{"id":3679,"date":"2020-11-18T12:51:39","date_gmt":"2020-11-18T11:51:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/?p=3679"},"modified":"2020-11-18T13:30:55","modified_gmt":"2020-11-18T12:30:55","slug":"la-metamorfosi-comincia-in-scena","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/2020\/11\/18\/la-metamorfosi-comincia-in-scena\/","title":{"rendered":"La Metamorfosi comincia in scena"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_3681\" aria-describedby=\"caption-attachment-3681\" style=\"width: 693px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2020\/11\/metamorfosi.jpg\"><img class=\" wp-image-3681\" src=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2020\/11\/metamorfosi.jpg\" alt=\"\" width=\"693\" height=\"390\" srcset=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2020\/11\/metamorfosi.jpg 512w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2020\/11\/metamorfosi-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2020\/11\/metamorfosi-48x27.jpg 48w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2020\/11\/metamorfosi-280x158.jpg 280w\" sizes=\"(max-width: 693px) 100vw, 693px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-3681\" class=\"wp-caption-text\">L&#8221;attore Michelangelo Dalisi \u00e8 Gregorio Samsa, ne &#8220;La Metamorfosi&#8221; di Kafka, diretta da Giorgio Barberio Corsetti<\/figcaption><\/figure>\n<p>Il mondo \u00e8 diventato all&#8217;improvviso immondo. Un tranquillo commesso viaggiatore una mattina si sveglia e si scopre \u00abtrasformato, nel suo letto, in un enorme insetto immondo\u00bb. Vittima di questa trasformazione animalesca e paradossale \u00e8 Gregorio Samsa, lo sfortunato protagonista de <strong><em>La metamorfosi<\/em> <\/strong>di <strong>Franz Kafka<\/strong>. Conseguenze di questo terribile mutamento sono isolamento, depressione, alienazione, annichilimento e, da parte della famiglia (padre, madre e sorella di Gregorio), separazione, distanziamento e repulsione. Tutti termini e concetti tristemente familiari al giorno d&#8217;oggi per le famigerate ragioni legate all&#8217;emergenza sanitaria ma che rappresentano altres\u00ec le parole chiave e i temi cruciali dell&#8217;opera pubblicata dallo scrittore boemo ben 105 anni fa. Un&#8217;inquietante e visionaria aderenza che dovrebbe spingere a rileggere il cupo, grottesco e allegorico racconto dell&#8217;artista esistenzialista. Il direttore del <strong>Teatro di Roma<\/strong>, <strong>Giorgio Barberio Corsetti<\/strong>, \u00e8 andato oltre. Aveva pensato di allestirlo al <strong>Teatro Argentina di Roma<\/strong> in prima nazionale in questa martoriata stagione post-Covid, ma la seconda ondata pandemica ha sommerso ogni strenua velleit\u00e0 organizzativa e rinviato il debutto si spera non alle calende greche. Ma se, da addetto ai lavori, si varca la soglia del teatro di Largo Argentina della capitale si entra in un&#8217;inedita dimensione atemporale, un&#8217;esperienza incantevole e commovente, notevole e sorprendente e si assiste a quello che \u00e8 sempre stato il sogno di ogni regista italiano: poter provare uno spettacolo senza avere l&#8217;assillo di una scadenza, anzi senza sapere quando andr\u00e0 in scena davanti al pubblico, libero di creare, sperimentare nuove soluzioni, affinare i meccanismi drammaturgici perch\u00e9 il tiranno &#8220;Chronos&#8221; \u00e8 stato momentaneamente deposto.<\/p>\n<p>Certo questa utopica condizione non \u00e8 il frutto di una illuminata politica culturale bens\u00ec di una buia chiusura al pubblico dei sipari e il rischio di assomigliare agli incoscienti orchestranti che suonavano sull&#8217;affondante Titanic diventa sempre pi\u00f9 concreto. Ma il regista e direttore artistico Barberio Corsetti preferisce in questo caso un altro ben pi\u00f9 incoraggiante ed edificante paragone.<\/p>\n<p>\u00abMi riconosco di pi\u00f9 nelle parole che il grande compositore russo Shostakovich pronunci\u00f2 alla radio il 16 settembre del 1941 ai suoi concittadini, in una Leningrado assediata dalle truppe naziste, invitandoli a difendere l&#8217;arte seriamente minacciata, a continuare a lavorare con la stessa onest\u00e0 e dedizione, a non abbandonare il posto di lotta. D&#8217;altra parte non posso farne a meno, anche se non potessi accedere al teatro continuerei a immaginare scenari e possibili spettacoli da offrire al pubblico. E poi c&#8217;\u00e8 anche una forte analogia tra la nostra peculiare situazione di sospensione e provvisoriet\u00e0 e la natura delle opere kafkiane che non arrivavano mai a un compimento\u00bb.