{"id":3221,"date":"2019-11-25T17:05:30","date_gmt":"2019-11-25T16:05:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/?p=3221"},"modified":"2019-11-25T17:05:30","modified_gmt":"2019-11-25T16:05:30","slug":"barbablu-leterno-spettro-del-femminicida","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/2019\/11\/25\/barbablu-leterno-spettro-del-femminicida\/","title":{"rendered":"\u201cBarbabl\u00f9\u201d, l&#8217;eterno spettro del femminicida"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_3226\" aria-describedby=\"caption-attachment-3226\" style=\"width: 640px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2019\/11\/Barbabl\u00f9-1.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-3226 \" src=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2019\/11\/Barbabl\u00f9-1.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"426\"><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-3226\" class=\"wp-caption-text\">Mario Incudine in &#8220;Barbabl\u00f9&#8221; regia di Moni Ovadia, al Teatro Carcano di Milano \/ Massimiliano Valle.<\/figcaption><\/figure>\n<p>C&#8217;era una volta Barbabl\u00f9 il problema \u00e8 che c&#8217;\u00e8 tuttora. Lo ha argutamente dimostrato <strong>Costanza Di Quattro<\/strong> con la sua opera in scena fino a domani al <strong>Teatro Carcano di Milano<\/strong> che ha prodotto lo spettacolo destinato a una lunga tourn\u00e9e in Sicilia. Intitolato laconicamente <em><strong>Barbabl\u00f9<\/strong> <\/em>chiariamo subito che si ispira indubbiamente alla fiaba di Charles Perrault del XVII secolo ma di essa ne conserva solo l&#8217;intreccio crudele e cruento, cupo e tetro che vede il famigerato e facoltoso personaggio dotato di una ributtante barba blu e soprattutto di una efferatezza che lo porta a eliminare senza alcun patema d&#8217;animo sei mogli una dopo l&#8217;altra. Sappiamo che la favola di Perrault probabilmente evoca la misoginia del re inglese Enrico VIII, ma forse pi\u00f9 esplicitamente affonda nel tardo medioevo rifacendosi al francese Gilles de Rais, erede di una fortuna colossale, eroe nazionale alla presa di Orl\u00e9ans, ma persona atrocemente ambigua e rea di inenarrabili massacri di centinaia di fanciulli innocenti dal 1432 al 1440. In realt\u00e0 il favolistico autore francese riduce Barbabl\u00f9 a un uxoricida seriale che giunto al settimo matrimonio decide di partire per lavoro e di mettere alla prova l&#8217;obbedienza dell&#8217;ennesima moglie invitandola a \u00abnon aprire quella porta\u00bb, l&#8217;unica che tra le tante del castello doveva restare chiusa e inaccessibile. Naturalmente la donna infranger\u00e0 il divieto e ne conseguir\u00e0 una valanga di catastrofici e fatati accadimenti: dalla chiave incantata che si macchia di sangue indelebile, alla macabra scoperta dei cadaveri delle sei mogli precedenti appesi al soffitto con ganci da macelleria, all&#8217;inevitabile condanna del marito infuriato, allo stratagemma della moglie che chiama in causa i suoi fratelli, fino all&#8217;apparente lieto fine con la morte di Barbabl\u00f9. Non proprio una favola soporifera per conciliare il sonno dei bambini ma la classica morfologia delle &#8220;fabule&#8221; che presentano esemplari e drammatici nodi antropologici. E in particolare in questo caso subdolamente viene fatta serpeggiare la fuorviante morale che la curiosit\u00e0 pu\u00f2 essere fatale e colpevole foriera di disgrazie.<\/p>\n<p>Il testo di Costanza Di Quattro per\u00f2 ha l&#8217;innegabile merito di spazzare via ogni perniciosa ambiguit\u00e0 e, con una scrittura chiara e densa, getta una luce di inquietante verit\u00e0 su Barbabl\u00f9 che diventa icona di un mai sopito cinico maschilismo. Questa chiave di lettura \u00e8 sagacemente assecondata dalla funzionale regia di quel cantore yiddish, avvezzo a creare mirabili sintesi di &#8220;teatro musicale&#8221;, che \u00e8 <strong>Moni Ovadia<\/strong> il quale stigmatizza nettamente il personaggio di Perrault cogliendone pienamente la sua stringente valenza contemporanea: \u00abBarbabl\u00f9 \u00e8 un topos della cultura occidentale, \u00e8 il paradigma dell&#8217;incapacit\u00e0 maschile di stabilire una relazione col femminile. Prima ancora di essere un femminicida \u00e8 l&#8217;essenza del maschilismo che, non essendo in grado di accogliere e apprezzare la divina capacit\u00e0 creatrice della donna, la assoggetta e la reifica fino a sopprimerla\u00bb.