{"id":4367,"date":"2022-04-21T16:03:57","date_gmt":"2022-04-21T14:03:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/?p=4367"},"modified":"2022-04-21T16:19:28","modified_gmt":"2022-04-21T14:19:28","slug":"accorsi-azzurro-senza-piu-tenebre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/2022\/04\/21\/accorsi-azzurro-senza-piu-tenebre\/","title":{"rendered":"Accorsi, azzurro senza pi\u00f9 tenebre"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_4371\" aria-describedby=\"caption-attachment-4371\" style=\"width: 605px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/04\/azul-09.jpg\"><img class=\" wp-image-4371\" src=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/04\/azul-09.jpg\" alt=\"\" width=\"605\" height=\"403\" srcset=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/04\/azul-09.jpg 870w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/04\/azul-09-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/04\/azul-09-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/04\/azul-09-41x27.jpg 41w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/04\/azul-09-280x187.jpg 280w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/04\/azul-09-650x433.jpg 650w\" sizes=\"(max-width: 605px) 100vw, 605px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-4371\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;attore Stefano Accorsi, il 2\u00b0 da sinistra, durante un momento dello spettacolo teatrale &#8220;Azul&#8221; \/ Filippo Manzini.<\/figcaption><\/figure>\n<p>\u00abLa realt\u00e0 non sar\u00e0 mai una per tutti, una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile\u00bb, scriveva Luigi Pirandello in <em>Uno, nessuno e centomila<\/em>. \u00abL&#8217;arte concentra sotto i nostri occhi ci\u00f2 che in natura \u00e8 disperso\u00bb, appuntava invece Giacomo Leopardi. Quindi da un lato la complessit\u00e0 della realt\u00e0, dall&#8217;altro la capacit\u00e0 di sintesi dell&#8217;arte. In mezzo c&#8217;\u00e8 <em><strong>Azul<\/strong><\/em>, un&#8217;opera teatrale, vista al <strong>Teatro della Pergola<\/strong> e oggi e domani visibile al Teatro Era di Pontedera, che cerca invano di condensare la problematicit\u00e0 della vita. Ma il suo tentativo di restituire la poliedricit\u00e0 prismatica dell&#8217;esistenza \u00e8 figlio di una propensione tanto onnivora quanto mordi e fuggi.<\/p>\n<p><em>Azul<\/em>, \u00abazzurro\u00bb in italiano, \u00e8 un colore inconfondibile, netto, ma la trama intessuta e diretta da <strong>Daniele Finzi Pasca<\/strong>, con un palmar\u00e8s di teatro totale, creatore di grandi eventi olimpici, spettacoli del Cirque du Soleil e opere liriche, invece presenta contorni sfrangiati e contenuti frammentati. Esporne la sinossi \u00e8 una fatica di Sisifo. Lo sviluppo drammaturgico di <em>Azul<\/em>, infatti, si dirama in innumerevoli rivoli, poi si avviluppa, poi sfugge e sguiscia via. Eppure i temi sono intriganti, gli spunti profondi, le pulsioni sincere e coinvolgono quattro amici, non al bar, ma in un luogo non luogo, salotto o spazio della mente non \u00e8 dato saperlo. Ci\u00f2 che si sa \u00e8 che sono legati da un&#8217;amicizia inossidabile, condividono la passione calcistica per il Nacional de Montevideo, sono tutti privi di ricordi materni, e pieni di memorie paterne, hanno nomi archetipici (Pinocchio, Golem, Adamo, Frankenstein), sono furiosi e malinconici, gioiosi e permalosi. Il filone calcistico, che all&#8217;inizio si preannuncia come motore e conduttore della drammaturgia, non viene epicamente cantato alla Gianni Brera, n\u00e9 tuffato nelle atmosfere mitiche e viscerali di Nick Hornby, ma solo intonato con l&#8217;inno della squadra del cuore, stucchevolmente reiterato, ed evocato con poco edificanti risse da stadio. Per il resto c&#8217;\u00e8 una spolverata di cabala con l&#8217;intrigante spiegazione simbolica del numero 36, un pizzico di esistenzialismo con le argute riflessioni sulla fragilit\u00e0 della vita, una manciata abbondante di ottimismo con l&#8217;invito sincero a godere appieno della felicit\u00e0 perch\u00e9 \u00abnon c&#8217;\u00e8 stomaco che possa farne indigestione \u00bb. Tutti ingredienti molto sapidi ma non amalgamati. Anche il genere \u00e8 inafferrabile, il che non \u00e8 di per s\u00e9 un limite, ma la contaminazione in questo caso aggiunge ulteriore disorientamento: c&#8217;\u00e8 flusso di coscienza e serrata dialettica, illusionismo visionario e realismo descrittivo, astrazione e concretezza, e pure un improvviso sfondamento della quarta parete. L&#8217;unico caposaldo \u00e8 che alla fine tutto si regge sulle spalle dei reattivi interpreti (<strong>Luciano Scarpa, Sas\u00e0 Piedepalumbo, Luigi Sigillo<\/strong>, questi ultimi due suonano magistralmente dal vivo fisarmonica e contrabbasso) e soprattutto su quelle del brillante protagonista <strong>Stefano Accorsi<\/strong>. Ed \u00e8 lui a confidarci l&#8217;impatto avuto con <em>Azul<\/em>: \u00abHo avuto un po&#8217; di smarrimento quando ho letto il testo &#8211; ammette Accorsi &#8211; perch\u00e9 \u00e8 un copione scritto in modo tridimensionale, in funzione dei rapporti e del corpo degli attori. Daniele Finzi Pasca non voleva che la sua opera venisse subito ingabbiata in una categoria, ma che ci si abbandonasse al flusso. E questo alla fine mi ha affascinato. La contaminazione in uno spettacolo mi si addice. Solo al cinema preferisco fare un&#8217;interpretazione mimetica mentre in teatro mi piace molto di pi\u00f9 entrare e uscire dal personaggio\u00bb.