<\/p>\n<p>Ma un precursore della fusione multidisciplinare, della mescolanza fra le arti come Giorgio Barberio Corsetti quanta frustrazione o smarrimento prova nel vivere un periodo in cui parole come contaminazione e contatto sono diventate uno scandalo, un tab\u00f9 e rimpiazzate da distanziamento, isolamento e sanificazione?<\/p>\n<p>\u00abDal punto di vista prettamente artistico non ho rinunciato affatto alla simbiosi fra le varie discipline; sul piano pratico del rispetto dei protocolli sanitari ho cercato di fare di necessit\u00e0 virt\u00f9. Gli abbracci, i contatti fisici e il passaggio diretto di oggetti, attualmente vietati, li abbiamo ribaltati in divertenti incidenti in perfetta coerenza con lo spirito del testo che \u00e8 assolutamente tragicomico\u00bb.<\/p>\n<p>L&#8217;alienazione, l&#8217;isolamento, la separazione da ogni forma di socialit\u00e0, la mortificazione sembrano essere termini tratti da un&#8217;accurata diagnosi delle conseguenze della pandemia. In realt\u00e0 sono le evidenti criticit\u00e0 che attraversano questo racconto di Kafka del 1915&#8230;<\/p>\n<p>\u00abIn effetti la scelta di allestire <em>La metamorfosi<\/em> scaturisce dal desiderio di comunicare attraverso il teatro la portata quasi profetica e universale del testo di Kafka. La ripugnanza, la maldicenza, la depressione, l&#8217;emarginazione, l&#8217;incomprensione e l&#8217;incomunicabilit\u00e0, tutte condizioni che affliggono Gregorio, che da uomo si sveglia scarafaggio, rischiano di travolgerci anche oggi, soprattutto se non ne siamo consapevoli. Un&#8217;altra implicita ma innegabile denuncia che emerge da questo capolavoro riguarda il cinismo del sistema produttivo che non pu\u00f2 incepparsi e sacrifica la diversit\u00e0 sull&#8217;altare dell&#8217;efficienza. \u00c8 ancora peggio: c&#8217;\u00e8 una percezione della macchina sociale e di quella burocratica ed economica come di un totem che schiaccia e annulla completamente la libert\u00e0 individuale al punto che la persona non ha pi\u00f9 speranza\u00bb.<\/p>\n<p>Nelle opere di Kafka c&#8217;\u00e8 una specie di metafisica al contrario, una metafisica della negazione. La sua regia si muove su un delicato equilibrio fra reale e surreale. Una scelta dettata dallo spirito del testo?<\/p>\n<p>\u00abAssolutamente s\u00ec. Kafka ci fa entrare con la sua scrittura in un universo parallelo e si muove sempre su un doppio binario: il quotidiano deraglia nell&#8217;onirico, l&#8217;angosciante dramma \u00e8 venato da una fortissima ironia, il realismo minimalista si colora di un noir da incubo. Di certo Kafka riesce a ipnotizzare lo spettatore. Non \u00e8 mai autoritario nei suoi confronti, ha uno sguardo sempre laterale, obliquo, dal basso, proprio come quello di un piccolo insetto, ma incredibilmente colmo di compassione e profondissima umanit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>Qual \u00e8 stata la difficolt\u00e0 maggiore nel preparare questo lavoro?<\/p>\n<p>\u00abIndubbiamente quella di evocare l&#8217;immagine dell&#8217;uomo Gregorio mutato in insetto. Bisognava creare un corpo immaginario, non poteva essere un&#8217;operazione mimetica, l&#8217;attore (<strong>Michelangelo Dalisi<\/strong>) doveva inventare e attraverso la parola dare fisicit\u00e0, far esistere nominando, utilizzare la forza della poesia. E ci \u00e8 riuscito a mio avviso\u00bb.<\/p>\n<p>Qual \u00e8 la metamorfosi che Giorgio Barberio Corsetti augura a se stesso?<\/p>\n<p>\u00abVorrei viaggiare verso alte vette, con la libert\u00e0 che avevo da ragazzo quando partivo senza una scadenza. Sar\u00e0 una reazione all&#8217;essere ora rinchiusi in casa, ma vorrei andare per interminati spazi, planare su nevi eterne&#8230;\u00bb. In pratica vorrebbe essere vento. \u00abS\u00ec, esatto\u00bb.<\/p>\n<p>E la metamorfosi che invece auspica per il teatro?<\/p>\n<p>\u00abChe il teatro italiano diventi un vaccino contro il virus, un antidoto alla depressione, all&#8217;isolamento. Anche perch\u00e9 il teatro \u00e8 un farmaco salutare che crea uno spirito comunitario proprio nei momenti di maggiore conflittualit\u00e0 e divisione\u00bb.<\/p>\n<p>RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>di Michele Sciancalepore, fonte Avvenire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il mondo \u00e8 diventato all&#8217;improvviso immondo. Un tranquillo commesso viaggiatore una mattina si sveglia e si scopre \u00abtrasformato, nel suo letto, in un enorme insetto immondo\u00bb. Vittima di questa trasformazione animalesca e paradossale \u00e8 Gregorio Samsa, lo sfortunato protagonista de La metamorfosi di Franz Kafka. 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