{"id":3842,"date":"2021-02-09T14:46:47","date_gmt":"2021-02-09T13:46:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/?p=3842"},"modified":"2021-02-09T14:46:47","modified_gmt":"2021-02-09T13:46:47","slug":"se-il-teatro-e-una-casa-la-zona-rossa-e-al-bellini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/2021\/02\/09\/se-il-teatro-e-una-casa-la-zona-rossa-e-al-bellini\/","title":{"rendered":"Se il teatro \u00e8 una casa la &#8220;Zona rossa&#8221; \u00e8 al Bellini"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_3847\" aria-describedby=\"caption-attachment-3847\" style=\"width: 588px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2021\/02\/Zona-Rossa-prove.jpg\"><img class=\" wp-image-3847\" src=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2021\/02\/Zona-Rossa-prove.jpg\" alt=\"\" width=\"588\" height=\"329\" srcset=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2021\/02\/Zona-Rossa-prove.jpg 960w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2021\/02\/Zona-Rossa-prove-300x168.jpg 300w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2021\/02\/Zona-Rossa-prove-768x430.jpg 768w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2021\/02\/Zona-Rossa-prove-48x27.jpg 48w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2021\/02\/Zona-Rossa-prove-280x157.jpg 280w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2021\/02\/Zona-Rossa-prove-650x364.jpg 650w\" sizes=\"(max-width: 588px) 100vw, 588px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-3847\" class=\"wp-caption-text\">Gli attori del progetto teatrale del Bellini di Napoli, &#8220;Zona Rossa&#8221; \/ Guido Mencari<\/figcaption><\/figure>\n<p>Si fa presto a dire \u00abriapriamo i teatri, il teatro \u00e8 la nostra casa, non possiamo farne a meno\u00bb e altre amenit\u00e0 del genere che sanno tutte di verit\u00e0 ma che ormai sanno anche di mantra sempre pi\u00f9 diafani e retorici perch\u00e9 al verbo non ne consegue alcuna azione. Provate invece a rinchiudervi in teatro, ma concretamente, con il corpo e con la mente; provate a farlo diventare davvero il vostro focolare domestico, a dormire in un camerino di tre metri quadrati, a condividere un bagno con doccia dall&#8217;esile e tiepido gettito d&#8217;acqua; provate a fare a meno di sole e aria aperta e a esporvi costantemente ai proiettori, neon di servizio e a respirare non poeticamente e metaforicamente ma fisicamente la polvere del palcoscenico. E non per un giorno ma per pi\u00f9 di 50 notti e d\u00ec, almeno fino a oggi. E non \u00e8 ancora finita perch\u00e9 i sei giovani artisti (ora cinque, uno di loro ha mollato), che il 20 dicembre aderirono all&#8217;impresa di imporsi un volontario lockdown duro auto-recludendosi nel <strong>teatro Bellini di Napoli<\/strong> fino alla tanto sospirata riapertura dei teatri, stanno ancora l\u00ec, prigionieri di una triplice &#8220;pro&#8221;: protesta, provocazione e produzione di uno spettacolo.<\/p>\n<p>Si chiama <em><strong>Zona Rossa<\/strong> <\/em>questa iniziativa, ideata da <strong>Daniele Russo<\/strong> e <strong>Davide Sacco<\/strong>, che quando fu lanciata ebbe anche una certa eco mediatica, complice la scelta di piazzare le telecamere all&#8217;interno del teatro per mandare in streaming il vissuto dei sei reclusi suscitando cos\u00ec il parallelismo col Grande Fratello televisivo qui in salsa teatrale. In realt\u00e0 nulla di pi\u00f9 fuorviante perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 in questo caso voyeurismo n\u00e9 morbosit\u00e0, non sono le pruriginose dinamiche relazionali al centro dell&#8217;occhio diaframmatico bens\u00ec il processo creativo che porta alla costruzione di una pi\u00e8ce teatrale, ovvero far vedere un attore prima della messinscena, con le fatiche, gioie e dolori, tensioni ed emozioni del suo quotidiano, in una sola parola il &#8216;retroscena&#8217;, con l&#8217;obiettivo primario di divulgare una percezione sempre ignorata finora: quella che chi opera nello spettacolo sia un lavoratore alla stessa stregua di un operaio nella fabbrica.