{"id":4171,"date":"2021-11-25T12:21:22","date_gmt":"2021-11-25T11:21:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/?p=4171"},"modified":"2021-11-25T12:21:54","modified_gmt":"2021-11-25T11:21:54","slug":"casa-di-carte-il-mondo-oggi-secondo-paolini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/2021\/11\/25\/casa-di-carte-il-mondo-oggi-secondo-paolini\/","title":{"rendered":"Casa di carte, il mondo oggi secondo Paolini"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_4173\" aria-describedby=\"caption-attachment-4173\" style=\"width: 640px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2021\/11\/SAni-Ph.-Gianluca-Moretto-2.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-4173 size-large\" src=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2021\/11\/SAni-Ph.-Gianluca-Moretto-2-1024x567.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"354\" srcset=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2021\/11\/SAni-Ph.-Gianluca-Moretto-2-1024x567.jpg 1024w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2021\/11\/SAni-Ph.-Gianluca-Moretto-2-300x166.jpg 300w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2021\/11\/SAni-Ph.-Gianluca-Moretto-2-768x425.jpg 768w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2021\/11\/SAni-Ph.-Gianluca-Moretto-2-49x27.jpg 49w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2021\/11\/SAni-Ph.-Gianluca-Moretto-2-280x155.jpg 280w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2021\/11\/SAni-Ph.-Gianluca-Moretto-2-650x360.jpg 650w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2021\/11\/SAni-Ph.-Gianluca-Moretto-2.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-4173\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;attore Marco Paolini in scena in &#8220;Sani!&#8221; accompagnato dalla cantante somala Saba Anglana e dal chitarrista Lorenzo Monguzzi \/ ph. Gianluca Moretto.<\/figcaption><\/figure>\n<p>Siamo un castello di carte, in equilibrio precario, sempre sul punto di crollare. Per evitare il tracollo c&#8217;\u00e8 una sola possibilit\u00e0: affidarsi, reggersi reciprocamente, sentirsi attivi, parte in causa s\u00ec, ma non prioritari, superiori, autosufficienti. Nessuno pu\u00f2 essere una carta isolata, ognuno \u00e8 un ponte, un appoggio per l&#8217;altro. Solo cos\u00ec questa miracolosa cattedrale cartacea, paradigma dell&#8217;umana comunit\u00e0, potr\u00e0 restare eretta. \u00c8 questo l&#8217;inequivocabile pensiero che si formalizza quando lo sguardo inevitabilmente viene catturato dalla gigantesca piramide formata da 37 mega-carte da gioco trevisane che troneggia sul palco del <strong>Piccolo Teatro Strehler di Milano<\/strong>. \u00c8 questa la scenografia, per la prima volta simbolica e non strumentale, che <strong>Marco Paolini<\/strong> ha deciso di proporre per il suo nuovo spettacolo, <strong><em>Sani!<\/em><\/strong>, in scena fino al 5 dicembre. Il titolo fa riferimento all&#8217;espressione usata per dare il saluto nella valle del Piave; viene da Salus, &#8220;salute&#8221;, da cui deriva l&#8217;attuale Salve. <em>Sani!<\/em> \u00e8 quindi un augurio, una benedizione, un viatico, ma \u00e8 anche una boccata di ossigeno che all&#8217;inizio pu\u00f2 far male ai polmoni quando la respiri perch\u00e9 te li riapre dopo tanta asfittica apnea, ma poi \u00e8 salutare. Con <em>Sani!