<\/p>\n<p>L&#8217;ombra della violenza di genere si allunga sempre pi\u00f9 durante tutto lo spettacolo man mano che il serial killer procede con la sua mattanza che tenta di giustificare con ragionamenti discriminatori tanto capziosi ed esiziali quanto purtroppo tutt&#8217;oggi diffusi. Un&#8217;interpretazione, dunque, inequivocabile della figura di Barbabl\u00f9 che per\u00f2 non rischia mai per tutti i settanta minuti dell&#8217;allestimento di risultare monotona e monolitica per diverse e tutte calzanti ragioni: perch\u00e9 lo sviluppo drammaturgico creato dalla giovane autrice presenta continui spiazzamenti all&#8217;interno dello stesso personaggio che vive brechtiani straniamenti con autoanalisi a volte ironiche, altre pungenti e sferzanti sulle distorsioni sociali; perch\u00e9 non si tratta di una semplice narrazione monologante bens\u00ec di un vero e proprio viaggio sonoro con musiche che dialogano e fanno da contrappunto eseguite dal vivo da uno ieratico <strong>Antonio Vasta<\/strong> e canti che a volte suggellano in modo struggente gli strazi e gli inferni di chi confonde l&#8217;amore col possesso altre volte riproducono i ritmi ossessivi di patologiche paranoie; perch\u00e9 un contributo efficace lo offrono inoltre i costumi e le installazioni di <strong>Elisa Savi<\/strong> fortemente simbolici, polisemici e mai didascalici.<\/p>\n<p>Ma soprattutto per un motivo: perch\u00e9 Barbabl\u00f9 \u00e8 <strong>Mario Incudine<\/strong>. Volutamente non si \u00e8 fatto finora cenno all&#8217;interprete di questa messinscena unicamente perch\u00e9 le riflessioni su questo eclettico e poliedrico artista e cantastorie siciliano, intriso di cultura cuntista e in possesso di una rarissima potenza espressiva che attraversa il suo corpo e la sua voce, avrebbero potuto offuscare ogni altra analisi critica. Incudine, autore anche delle musiche, non recita Barbabl\u00f9, ma, accogliendo il suggerimento del regista Ovadia, lo incarna; canta e incanta cogliendo ogni sfaccettatura, declinando ogni registro utile, epico o intimista, dilatato o sincopato, per restituire, grazie a uno slalom fra svariati temperamenti, un personaggio vivido e livido, freddo e schizofrenico, comunque problematico. E l&#8217;impareggiabile e inesauribile attore e cantore conferisce poi nel suggestivo mistico finale una terrificante aura faustiana al suo Barbabl\u00f9 che brucia in eterno tra le fiamme dell&#8217;inferno perch\u00e9 dispera, nega e non crede nella misericordia di Dio.<\/p>\n<p>Quel che resta alla fine \u00e8 la lancinante inquietudine che un tale mostro, come nei peggiori incubi, possa abitare in qualche angolo oscuro dentro di noi. Un&#8217;eventualit\u00e0 evitabile in un solo modo secondo Moni Ovadia che non esita ad attingere alla sapienza dell&#8217;esperienza biblica: \u00abBisogna cancellare il mito fuorviante della prepotenza e perseguire l&#8217;etica della fragilit\u00e0 perch\u00e9 la redenzione parte dagli ultimi. Sar\u00e0 un caso che i patriarchi dell&#8217;ebraismo siano tutti degli &#8220;handicappati&#8221;?\u00bb Abramo un folle, Isacco cieco, Giacobbe claudicante, Mos\u00e8 balbuziente. Quando prenderemo coscienza dei nostri handicap e delle nostre debolezze, allora scopriremo la vera forza e Barbabl\u00f9 sar\u00e0 davvero sconfitto\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>di Michele Sciancalepore, fonte Avvenire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"C&#8217;era una volta Barbabl\u00f9 il problema \u00e8 che c&#8217;\u00e8 tuttora. Lo ha argutamente dimostrato Costanza Di Quattro con la sua opera in scena fino a domani al Teatro Carcano di Milano che ha prodotto lo spettacolo destinato a una lunga tourn\u00e9e in Sicilia. 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