{"id":4305,"date":"2022-03-02T12:38:31","date_gmt":"2022-03-02T11:38:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/?p=4305"},"modified":"2022-03-02T12:40:07","modified_gmt":"2022-03-02T11:40:07","slug":"lavia-come-squilla-il-berretto-a-sonagli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/2022\/03\/02\/lavia-come-squilla-il-berretto-a-sonagli\/","title":{"rendered":"Lavia, come squilla il berretto a sonagli"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_4306\" aria-describedby=\"caption-attachment-4306\" style=\"width: 640px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/03\/IlBerrettoaSonagli_da-sx-GabrieleLavia-FedericaDiMartinoBASSA.jpg\"><img class=\"size-large wp-image-4306\" src=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/03\/IlBerrettoaSonagli_da-sx-GabrieleLavia-FedericaDiMartinoBASSA-1024x683.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"427\" srcset=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/03\/IlBerrettoaSonagli_da-sx-GabrieleLavia-FedericaDiMartinoBASSA-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/03\/IlBerrettoaSonagli_da-sx-GabrieleLavia-FedericaDiMartinoBASSA-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/03\/IlBerrettoaSonagli_da-sx-GabrieleLavia-FedericaDiMartinoBASSA-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/03\/IlBerrettoaSonagli_da-sx-GabrieleLavia-FedericaDiMartinoBASSA-41x27.jpg 41w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/03\/IlBerrettoaSonagli_da-sx-GabrieleLavia-FedericaDiMartinoBASSA-280x187.jpg 280w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/03\/IlBerrettoaSonagli_da-sx-GabrieleLavia-FedericaDiMartinoBASSA-650x433.jpg 650w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/03\/IlBerrettoaSonagli_da-sx-GabrieleLavia-FedericaDiMartinoBASSA.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-4306\" class=\"wp-caption-text\">Gabriele Lavia e Federica Di Martino ne &#8220;Il berretto a sonagli&#8221;, fino al 13\/3 allo Strehler di Milano. Foto di Tommaso Lepera<\/figcaption><\/figure>\n<p>Buio in sala. Parte forte una musichetta un po&#8217; nevrotica e tragicamente comica che fa sobbalzare la platea e simultaneamente dietro un sipario semitrasparente con un magistrale gioco di controluce si stagliano sagome di uomini e donne che freneticamente vanno e vengono come i &#8220;dublinesi&#8221; di James Joyce intrappolati nel loro sterile parossismo. Poi la musica si blocca, le brulicanti ombre svaniscono repentinamente, si alza il velatino e il palco appare affollato di simulacri di un&#8217;umanit\u00e0 varia, immobili, come se le precedenti indaffarate silhouette si fossero cristallizzate in una posa. Quasi al centro della scena su un divano sconnesso e sghembo sdraiata, accasciata, sfatta e sciatta si palesa una donna. Questo \u00e8 il folgorante e impressionante inizio del <em><strong>Berretto a sonagli<\/strong><\/em> di <strong>Luigi Pirandello<\/strong> nella visione di <strong>Gabriele Lavia<\/strong> (<strong>fino al 13 marzo al Teatro Strehler di Milano<\/strong>) che gi\u00e0 attraverso questo spettacolare incipit fornisce suggestioni, emozioni e penetranti chiavi di lettura. Chi segue da decenni le imprese di uno degli ultimi maestri del teatro italiano conosce bene la sua longeva frequentazione degli scritti pirandelliani. Solo negli ultimi dieci anni l&#8217;attivit\u00e0 scenica di Lavia \u00e8 stata una vera &#8220;pirandellata&#8221; perch\u00e9 puntualmente segnata in pratica ogni due anni da una messinscena del drammaturgo di Girgenti.<\/p>\n<p>Ma dove affonda questa passione per Pirandello e perch\u00e9 proprio oggi la pi\u00f9 caustica e acre delle sue commedie? La risposta va cercata sin nell&#8217;infanzia di &#8220;Gabriellino&#8221;: \u00abDevo tutto a mia nonna siciliana Carmela Mart\u00ednez de la Rosa nipote di don Jos\u00e8, un grande autore drammatico spagnolo &#8211; confessa con un pizzico di civetteria Lavia &#8211; la quale mi regal\u00f2 dei libri di teatro senza per\u00f2 immaginare la mia futura carriera. Di Pirandello me ne regal\u00f2 tanti tra cui proprio <em>Il Berretto a sonagli<\/em> di cui mi aveva sottolineato tutte le battute di Ciampa. E quindi prima o poi dovevo farlo, soprattutto ora dopo tanta mortificazione del teatro volevo fare uno spettacolo che richiamasse l&#8217;affetto del pubblico. E allora ho pensato a questo testo, che Sciascia aveva definito &#8220;perfetto&#8221;, il pi\u00f9 amaro di Pirandello, contaminato dalla pazzia e scritto nel periodo in cui fu costretto a rinchiudere la povera moglie Antonietta Portulano assillata dai demoni della follia e della gelosia, insomma l&#8217;opera in cui pi\u00f9 di tutte Pirandello mette in scena le sue ferite e tutto se stesso\u00bb.