<\/em> si incassano pugni e si ricevono carezze. Sono duri, crudi e cupi gli inoppugnabili dati sul &#8220;peso del benessere&#8221;, sull&#8217;imminente sorpasso dell&#8217;artificiale sulla materia vivente, pubblicati sulla rivista <em>Nature<\/em> dal biologo israeliano Ron Milo, con cui Paolini sceglie di dare avvio alla sua narrazione. Ma infonde dolcezza e speranza rendersi anche conto che l&#8217;evangelica &#8220;vedova povera&#8221;, che dona tutto quel che aveva per vivere, \u00e8 esistita davvero e nel maggio del 1976 si chiamava &#8220;Rosina&#8221; di Gemona che offre agli occasionali astanti tutto quel poco che aveva salvato dal terremoto, caff\u00e8 con la moka e mezza bottiglia di grappa. Quest&#8217; ultima creazione del pioniere del teatro civile riprende indubbiamente il filone degli album dei ricordi ma si arricchisce ancor pi\u00f9 con agnizioni frutto di incontri, letture, esperienze vissute soprattutto con gli uomini di scienza, in particolare i biologi perch\u00e9 sono loro, secondo Paolini, che controllano il polso del paziente-pianeta.<\/p>\n<p>Dall&#8217;epico-comico incontro-scontro con Carmelo Bene del 1983 allo scampato pericolo nucleare dello stesso anno grazie al coraggio del tenente colonnello Petrov, dalla ricostruzione in Friuli post-terremoto alla costruzione infinita delle cattedrali, dalla visionariet\u00e0 di Gaud\u00ed che con la Sagrada Fam\u00edlia non costruisce per s\u00e9 ma per le generazioni future alla miopia di un Occidente silente, dormiente e di una \u00abEuropa impaurita, casa di riposo per anziani con piscina, con di fronte un asilo nido che non ti fa dormire\u00bb sono 105 minuti di una navigazione movimentata, a volte vertiginosa, altre pi\u00f9 pacata, sempre intrecciata con il canto della splendida vocalist somala<strong> Saba Anglana<\/strong> e la loquace chitarra dell&#8217;immancabile <strong>Lorenzo Monguzzi<\/strong>. \u00c8 quindi l&#8217;ennesimo accattivante flusso del capostipite dei narratori che ovviamente non ignora gli ultimi accadimenti pandemici, anzi li utilizza come trampolino per lanciare e auspicare a gran voce un nuovo &#8220;patto fra teatro e spettatori&#8221;: \u00abNessuno pu\u00f2 bastare a se stesso &#8211; afferma perentoriamente Marco Paolini -. Bastare a se stesso \u00e8 una visione neoliberale e non se la pu\u00f2 permettere n\u00e9 il teatro n\u00e9 un cittadino. Un teatro politico oggi deve creare comunit\u00e0, non pu\u00f2 fondarsi sulle trib\u00f9, sulle appartenenze. Bisogna creare ponti. Mi viene in mente Vincenzo Linarello, responsabile di &#8220;Goel&#8221;, una rete di cooperative sociali che nella Locride ha creato solidariet\u00e0 e un&#8217;economia positiva offrendo cos\u00ec un&#8217;alternativa alla disoccupazione o alla collaborazione con la &#8216;ndrangheta. Vincenzo dice che l&#8217;etica deve dimostrare di essere una pratica, non una mera categoria dello spirito; l&#8217;etica deve convincere nel concreto. Noi parliamo di &#8220;transizione&#8221; ecologica che \u00e8 una parola neutra; il politico e scrittore Alexander Langer, di formazione cattolico-sociale, parlava di &#8220;conversione&#8221; ecologica che contiene un pensiero forte, ben determinato, mentre &#8220;transizione&#8221; \u00e8 parola neutra molto vicino a transazione, non mette in discussione niente, non fa vedere niente. Noi artisti dobbiamo oggi essere determinati e concreti, non si pu\u00f2 portare a casa il consenso, sprecare due ore per far sentire meglio e appagato chi ti ascolta. Non innescare dei dubbi, degli interrogativi, dei meccanismi che spostino la direzione \u00e8 un fallimento\u00bb.<\/p>\n<p>Il sottotitolo dello spettacolo \u00e8 <strong><em>Teatro fra parentesi<\/em><\/strong>. Quando per Paolini il teatro non sar\u00e0 pi\u00f9 una &#8220;parentetica&#8221; ma una &#8220;proposizione principale&#8221;? Quando l&#8217;Europa smetter\u00e0 di dormire e si sveglier\u00e0. Questo \u00e8 un continente soporifero. E allora che deve fare il teatro in un Paese come questo? Utilizzare tutti gli strumenti a disposizione per stimolare, risvegliare. \u00c8 singolare che l&#8217;unica capacit\u00e0 di reazione da noi avvenga al di fuori della legalit\u00e0, nella marginalit\u00e0 e con una propensione luddista. Vediamo impulsi infantili distruttivi che sono