{"id":3614,"date":"2020-10-22T10:49:23","date_gmt":"2020-10-22T08:49:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/?p=3614"},"modified":"2020-10-22T10:49:23","modified_gmt":"2020-10-22T08:49:23","slug":"la-passeggiata-di-timi-e-mascino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/2020\/10\/22\/la-passeggiata-di-timi-e-mascino\/","title":{"rendered":"La Passeggiata di Timi e Mascino"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_3617\" aria-describedby=\"caption-attachment-3617\" style=\"width: 642px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2020\/10\/Promenade-de-sant\u00e9\u00a9-Laila-Pozzo-81.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\" wp-image-3617\" src=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2020\/10\/Promenade-de-sant\u00e9\u00a9-Laila-Pozzo-81.jpg\" alt=\"\" width=\"642\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2020\/10\/Promenade-de-sant\u00e9\u00a9-Laila-Pozzo-81.jpg 1000w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2020\/10\/Promenade-de-sant\u00e9\u00a9-Laila-Pozzo-81-300x187.jpg 300w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2020\/10\/Promenade-de-sant\u00e9\u00a9-Laila-Pozzo-81-768x478.jpg 768w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2020\/10\/Promenade-de-sant\u00e9\u00a9-Laila-Pozzo-81-43x27.jpg 43w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2020\/10\/Promenade-de-sant\u00e9\u00a9-Laila-Pozzo-81-280x174.jpg 280w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2020\/10\/Promenade-de-sant\u00e9\u00a9-Laila-Pozzo-81-650x405.jpg 650w\" sizes=\"(max-width: 642px) 100vw, 642px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-3617\" class=\"wp-caption-text\">Lucia Mascino e Filippo Timi in &#8220;Promenade de sant\u00e9&#8221;, diretto da Giuseppe Piccioni. Fino all&#8217;1 novembre al Franco Parenti di Milano \/ Laila Pozzo.<\/figcaption><\/figure>\n<p>\u00abAzione!\u00bb, ad alta voce il regista invita a riprendere la scena. Non siamo per\u00f2 in un set cinematografico, ma a teatro. Si tratta di una deformazione professionale del regista in questione, <strong>Giuseppe Piccioni<\/strong>, da sempre avvezzo a catturare i moti dell&#8217;animo sulla pellicola ma neofita del palcoscenico. In realt\u00e0 il comando, consueto fra le macchine da presa, calza a pennello anche sullo spazio scenico dove impera per l&#8217;appunto l&#8217;agone drammatico. E c&#8217;\u00e8 una perpetua, vibrante azione fisica e psichica in <strong><em>Promenade de sant\u00e9 &#8211; Passeggiata di salute<\/em><\/strong>, testo del drammaturgo francese Nicolas Bedos, tradotto da Monica Capuani, prodotto dalla coraggiosa e fertile realt\u00e0 di <strong>Marche Teatro<\/strong>, che ha debuttato al <strong>Teatro delle Muse di Ancona<\/strong> prima di spostarsi da oggi al 1\u00b0 novembre sulle assi del <strong>Teatro Franco Parenti di Milano<\/strong>.<\/p>\n<p>Giuseppe Piccioni, pur alla sua prima regia teatrale, valorizza ed esalta tutte le peculiarit\u00e0 e le dinamiche di uno spettacolo dal vivo, ovvero quella fisicit\u00e0 e carnalit\u00e0 che lo rendono unico e irriproducibile, oltre che quasi scandaloso in un&#8217;epoca in cui la distanza \u00e8 salvifica e la contaminazione mortifera. \u00ab\u00c8 un testo in apparenza lontano dalle problematiche che stiamo vivendo &#8211; spiega Piccioni &#8211; in realt\u00e0 attualissimo perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 implicitamente molto Covid dentro. Trasmette l&#8217;insopprimibile urgenza di tornare a vivere e ci siamo tuffati con grande fame e desiderio, quasi incontrollato e per certi versi febbrile\u00bb. Usa il plurale Piccioni, non <em>maiestatis<\/em>, ma letterale perch\u00e9 si \u00e8 affidato a una da lui ben nota e affiatata coppia di &#8220;felini&#8221; della scena per far risuonare questo spettacolo che in pratica, tra innumerevoli pulsioni, contraddizioni, conflitti reali o immaginari, si offre come un inno all&#8217;amore, unico senso e motore della vita. I due &#8220;animali da palcoscenico&#8221; sono<strong> Lucia Mascino<\/strong> e <strong>Filippo Timi<\/strong>, una coppia collaudatissima gi\u00e0 dai tempi del sodalizio artistico con Giorgio Barberio Corsetti e che ha condiviso 23 anni di amicizia e 14 spettacoli. L&#8217;alchimia fra i due interpreti \u00e8 in questo caso ancora una volta perfetta: \u00abCi siamo baciati subito sin dalla prima prova a tavolino a casa di Giuseppe\u00bb, svela subito Timi, precisando, per\u00f2, che il protocollo sanitario anti-covid, con tamponi ripetuti e presidi medici vari, \u00e8 stato sempre scrupolosamente rispettato, come del resto avviene in ogni realt\u00e0 produttiva teatrale, non a caso una delle pi\u00f9 sicure al giorno d&#8217;oggi.