<\/p>\n<p>E mette tutto se stesso anche l&#8217;attore e regista dai natali siciliani in questo allestimento all&#8217;insegna di quella precariet\u00e0 e immancabile decadenza che da un ventennio caratterizza le sue messinscene con gli inevitabili mobili e suppellettili sbilenchi, semi-affossati, decrepiti e polverosi. Ma stavolta c&#8217;\u00e8 una eclatante silente novit\u00e0: 19 fantocci, una piccola folla di manichini a misura d&#8217;uomo, perfettamente vestiti e iperrealistici, sparsi o raggruppati a simulare la vita, \u00abuna soglia troppo affollata del nulla\u00bb, pupazzi cos\u00ec verosimili da confondersi perfettamente con gli attori sul palco. Ma in realt\u00e0 sono &#8220;pupi&#8221; e sono convitati di pietra. E cos\u00ec si materializza sulla scena immediatamente una delle principali esegesi del testo laconicamente sintetizzata con la celebre frase: \u00abPupi siamo&#8230; Pupo io, pupo lei, pupi tutti\u00bb. Sono burattini infatti anche tutti i personaggi, sono un \u00abniente di uomo\u00bb, nullit\u00e0, fantasmi, \u00abuno, nessuno, centomila\u00bb manovrati dalla dittatura delle convenzioni sociali costruite su dispotiche ipocrisie, asfissianti apparenze e radicate menzogne. In questo contesto perbenista medio borghese siciliano c&#8217;\u00e8 Beatrice Fiorica (pienamente incarnata da <strong>Federica Di Martino<\/strong> una falena fragile e sbronza nel primo atto che nel secondo diventa perfetta nel suo inquietante smarrimento) sposata col Cavaliere che la tradisce sistematicamente con Nina, la giovane moglie del suo scrivano Ciampa che accetta questa situazione pur di non perdere la consorte e purch\u00e9 il tradimento non diventi palese. A non accettare invece le corna \u00e8 Beatrice che fa cogliere in flagrante il marito Cavaliere e, nonostante tutte le pressioni per dissuaderla, lo denuncia. Ne scoppia lo scandalo e a Ciampa non resta, per salvare la sua rispettabilit\u00e0 e non acclarare pubblicamente il fatto di essere \u00abbecco\u00bb e di portare il \u00abberretto a sonagli\u00bb del buffone, che vendicare l&#8217;offesa con un delitto d&#8217;onore. Ma alla fine si presenta una paradossale via d&#8217;uscita: far passare davanti a tutto il paese e la collettivit\u00e0 Beatrice per una pazza che ha vaneggiato e inventato tutto e costringerla a rinchiudersi per qualche mese in manicomio.<\/p>\n<p>Come si fa a passare per pazza? Glielo suggerisce lo stesso Ciampa: \u00abBasta che Lei si metta a gridare in faccia a tutti la verit\u00e0. Nessuno ci crede, e tutti la prendono per pazza!\u00bb. Ci si trova di fronte alla summa della poetica pirandelliana: ribaltamento realt\u00e0-finzione, paradosso verit\u00e0-follia, \u00absentimento del contrario\u00bb, tragica ironia. Ma lo spettacolo che ne fa Gabriele Lavia non ha alcun sapore di gi\u00e0 visto: inedita la commistione fra vernacolo e italiano (in origine la commedia fu scritta nel 1916 in dialetto siciliano per Angelo Musco col titolo <em>&#8216;A birritta cu&#8217; i ciancianeddi<\/em>), cos\u00ec come stupefacente \u00e8 il gioco di controluce che crea golemiche ombre che man mano si rimpiccioliscono fino a partorire sulla scena i meschini personaggi; pure originale \u00e8 l&#8217;aura di proto-femminismo che aleggia nel primo atto con una quasi ibseniana Beatrice Fiorica e la Saracena, la donna che la spinge alla denuncia, insolitamente pi\u00f9 emancipata e meno volgare pur se sempre aspra. Ma \u00e8 lo struggimento che scaturisce da una piet\u00e0 verso le piccolezze, le impotenze di questa umanit\u00e0 pupazza unita a una vena tragica che innerva la deriva farsesca a rendere davvero unico e prezioso questo allestimento. Un risultato garantito ovviamente in primis dall&#8217;impareggiabile carisma dell&#8217;interpretazione di Lavia-Ciampa con cui si sono bene sintonizzate, oltre all&#8217;incisiva Beatrice della Di Martino, anche le prove di <strong>Francesco Bonomo<\/strong> nei panni di Fif\u00ec, <strong>Matilde Piana<\/strong> (la Saracena), <strong>Mario Pietramala<\/strong> (il delegato Span\u00f2), <strong>Giovanna Guida<\/strong> (Assunta), <strong>Maribella Piana<\/strong> (la serva Fana), <strong>Beatrice Ceccherini<\/strong> (Nina Ciampa). Insomma, come ama ripetere il &#8220;maestro&#8221;, un classico e mirabile esempio di \u00abun teatro che induce\u00bb e che \u00abnon morir\u00e0 mai quand&#8217;anche si dovesse fare nelle catacombe\u00bb. RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>di Michele Sciancalepore, fonte Avvenire<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Buio in sala. 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