novembre<\/figcaption><\/figure>\n<p>Bologna &#8211; Bisogna partire dalla fine per capire l&#8217;origine. Da \u00abTimshel!\u00bb, l&#8217;ultima parola che chiude il poderoso e potente, epico ed epocale romanzo di John Steinbeck <strong><em>La valle dell&#8217;Eden<\/em> <\/strong>e che, anche nell&#8217;omonima colossale trasposizione scenica di <strong>Antonio Latella<\/strong>, in prima assoluta fino al 17 novembre al <strong>Teatro Arena del Sole di Bologna<\/strong>, viene sussurrata prima che cali il sipario da Adam, uno dei personaggi di questo capolavoro che lo scrittore americano considerava \u00abun goffo tentativo di spiegare l&#8217;inspiegabile\u00bb, ma anche il libro della sua vita. \u00abTimshel\u00bb \u00e8 una parola ebraica dal versetto 4.7 del libro della Genesi e precisamente si riferisce all&#8217;invito che Dio rivolge a Caino ingelositosi della preferenza accordata ai sacrifici di Abele. A lui, che ha gi\u00e0 in animo di compiere il fratricidio e non nasconde il suo \u00abvolto abbattuto\u00bb e l&#8217;istinto maligno, l&#8217;Onnipotente dir\u00e0 per l&#8217;appunto: \u00abTimshel!\u00bb ovvero \u00abtu d\u00f2minalo\u00bb. In realt\u00e0 la traduzione pi\u00f9 calzante e illuminante \u00e8 \u00abTu puoi\u00bb. \u00c8 la rivelazione, frutto di un paziente e profondo lavoro di esegesi biblica, che Lee, il personaggio del servitore cinese nel romanzo di Steinbeck, fa allo stesso Adam e a Sam Hamilton, altro ruolo chiave in questa complessa saga familiare. Ne scaturisce una vera e propria agnizione che getta luce sulle azioni passate dei personaggi e offre una nuova prospettiva a quelle future: la possibilit\u00e0 di dominare il peccato, l&#8217;opportunit\u00e0 che ha l&#8217;uomo di vincere la battaglia contro ci\u00f2 che sembra essere fatale e predestinato, di spezzare la catena dell&#8217;odio, della violenza, del male, insomma la scelta come chiave della libert\u00e0.<\/p>\n<p>In estrema sintesi dunque <em>La valle dell&#8217;Eden<\/em> \u00e8 \u00abla storia del bene e del male\u00bb, come annot\u00f2 lo stesso narratore statunitense, un&#8217;epopea che affonda nella Bibbia e in particolare in quei 16 versetti della Genesi che raccontano la vicenda di Caino e Abele. Sarebbe davvero arduo fare una sinossi della trama, \u00e8 pi\u00f9 opportuno indicare che al centro del romanzo e anche del copione, splendidamente adattato dallo stesso Latella insieme alla drammaturga <strong>Linda Dalisi<\/strong>, ci sono elementi cruciali quali &#8220;l&#8217;uomo&#8221;, &#8220;la scelta&#8221; e &#8220;l&#8217;origine&#8221;. Quest&#8217; ultimo \u00e8 evidente anche nel titolo originale, <strong><em>East of Eden<\/em><\/strong>, in riferimento alla condanna subita da Caino a diventare \u00abramingo e fuggiasco\u00bb e ad allontanarsi verso l&#8217;est dell&#8217;Eden. La famiglia Trask, infatti, sulle cui dinamiche relazionali si basa l&#8217;intreccio, non intraprende l&#8217;utopica corsa al &#8220;far west&#8221;, alla ricca terra occidentale tanto agognata dai pionieri, ma si indirizza verso l&#8217;oriente, nella valle del fiume Salinas, quindi simbolicamente non a caccia dell&#8217;oro ma di un plumbeo nodo sotterrato a est dove per\u00f2 sorge anche il sole della coscienza. La ferita-feritoia sulla quale si affacciano quasi tutti i personaggi \u00e8 vertiginosa e si precipita in un magma in cui sguazzano svariati comportamenti: c&#8217;\u00e8 chi fatica drammaticamente a liberarsi da un ineluttabile senso di colpa, chi resta paralizzato e non sceglie, chi \u00e8 incapace di contemplare la bont\u00e0 e freddamente sparge un male fine a se stesso. Si getta luce in tal modo su una visione alternativa del significato del peccato originale, non pi\u00f9 conseguenza di una disobbedienza, ma legato al concetto di un&#8217;azione che si fa prevaricazione ed egoismo: \u00abIl vero peccato di Caino &#8211; svela Antonio Latella &#8211; \u00e8 nell&#8217;intenzione alla base del suo sacrificio a Dio. Lo ha fatto per interesse. Il vero dono \u00e8 gratuito e non vuole nulla in cambio. \u00c8 l\u00ec che nasce il peccato originale che poi ha dato origine alla catastrofe dell&#8217;uomo che oggi chiamiamo capitalismo\u00bb.<\/p>\n<p>Il regista campano nel far vivere sul palco il mastodontico racconto di Steinbeck non elude dunque le inquietudini esistenziali e l&#8217;afflato universale che sottendono agli accadimenti quotidiani che si susseguono, anzi anch&#8217;egli ha come fatto un viaggio verso il principio e la quintessenza del teatro. La parola infatti domina, guida, agisce: \u00abEra importante &#8211; spiega Latella &#8211; che il pubblico potesse seguire lo spettacolo a occhi chiusi\u00bb. In apparenza si va contro la grammatica consueta della prossemica teatrale, gli attori siedono spesso spalle alla platea, in statica posa, anche le colluttazioni o gli scontri fisici sono cristallizzati ed evocati attraverso dei &#8220;fermo immagine&#8221;, ma vitalit\u00e0 e movimento sono garantiti ugualmente dalla dinamicit\u00e0 e possanza verbale. \u00abUna parola verticale non orizzontale\u00bb, precisa il regista, che porta gli interpreti, tutti all&#8217;altezza e con un <strong>Michele Di Mauro<\/strong> impeccabile, a \u00absuonare jazz\u00bb pi\u00f9 che a recitare, scoprendo ogni volta il senso di ci\u00f2 che si dice come fosse la prima volta. Non \u00e8 nuovo invece Latella a queste operazioni da rabdomante del teatro in grado di estrarre linfa vitale intuendo le potenzialit\u00e0 sceniche della letteratura che scava nelle finalit\u00e0 dell&#8217;esistenza umana. Un&#8217;esperienza dunque che regala una suggestione piuttosto rara per chi frequenta assiduamente le platee, ovvero quella di avvertire la nitida, affilata e quasi imbarazzante sensazione che il personaggio sul palco stia parlando proprio a te, alla tua vita. Emozione ancora pi\u00f9 insolita se si ha l&#8217;onore e l&#8217;onere di assistere alla versione integrale dello spettacolo, una maratona, coraggiosamente prodotta dall&#8217;<strong>Ert<\/strong>, di sette ore che per\u00f2 il pubblico potr\u00e0 fruire in due diverse serate. Il merito va a tutti gli artefici di questa impresa ma forse <em>in primis<\/em> alla \u00abstraordinaria bellezza del pensiero\u00bb, citando il servitore Lee del romanzo, perch\u00e9 il \u00abpensiero &#8211; come ammette lo stesso Latella &#8211; \u00e8 la cosa che pi\u00f9 ci avvicina a Dio\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>di Michele Sciancalepore, fonte Avvenire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Bologna &#8211; Bisogna partire dalla fine per capire l&#8217;origine. 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