{"id":4177,"date":"2021-11-29T13:13:21","date_gmt":"2021-11-29T12:13:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/?p=4177"},"modified":"2021-11-29T13:14:16","modified_gmt":"2021-11-29T12:14:16","slug":"morante-rapimento-per-sarah-bernhardt","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/2021\/11\/29\/morante-rapimento-per-sarah-bernhardt\/","title":{"rendered":"Morante, rapimento per Sarah Bernhardt"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_4181\" aria-describedby=\"caption-attachment-4181\" style=\"width: 457px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2021\/11\/2-LOW-Laura-Morante-Io-Sarah-Io-Tosca_ph.-Ada-Masella.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-4181 size-full\" src=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2021\/11\/2-LOW-Laura-Morante-Io-Sarah-Io-Tosca_ph.-Ada-Masella.jpg\" alt=\"L'attrice Laura Morante in scena con il melologo &quot;Io Sarah, Io Tosca&quot; \/ Filippo Manzini\" width=\"457\" height=\"304\" srcset=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2021\/11\/2-LOW-Laura-Morante-Io-Sarah-Io-Tosca_ph.-Ada-Masella.jpg 457w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2021\/11\/2-LOW-Laura-Morante-Io-Sarah-Io-Tosca_ph.-Ada-Masella-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2021\/11\/2-LOW-Laura-Morante-Io-Sarah-Io-Tosca_ph.-Ada-Masella-41x27.jpg 41w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2021\/11\/2-LOW-Laura-Morante-Io-Sarah-Io-Tosca_ph.-Ada-Masella-280x186.jpg 280w\" sizes=\"(max-width: 457px) 100vw, 457px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-4181\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;attrice Laura Morante in scena con il melologo &#8220;Io Sarah, Io Tosca&#8221; \/ Filippo Manzini<\/figcaption><\/figure>\n<p>Tentare di restituire l&#8217;essenza di Sarah Bernhardt \u00e8 come voler far uscire la luce da un buco nero. La &#8220;divina&#8221; \u00e8 stata un tale denso e intenso concentrato di attrazione gravitazionale con una personalit\u00e0 talmente poliedrica e travolgente, intricata e contraddittoria che il rischio di esserne inghiottiti diventa certezza. <strong>Laura Morante<\/strong> dimostra di amare le sfide impossibili e le imprese titaniche, parimenti alla grande attrice francese non difetta di coraggio, ci ha voluto provare e ha fatto la cosa pi\u00f9 semplice e impegnativa: si \u00e8 messa a studiare. Dopo aver letto ovviamente l&#8217;illuminante ma lacunosa autobiografia della Bernhardt ha divorato ogni genere di biografie, documenti, testi e, partendo da un melologo propostole dall&#8217;attrice e compositrice <strong>Mimosa Campironi<\/strong>, ha elaborato un&#8217;opera che sapientemente non mira all&#8217;esaustivit\u00e0 ma all&#8217;incisivit\u00e0. La mitica interprete francese del XIX secolo viene presentata, attraverso tre quadri, nel periodo che precede il contestato ma trionfale debutto del dramma <strong><em>La Tosca<\/em> <\/strong>che il drammaturgo Victorien Sardou aveva scritto per lei e che and\u00f2 effettivamente in scena per la prima volta il 24 novembre 1887 a Parigi al Th\u00e9&#8217;tre de la Porte Saint-Martin. Ne \u00e8 scaturito <strong><em>Io Sarah, io Tosca<\/em><\/strong> (fino a domenica al<strong> Teatro Ambra Jovinelli<\/strong> di Roma) che \u00e8 un flusso incessante in cui il recitato spesso torrenziale della Morante dialoga con la musica della Campironi suonata al pianoforte da <strong>Chiara Catalano<\/strong>.<\/p>\n<p>Una dialettica cercata, a volte un po&#8217; forzata e pretestuosa, ma funzionale a innescare cambi di registro e a rendere pi\u00f9 dinamico quello che sarebbe stato altrimenti un ininterrotto monologo. Nell&#8217;insieme si assiste a una partitura ariosa e articolata, fitta e dettagliata in cui Laura Morante riesce a suggerire la complessit\u00e0 dell&#8217;istrionica Bernhardt. Numerose sono le sfaccettature, gli svelamenti, le contraddizioni, le discese e le risalite, i successi e i fallimenti, i prismatici riflessi del temperamento di Sarah Bernhardt che Laura Morante \u00e8 in grado di offrire attraverso un percorso non diacronico: dal suo carattere di indomita lottatrice (\u00abLe belve sono tutte fuori combattimento stanotte\u00bb) alla sua proverbiale autoironia (\u00abCome combatter\u00f2 i segni del tempo? Far\u00f2 sradicare le prime due file di poltrone dalla platea e vieter\u00f2 l&#8217;uso del binocolo\u00bb), dal suo rapporto con la morte (\u00abIn teatro la morte \u00e8 sempre trionfale, nella vita \u00e8 banale\u00bb) a quello con la recitazione (\u00abIo recito col pensiero dell&#8217;autore, non con le sue parole. Anche l&#8217;esterno va recitato. Se prima di entrare in scena il personaggio viene dalla strada si deve vedere\u00bb), dal suo rapporto conflittuale e turbolento con gli uomini (\u00abVoglio far soffrire l&#8217;amante, sentirlo imprecare perch\u00e9 solo il dolore che provoco mi fa sentire amata. E io voglio essere amata\u00bb) a quello altrettanto ambiguo con la scaramanzia (\u00abLe superstizioni di tutto il mondo mi appartengono, faccio riti propiziatori, gesti apotropaici, scongiuri e poi li sfido\u00bb). Non manca il ricordo dello stuolo dei suoi adoranti ammiratori, da Oscar Wilde che le getta una manciata di gigli a Victor Hugo che in ginocchio e con le lacrime agli occhi le dice \u00abgrazie!