{"id":3516,"date":"2020-05-20T15:57:27","date_gmt":"2020-05-20T13:57:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/?p=3516"},"modified":"2020-05-20T15:57:27","modified_gmt":"2020-05-20T13:57:27","slug":"popolizio-servono-pulitori-in-scena","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/2020\/05\/20\/popolizio-servono-pulitori-in-scena\/","title":{"rendered":"Popolizio, servono &#8220;Pulitori&#8221; in scena"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2020\/05\/popolizio.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-3521\" src=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2020\/05\/popolizio-1024x576.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"360\" srcset=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2020\/05\/popolizio-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2020\/05\/popolizio-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2020\/05\/popolizio-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2020\/05\/popolizio-48x27.jpg 48w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2020\/05\/popolizio-280x158.jpg 280w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2020\/05\/popolizio-650x366.jpg 650w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2020\/05\/popolizio.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/a><\/p>\n<p>\u00c8 stato prima isolato nel suo monolocale al centro di Roma, poi si \u00e8 rifugiato nella campagna umbra ma non ha mai smesso di elaborare pensieri, partecipare a dirette streaming e realizzare lavori pensati ad hoc per gli internauti. Ma <strong>Massimo Popolizio<\/strong> in questi mesi di forzata astinenza teatrale non \u00e8 stata una falena frenetica accecata dalla luce del proprio ego, piuttosto un leone indomito a caccia di una via di uscita alla paralisi e soprattutto in cerca di una soluzione al teatro della convivenza col rischio contagio. \u00abImmaginare, immaginare, immaginare\u00bb \u00e8 il verbo che ripete con l&#8217;ossessivo ardore di chi ripudia qualunque geremiade e ogni forma di autocommiserazione ed \u00e8 invece convinto che solo attraverso la bellezza e la fecondit\u00e0 della creativit\u00e0 si potr\u00e0 rinascere. Non si pensi per\u00f2 che abiti in lui una luminosa e fiduciosa prospettiva; d&#8217;altra parte ha dovuto interrompere il 23 febbraio l&#8217;acclamata tourn\u00e9e di <em><strong>Un nemico del popolo<\/strong><\/em>, Premio Ubu 2109 come miglior spettacolo dell&#8217;anno con lui regista e protagonista. Preoccupazione e amarezza dunque per la sopravvivenza quotidiana della sua compagnia lo attraversano, cos\u00ec come lo pervade un&#8217;indubbia idiosincrasia a ogni declinazione di facile e ottimistica retorica sul teatro che risorge dalle proprie ceneri. E con la sua proverbiale schiettezza denuncia pericoli e inganni in agguato con la riapertura dei teatri: \u00abPotremmo pure risolvere il problema sanitario con la riduzione del numero degli spettatori in sala &#8211; osserva Massimo Popolizio &#8211; ma cosa portiamo in scena? Una serie di monologhi? Testi a due attori? Soluzioni poco dispendiose e pratiche? No, ci vuole un&#8217;invenzione. Se decidi di uscire e di andare a sfidare il Covid-19 in un teatro probabilmente vuoi anche vedere qualcosa che ne valga la pena. Bisogna costruire un prodotto importante, mentre ho il sospetto che tutte queste invocazioni alla riapertura dei teatri servano per mantenere il contenitore aperto ma vuoto di contenuti perch\u00e9 sar\u00e0 difficile vedere spettacoli qualificati e corali\u00bb.<\/p>\n<p>Il teatro \u00e8 storicamente sopravvissuto a qualunque crisi, persino ai drammi bellici e nessuna scoperta tecnologica lo ha soppiantato. Ma la negazione della relazione, il divieto di fare comunit\u00e0 ha negato la sua quintessenza e la sua ragione d&#8217;essere. Che fare allora? Aspettare che \u00abpassi la nottata\u00bb? \u00abIn realt\u00e0 non \u00e8 il virus che ha ucciso il teatro, ma la burocrazia. Ho l&#8217;impressione che a tutti vada bene fare molto poco perch\u00e9 l&#8217;interesse \u00e8 concentrato non su ci\u00f2 che succede sul palcoscenico, ma su tutto quello che c&#8217;\u00e8 intorno, su come rimettere in moto l&#8217;intero apparato amministrativo. Oggi il virus ha fatto una radiografia a tutto ci\u00f2 che non funziona: solo il 25% di tutto il denaro messo a disposizione arriva per la produzione, il resto serve a mantenere in piedi la baracca. Se c&#8217;\u00e8 qualcosa di vitale e sensibile sono gli attori, ma chi li ascolta? Paradossalmente la tecnologia potrebbe salvare nell&#8217;immediato il teatro, ma con un&#8217;operazione altamente professionale e articolata con materiali letterari e documentaristici fruibili dal vivo e anche su altre piattaforme. Insomma bisogna inventarsi qualcosa di nuovo con il supporto di altri strumenti, ma in modo immaginifico, non ci si pu\u00f2 accontentare di una serie di monologhi che sono la scorciatoia pi\u00f9 banale e deprimente\u00bb.