<\/p>\n<p>Il bacio, il contatto fisico, cercato ossessivamente o repentinamente respinto, il bisogno di una fusione che si agogna e che terrorizza al contempo, attraversa tutta la pi\u00e8ce e abita il corpo, la mente e il cuore di un &#8220;lui&#8221; e di una &#8220;lei&#8221;, i due personaggi anonimi ma fortemente caratterizzati: l&#8217;uno narcisista, ossessivo, l&#8217;altra psicotica, paranoica, schizofrenica, depressiva, entrambi malati e a caccia loro malgrado, di eros e amore, ambedue pazienti di una clinica psichiatrica che ora si cercano, ora si fuggono, sempre palpitano. I dialoghi sono spesso serrati, si duetta per scavare nelle debolezze e paure ma anche per danzare un figurato o carnale corteggiamento. \u00c8 in effetti un &#8220;passo a due&#8221; di una verit\u00e0 penetrante e di una vitalit\u00e0 travolgente; e poco importa se alla fine si adombra l&#8217;ipotesi che &#8220;lui&#8221; sia solo un&#8217;onirica proiezione frutto delle allucinazioni mentali di &#8220;lei&#8221;. La bravura di Timi e Mascino \u00e8 proverbiale, ma qui si va oltre perch\u00e9 emergono delle aderenze fra attore e personaggio in questo caso davvero feconde. L&#8217;artista umbro, tanto timido nella vita quanto capace in teatro di danzare con i suoi fantasmi (\u00absono un balbuziente ma sul palco non balbetto mai e faccio monologhi di 2 ore, sono mezzo cieco e faccio l&#8217;acrobata\u00bb, confessa Filippo Timi), orgoglioso delle proprie ferite perch\u00e9 \u00abalcuni dolori \u00e8 un bene che ci siano\u00bb, che vive uno spettacolo come \u00abun rito d&#8217;amore\u00bb, riesce a conferire in questa performance, scandita da salti mortali dell&#8217;anima e della psiche e da poliedrici registri interpretativi, una naturalezza e profonda leggerezza impressionanti. Lucia Mascino, inoltre, infonde assoluta verit\u00e0 e credibilit\u00e0 al suo personaggio saltando con apparente facilit\u00e0 e scioltezza dagli abissi della fragilit\u00e0 alle vette della durezza e coglie appieno l&#8217;essenza drammaturgica quando lei stessa rivela: \u00abQuest&#8217;opera ti immerge nell&#8217;irrazionale, nell&#8217;impossibilit\u00e0 di catalogare e comprendere razionalmente i sentimenti, per quanto ci si sforzi di sviscerarli, analizzarli. L&#8217;amore \u00e8 un alito di vita che non si pu\u00f2 afferrare\u00bb.<\/p>\n<p>Sulla stessa lunghezza d&#8217;onda ovviamente anche Giuseppe Piccioni: \u00abL&#8217;amore si pu\u00f2 solo cristianamente educare, imparare ad amare \u00e8 un&#8217;arte. \u00c8 un &#8220;divino anacronismo&#8221;, come diceva Orson Welles a riguardo del teatro; anche innamorarsi follemente \u00e8 una bandiera anacronistica e non ci sono vaccini efficaci che lo debellino, depotenzino o neutralizzino\u00bb. La sintonia fra attori e regista \u00e8 totale: \u00abLa prima cosa che ho notato a casa sua &#8211; osserva Timi &#8211; era un libro dell&#8217;Ottocento sulla scrivania. Giuseppe ha una sensibilit\u00e0 &#8220;romantica&#8221; che mi affascina tantissimo e io trovo che il Romanticismo sia davvero &#8220;rock&#8221;\u00bb. \u00abLui vive in uno stato di perenne ispirazione &#8211; incalza Lucia Mascino &#8211; in un continuo processo creativo. Ad esempio siamo al ristorante, all&#8217;improvviso si alza e si mette a fare un balletto che gli \u00e8 venuto in mente per lo spettacolo, solo dopo si rende conto che tutti lo stanno guardando\u00bb.<\/p>\n<p>E in effetti l&#8217;allestimento rispecchia pienamente la maniacalit\u00e0 del regista Piccioni: il disegno luci, uno degli aspetti spesso a torto trasandati o approssimativi a teatro, \u00e8 preciso e sempre funzionale; i frequenti contributi video, lungi dall&#8217;essere oleografici o corpi estranei, innescano un sapiente rapporto dialettico con la scena e i personaggi con i quali dialogano o ai quali si sostituiscono. Innegabile dunque che in <strong><em>Promenade de sant\u00e9<\/em><\/strong> la sensibilit\u00e0 ed esperienza cinematografica del regista di <em>Fuori dal mondo<\/em> e <em>Luce dei miei occhi<\/em> abbia svolto un ruolo evidente. Ma cosa invece il teatro ha dato a Piccioni? \u00abMi ha restituito un entusiasmo che forse nel cinema si stava affievolendo perch\u00e9 \u00e8 un&#8217;avventura misteriosa, \u00e8 una materia vivente mai del tutto comprensibile e governabile. In teatro c&#8217;\u00e8 una fisicit\u00e0 che mi appassiona, \u00e8 struggente e temo, per voi, che questa esperienza possa avere un seguito\u00bb. Molto probabile allora che nelle platee durante le prove riprenda a echeggiare l&#8217;esclamativo \u00abazione!\u00bb. RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>di Michele Sciancalepore, fonte Avvenire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00abAzione!\u00bb, ad alta voce il regista invita a riprendere la scena. Non siamo per\u00f2 in un set cinematografico, ma a teatro. Si tratta di una deformazione professionale del regista in questione, Giuseppe Piccioni, da sempre avvezzo a catturare i moti dell&#8217;animo sulla pellicola ma neofita del palcoscenico. 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