<\/p>\n<p><strong>Alfredo Angelici<\/strong>,<strong> Federica Carruba Toscano<\/strong>,<strong> Licia Lanera<\/strong>,<strong> Pier Lorenzo Pisano <\/strong>e <strong>Matilde Vigna<\/strong>, gli attuali cinque segregati del Bellini, non hanno per\u00f2 alcuna pretesa di passare per eroi o martiri, sono in realt\u00e0 accuditi, premurosamente rifocillati, come si evince dalle dirette streaming, piuttosto rivendicano semplicemente la possibilit\u00e0 di una vita artistica ormai da troppo tempo negata e speravano con la loro azione politica e polemica di innescare un effetto a valanga che in realt\u00e0 non c&#8217;\u00e8 stato, si illudevano di essere i pionieri di un&#8217;iniziativa che avrebbe dovuto nelle loro intenzioni creare dei proseliti. Invece una coltre di oblio rischia di seppellirli. \u00c8 questa attualmente la loro pi\u00f9 grande paura, la &#8216;dimenticanza&#8217;, oltre al timore di ingrassare o di vedere la pelle seccarsi per penuria di fotosintesi. Ma sotto le loro angosce e fragilit\u00e0 sta covando un forte coraggio pronto a emergere probabilmente a breve in modo anche piuttosto eclatante. Un&#8217;audacia che, come spiega Daniele Russo, curatore del progetto e presidente del Teatro Bellini, nasce da una presa di coscienza non pi\u00f9 procrastinabile: \u00abCi sono contraddizioni che non spiegano e non giustificano pi\u00f9 la chiusura dei teatri. Ad esempio, se si volesse, qui all&#8217;interno del Bellini, si potrebbe fare un comizio politico. Ma io invece sempre in questo stesso teatro non posso fare uno spettacolo; \u00e8 un cortocircuito che non capisco e non mi sta pi\u00f9 bene. E allora trasformeremo lo spettacolo che i ragazzi stanno creando in un comizio politico\u00bb. Sicuramente quest&#8217; azione di rottura non sarebbe una forzatura. La valenza e la vis politica di questa creazione, frutto di una convivenza artistica e umana forzata ma voluta, \u00e8 innegabile e prorompente anche solo dopo aver assistito a una &#8216;filata&#8217; ancora approssimativa. Si preannuncia in effetti come una condivisione col pubblico che, pur partendo da una \u00abvisione endoscopica\u00bb, come precisa Licia Lanera, regista e drammaturga della performance insieme a Pier Lorenzo Pisano, pur scandagliando e scavando nelle viscere e nei meandri della mente e della psiche di ogni singolo interprete, fa emergere le istanze e le esigenze oggettive della polis.<\/p>\n<p>\u00c8 in pratica un diario del loro vissuto, dagli incubi del disfacimento corporeo alle ansie per il sempre pi\u00f9 svuotato senso del teatro, dall&#8217;esilarante messaggio di insofferenza per la mamma spettatrice compulsiva delle prove in streaming alle opportune citazioni da Antonio Tarantino, Martin Crimp e Antonio Gramsci. Sembra tutto dipanarsi dunque in modo autobiografico e auto-biologico, cronachistico e cronologico, crudo e crudele, ma alla fine ci\u00f2 che resta \u00e8 verit\u00e0 lirica, un flusso di coscienze soggettive che d\u00e0 corpo a collettive prese di coscienza. Insomma si resta catturati da una fruizione fluida e armonica anche se scaturisce da precise ferite individuali e pur guidato da una doppia inedita regia, bicefala ma non schizofrenica. Il nome che avr\u00e0 lo spettacolo non \u00e8 dato al momento saperlo; l&#8217;idea \u00e8 di utilizzare come titolo il numero dei giorni maturati di autoreclusione vissuti in teatro; giorni bui che per\u00f2 non hanno spento nei loro animi la voglia di donare sogni \u00abin presenza\u00bb: \u00abPi\u00f9 andiamo verso tempi frenetici e ipertecnologici &#8211; asserisce convinto Daniele Russo &#8211; pi\u00f9 la polvere e l&#8217;artigianato del teatro vincer\u00e0. Fino a quando sar\u00e0 cos\u00ec non svegliatemi\u00bb. RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>di Michele Sciancalepore, fonte Avvenire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Si fa presto a dire \u00abriapriamo i teatri, il teatro \u00e8 la nostra casa, non possiamo farne a meno\u00bb e altre amenit\u00e0 del genere che sanno tutte di verit\u00e0 ma che ormai sanno anche di mantra sempre pi\u00f9 diafani e retorici perch\u00e9 al verbo non ne consegue alcuna azione. Provate invece a rinchiudervi in teatro, [&hellip;]","protected":false},"author":32,"featured_media":3846,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[90],"tags":[260,588,589,215,590,591,593,257,592,259,586,262,587],"acf":[],"aioseo_notices":[],"featured_image_url":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2021\/02\/Zona-Rossa-prove2-1024x672.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3842"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-json\/wp\/v2\/users\/32"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3842"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3842\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3849,"href":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3842\/revisions\/3849"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3846"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3842"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3842"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3842"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}