<\/p>\n<p>Abbiamo visto uno Stefano Accorsi che nel dialogo diretto col pubblico si \u00e8 trovato molto a suo agio, sprizzava gioia. \u00abS\u00ec, in effetti con lo spettacolo dal vivo avverto emozioni che non si possono vivere in altre dimensioni artistiche. Ad esempio se io sul palco indico qualcosa in fondo alla sala la gente si gira, se lo faccio al cinema non si gira nessuno. Perch\u00e9 rinunciare a questa meravigliosa opportunit\u00e0?\u00bb. La leva calcistica della classe &#8217;68 di De Gregori \u00e8 una citazione obbligata quando si parla di calcio come metafora dell&#8217;esistenza. Accorsi ha mai sbagliato metaforicamente un calcio di rigore nella vita? E ha avuto paura di tirarli? \u00abDi rigori ne ho sbagliati tanti e non solo, anche calci di punizione, calci d&#8217;angolo, rimesse con le mani. Paura ne ho avuta, per\u00f2 la paura serve nella vita, gli errori pi\u00f9 gravi si fanno quando si sottostimano i problemi. Dopo l&#8217;errore c&#8217;\u00e8 il momento difficile da dover gestire ed \u00e8 proprio questa la fase che devi attraversare e che ti insegna a vivere, a gestire i problemi della vita e a trasformarli in opportunit\u00e0. Io questo l&#8217;ho capito tardi, avevo molta paura di sbagliare e quando accadeva venivo sovrastato da un senso di fallimento, solo dopo mi sono reso conto che chi ha successo ha anche un grande rapporto col fallimento\u00bb. A proposito di fallimento stiamo assistendo in questi drammatici giorni al tracollo del bene e al prevalere del male. Quale ruolo pu\u00f2 avere il teatro e l&#8217;arte in generale? \u00abDurante una maratona professionistica non posso mettermi le cuffie per ascoltare la musica perch\u00e9 \u00e8 equiparata al doping. Secondo me questa \u00e8 la risposta giusta alla domanda perch\u00e9 questo significa che la musica e la cultura in generale hanno un influsso fortissimo sui nostri ormoni, sul nostro essere, visto che ci pu\u00f2 mettere in condizione di essere pi\u00f9 performanti e di vincere una gara. Questo la dice lunga sull&#8217;impatto della bellezza e dell&#8217;arte. Poi ovviamente l&#8217;arte \u00e8 delicata come un fiore ed \u00e8 molto pi\u00f9 semplice calpestarla che accudirla. Educare alla bellezza \u00e8 pi\u00f9 impegnativo ma i soldi investiti in cultura sono soldi investiti in coscienza. Stiamo vedendo in questi tremendi giorni come la cultura e la bellezza si trovino disarmate di fronte alla brutalit\u00e0, ma non \u00e8 vero che non abbiamo imparato niente dalla storia; oggi tutti i Paesi occidentali si sono coalizzati contro la guerra e si sono chiesti come fermarla senza scatenare un conflitto mondiale atomico. Mi sembra una consapevolezza e responsabilit\u00e0 nuova che non c&#8217;era nel secolo scorso\u00bb. Ultimamente nella serie tv <em>Vostro Onore<\/em> ha interpretato un giudice integerrimo che per\u00f2 accetta di mentire pur di salvare il figlio. Le \u00e8 capitato di riflettere sul discrimine fra i salutari &#8220;no&#8221; da dire ai figli e l&#8217;abnegazione per la loro vita? \u00abI &#8220;no&#8221; sono basilari. \u00c8 importante educare ad esempio all&#8217;uso degli smartphone di cui siamo diventati tutti dipendenti come fossero delle droghe. Io ai miei figli metto un timer, un tempo di utilizzo, perch\u00e9 quando hanno il telefono non riescono a concentrarsi sullo studio, \u00e8 pi\u00f9 forte di loro. L&#8217;altro rischio che vivono \u00e8 legato all&#8217;utilizzo dei social. \u00c8 impensabile che una realt\u00e0 come quella di Facebook, con un potere che produce una quantit\u00e0 di denaro folle e ha miliardi di utenti, debba essere concentrata nelle mani di una sola persona. La stessa cosa \u00e8 accaduta anche in Russia e ne stiamo pagando le conseguenze\u00bb.<\/p>\n<p>E veniamo alla prossima impresa teatrale. \u00abCon la Fondazione Teatro della Toscana abbiamo investito con la nuova drammaturgia e vogliamo aprirci sempre di pi\u00f9 agli altri Paesi europei e del mondo. Prossimo film? Si chiamer\u00e0 <em>Ipersonnia<\/em>, prodotto da Matteo Rovere. \u00c8 ambientato in un futuro distopico, ma non impossibile, in cui i carcerati vengono messi in una forma di iper-sonno per abbattere i costi ma a un certo punto il sistema mostrer\u00e0 le sue falle e mi \u00e8 piaciuto perch\u00e9 \u00e8 un genere che solleva questioni etiche\u00bb. RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>di Michele Sciancalepore, fonte Avvenire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00abLa realt\u00e0 non sar\u00e0 mai una per tutti, una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile\u00bb, scriveva Luigi Pirandello in Uno, nessuno e centomila. \u00abL&#8217;arte concentra sotto i nostri occhi ci\u00f2 che in natura \u00e8 disperso\u00bb, appuntava invece Giacomo Leopardi. Quindi da un lato la complessit\u00e0 della realt\u00e0, dall&#8217;altro la capacit\u00e0 di sintesi dell&#8217;arte. 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