tanto pi\u00f9 forti quanto il terreno sociale \u00e8 per la maggior parte cementificato, asfaltato, non \u00e8 pi\u00f9 arabile ed \u00e8 difficile smuoverlo, non si pu\u00f2 vangare. Nello spettacolo a un certo punto viene parafrasato il premio Nobel per la fisica 1965 Richard Feynman dicendo: \u00abCi\u00f2 che non riesco a spiegare con le parole non lo posso capire\u00bb. \u00c8 un po&#8217; il dogma dell&#8217;oralit\u00e0 di Marco Paolini. Ma non solo parole, anche il canto, la musica sono fondamentali per una piena comprensione. La narrazione \u00e8 un viaggio in barca a vela. La musica \u00e8 la vela, le parole sono la zavorra, la proporzione fra le due serve a determinare direzione, stabilit\u00e0, velocit\u00e0. Mi sento imbarazzato quando mi manca la zavorra, quando alla fine dello spettacolo mi dico: ma ho detto quello che volevo dire? Era sufficiente? Ma se metto un po&#8217; di peso in pi\u00f9 veleggia ancora? \u00c8 una questione di esperienza trovare l&#8217;affiatamento dell&#8217;equipaggio. Dopo anni di mestiere non sono convinto di aver capito come si fa per\u00f2 c&#8217;\u00e8 una cosa: non ho tempo di stare ad analizzare, sperimentare per giungere all&#8217;equilibrio perfetto. Non ho tempo perch\u00e9 devo andare in scena adesso, non ho scuse, sento un&#8217;urgenza che non ho mai sentito da molti anni. In <em>Sani!<\/em> si tocca l&#8217;annoso tema dell&#8217;accoglienza. \u00c8 una bomba, \u00e8 un argomento che va maneggiato bene. Il problema \u00e8 l&#8217;emergenza dilatata: come facciamo a protrarre nel tempo un&#8217;attenzione emergenziale su queste cose? La gestione emergenziale sta tirando fuori il peggio di noi. Per\u00f2 nello spettacolo si racconta di un sogno in cui basta un ribaltamento di ruoli e ritrovarsi nei panni del naufrago per capire tante cose. Bisogna infatti eliminare l&#8217;idea egocentrica del &#8220;se stesso&#8221;. L&#8217;isolamento individualistico \u00e8 perfettamente funzionale alla deificazione del mercato che \u00e8 diventato una realt\u00e0 dogmatica che non ti fa guardare oltre il proprio naso, come avveniva ai detrattori di Galileo. Bisogna che arrivi qualcuno col cannocchiale che smuovi la cristallizzazione del mondo intorno a te. Sicuramente creare relazioni, non essere soli e isolati permette di essere un po&#8217; pi\u00f9 sereni nell&#8217;affrontare queste cose e meno spaventati davanti ai flussi migratori.<\/p>\n<p>Le comunit\u00e0 rispetto alle monadi chiuse sono pi\u00f9 in grado di contemplare soluzioni. \u00abNon sar\u00e0 pi\u00f9 come prima\u00bb \u00e8 stato il mantra dei tempi pandemici. Marco Paolini cosa vorrebbe che invece tornasse come prima? Mi piacerebbe fare le olimpiadi di teatro. Ogni 4 anni mollare tutto, prendere lo zaino e andare a sedere nel teatro di Epidauro in Grecia, con 15mila posti, un teatro in cui non serve il microfono, tutti ti sentono, organizzare una veglia e far venire scienziati mescolati con artisti. Ascoltare parole che smuovono davvero e poi andar via da l\u00ec guardando in faccia tutte le persone di buona volont\u00e0 e sapendo che certe cose sono state condivise. Quello che non voglio pi\u00f9 \u00e8 la libera solitudine dell&#8217;artista. Voglio relazioni fisiche, la rete ma non quella virtuale. RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>di Michele Sciancalepore, fonte Avvenire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Siamo un castello di carte, in equilibrio precario, sempre sul punto di crollare. Per evitare il tracollo c&#8217;\u00e8 una sola possibilit\u00e0: affidarsi, reggersi reciprocamente, sentirsi attivi, parte in causa s\u00ec, ma non prioritari, superiori, autosufficienti. Nessuno pu\u00f2 essere una carta isolata, ognuno \u00e8 un ponte, un appoggio per l&#8217;altro. 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