\u00bb, a Sigmund Freud che le dedica una pagina del suo diario (\u00abOgni giuntura del vostro corpo recita con voi\u00bb). Insomma la Morante si dimostra assoluta padrona della sua drammaturgia, in novanta minuti non una sbavatura, n\u00e9 un minimo incaglio, nessun calo di intenzione e vince cos\u00ec la sua impeccabile prova di attrice nell&#8217;attrice. Si ha per\u00f2 la sensazione che a volte tutta questa perfezione resti come inchiodata sulle tavole del palcoscenico e non travalichi sempre il proscenio. Accade invece altre volte che ondate emotive investano la platea soprattutto quando dal caleidoscopico e traboccante scrigno dei ricordi affiorano i grumi di dolore.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 la stessa Laura Morante ad ammettere che sono state proprio le ferite e la fragilit\u00e0 dell&#8217;attrice francese ad affascinarla particolarmente: \u00abSarah Bernhardt ha una storia incredibilmente dolorosa, ma mi ha colpito il suo straordinario coraggio: una donna intrepida che cade ripetutamente ma riesce sempre a risollevarsi dalle catastrofi finanziarie, dagli amori finiti male. Poi \u00e8 anche una donna spregiudicata, astuta, un&#8217;abilissima venditrice di se stessa che per\u00f2 si \u00e8 attirata una quantit\u00e0 d&#8217;odio mostruosa. Bisognava avere le spalle larghissime per sopportare e reggere le infamie, le accuse e le palate di livore che le gettarono addosso. \u00c8 pure vero per\u00f2 che lei sfidava i nemici e in questo era unica ed eccezionale\u00bb. Se Laura Morante potesse carpire una qualit\u00e0, una peculiarit\u00e0 di Sarah Bernhardt sceglierebbe \u00abil coraggio e la sua forte volont\u00e0 di vivere, di superare tutte le difficolt\u00e0, di non lasciarsi sopraffare. Non a caso il motto della sua esistenza, le parole che avrebbero guidato ogni sua scelta e tappezzato ogni angolo della sua stramba e opulenta dimora, era &#8220;quand m\u00eame&#8221;, &#8220;nonostante tutto&#8221;, come a dire &#8220;in ogni caso mi batto, non mi arrendo&#8221;\u00bb. La Bernhardt afferm\u00f2 che \u00abil successo imperituro non pu\u00f2 essere raggiunto se non tramite uno sforzo intellettuale costante, sempre ispirato da un ideale\u00bb. E l&#8217;ideale che ispira Laura Morante \u00e8 \u00abla sincerit\u00e0. Io penso che ogni volta che ci si accosta all&#8217;arte si ha a che fare con la verit\u00e0, con l&#8217;onest\u00e0. Considero l&#8217;estetica un valore etico e le due cose per me sono indistinguibili. Se un libro mi piace non \u00e8 mai per i virtuosismi dello scrittore ma perch\u00e9 lo sento profondamente sincero, onesto, vero. La capacit\u00e0 di essere sinceri \u00e8 una cosa molto rara. Lo diceva Cechov che si pu\u00f2 mentire in qualunque ambito, nell&#8217;amore, anche a Dio, ma nell&#8217;arte no\u00bb.<\/p>\n<p>L&#8217;indole della Bernhardt era anche caratterizzata da una irrefrenabile curiosit\u00e0 e passione per la ricerca e anche lei nella sua carriera ha dimostrato di non volersi fermare mai e di osare sempre dal grande schermo al teatro, da attrice a regista, a scrittrice e ora anche drammaturga \u00abS\u00ec, e avrei voluto fare anche di pi\u00f9. Mi annoio mortalmente a rifare sempre le stesse cose, mi sembra inutile fare del surplace e quindi mi diverto a sperimentare, a battere nuove strade\u00bb. E allora cosa dire ai giovani che si affacciano nel mondo dello spettacolo affinch\u00e9 osino? \u00abChe questo mestiere non si pu\u00f2 fare senza osare e vincere i propri limiti. Gli attori sono quasi tutti in partenza dei timidi, a me da ragazzina veniva la tachicardia quando entravo in un negozio, ero di una timidezza patologica. E l&#8217;ho superata in gran parte recitando, la timidezza spesso diventa il motore per fare questo mestiere perch\u00e9 o soccombi o lotti. Cosa vorrei che il pubblico portasse dentro di s\u00e9 dopo la visione di <em>Io Sarah, io Tosca?<\/em> Le emozioni. Io non credo nel teatro come mezzo per educare, per insegnare, per trasmettere messaggi, ma come fonte di emozione\u00bb. RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>di Michele Sciancalepore, fonte Avvenire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Tentare di restituire l&#8217;essenza di Sarah Bernhardt \u00e8 come voler far uscire la luce da un buco nero. La &#8220;divina&#8221; \u00e8 stata un tale denso e intenso concentrato di attrazione gravitazionale con una personalit\u00e0 talmente poliedrica e travolgente, intricata e contraddittoria che il rischio di esserne inghiottiti diventa certezza. 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