<\/p>\n<p>Secondo Popolizio c&#8217;\u00e8 stata la tendenza in questa emergenza a considerare le esigenze e le problematiche degli artisti come secondarie rispetto a pi\u00f9 urgenti e impellenti necessit\u00e0? \u00abSe noi dobbiamo mettere sullo stesso piano l&#8217;emergenza sanitaria e quella culturale \u00e8 indubbio che la prima prevalga. Ma non bisogna fermarsi a questo, non si deve arrivare a buttare il resto dalla finestra. La percezione comune \u00e8 che l&#8217;attore sia sempre e soltanto quello che passa in televisione e che \u00e8 pure fortunato perch\u00e9 il suo non viene considerato nemmeno un lavoro ma un divertimento, una forma di espressione del suo io interiore, un privilegio che di per s\u00e9 \u00e8 gi\u00e0 remunerativo. Abbiamo sempre dovuto lottare per autodefinirci. E la retorica del teatro paladino della cultura \u00e8 stata contro-producente perch\u00e9 invece bisogna combattere per farci riconoscere come semplici lavoratori che a volte riescono anche a fare arte, ma che primariamente svolgono un&#8217;opera socialmente utile\u00bb.<\/p>\n<p>Tornando all&#8217;immediato futuro quali prospettive? \u00abO ti fermi e aspetti, per\u00f2 ti pagano perch\u00e9 ho diritto anche io a una cassa integrazione minima come un qualsiasi operaio per campare, oppure si apre ma mi fai recitare e mi fai assumere e accettare la percentuale di rischio. Vivere con il Coronavirus significa saper accettare la morte. Non abbiamo alternative perch\u00e9 non ci sar\u00e0 mai un datore di lavoro che si assume da solo la responsabilit\u00e0 di fare uno spettacolo senza le misure di sicurezza. Nessun produttore aprir\u00e0 mai un teatro o un set cinematografico se la responsabilit\u00e0 non verr\u00e0 condivisa\u00bb.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 \u00e8 una necessit\u00e0 riprendere a fare teatro? \u00abLa necessit\u00e0 di fare teatro \u00e8 estremamente personale. Io ho iniziato a farlo perch\u00e9 volevo uscire di casa, eravamo tanti in famiglia, tutti in un&#8217;unica stanza e ho fatto tutto il teatro amatoriale che si poteva fare a Roma perch\u00e9 per me recitare era una boccata di ossigeno. L&#8217;epidemia ci ha messo di fronte a una prova ineludibile e a una severa selezione: chi \u00e8 che oggi vorr\u00e0 ancora portare avanti questo mestiere nonostante tutto? Quelli che avranno ancora questa forza saranno dei sopravvissuti fortemente immuni e colmi di anticorpi\u00bb.<\/p>\n<p>Quale \u00e8 stata la fragilit\u00e0 pi\u00f9 dolorosa che Popolizio ha vissuto in questi giorni? \u00abLa solitudine e la mancanza di lavoro. Non so stare da solo, mi deprimo, piango. E non so stare senza lavorare perch\u00e9 vengo dal teatro con Ronconi in cui eri assorbito totalmente non da problematiche filosofiche ma dalle questioni concrete della messinscena, vengo dalle lunghe tourn\u00e9e che ti tolgono dalle bruttezze della vita\u00bb.<\/p>\n<p>Potr\u00e0 sembrare utopica e na\u00efve la domanda, ma quale sar\u00e0 il prossimo spettacolo? \u00abSto pensando a un testo che si dovrebbe chiamare <em>I pulitori<\/em>, saremo tutti, rigorosamente con le mascherine, operatori di un&#8217;impresa di pulizia di un hotel e il &#8220;pulitore&#8221; vive in sei stanze d&#8217;albergo sei storie diverse a seconda del cliente a cui pulisce la camera. Ma per ora pianto fiori: rose, lavande e rosmarini\u00bb.<\/p>\n<p>Che dire agli spettatori in previsione della riapertura dei teatri il 15 giugno? \u00abState fermi che arriviamo. Non siamo morti. Quello che ci pu\u00f2 uccidere \u00e8 la burocrazia, ma siamo vivi, certo arrabbiati, ma vivi\u00bb. RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>di Michele Sciancalepore, fonte Avvenire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00c8 stato prima isolato nel suo monolocale al centro di Roma, poi si \u00e8 rifugiato nella campagna umbra ma non ha mai smesso di elaborare pensieri, partecipare a dirette streaming e realizzare lavori pensati ad hoc per gli internauti. 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