{"id":4441,"date":"2022-10-10T11:13:02","date_gmt":"2022-10-10T09:13:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/?p=4441"},"modified":"2022-10-10T11:13:02","modified_gmt":"2022-10-10T09:13:02","slug":"binasco-sono-il-lui-della-sposa-dulan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/2022\/10\/10\/binasco-sono-il-lui-della-sposa-dulan\/","title":{"rendered":"Binasco, sono il &#8220;Lui&#8221; della sposa Dulan"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_4444\" aria-describedby=\"caption-attachment-4444\" style=\"width: 640px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/10\/DULAN-01.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-4444 size-large\" src=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/10\/DULAN-01-1024x576.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"360\" srcset=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/10\/DULAN-01-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/10\/DULAN-01-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/10\/DULAN-01-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/10\/DULAN-01-48x27.jpg 48w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/10\/DULAN-01-280x158.jpg 280w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/10\/DULAN-01-650x366.jpg 650w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/10\/DULAN-01.jpg 1280w\" sizes=\"(max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-4444\" class=\"wp-caption-text\">Valerio Binasco, Mariangela Granelli e Cristina Parku in una scena di &#8220;Dulan la sposa&#8221; al Teatro Gobetti di Torino dall&#8217;11 ottobre.<\/figcaption><\/figure>\n<p>\u00abIf you love me\u00bb, il mellifluo, rassicurante e oleografico brano pop di inizio anni &#8217;60 di Brenda Lee si dilata e si dissolve dopo poche note dolcemente in una inquietante funerea sonorit\u00e0, presagio di nefasti accadimenti. L&#8217;adolescenziale \u00abSe tu mi ami\u00bb del titolo della canzone lascia il posto a evocazioni foniche lugubri, alienanti senza nome n\u00e9 speranza. Basta solo questo ascolto musicale di una manciata di secondi per intuire che stiamo per assistere a un effimero incanto che precipita rovinosamente, voluttuosamente e delittuosamente verso un terribile schianto. \u00c8 cos\u00ec che una bella e buona azione di evangelica misericordia corporale all&#8217;insegna dell&#8217;accoglienza si ribalta in misfatto mortale e mortifero. Vittima di tale vertiginoso e drammatico capovolgimento una ragazza straniera, prima accolta, poi anche tanto amata ma alla fine rimossa. A vestire i panni dell&#8217;apparente buon Samaritano un anonimo &#8220;Lui&#8221;, un uomo di mezza et\u00e0, \u00abun borghese medio medio\u00bb, che si imbatte in una giovane &#8220;Lei&#8221;, anch&#8217; essa anonima, migrante e mendicante, la ospita in casa, resta affascinato dalla sua solare bellezza, se ne innamora, la ama ripetutamente ma infine la cancella dalla faccia della terra. Tutto quanto vissuto e commesso in assoluto gran segreto anche perch\u00e9, particolare per nulla trascurabile, lui sta per convolare a nozze con &#8220;La sposa&#8221;, il terzo personaggio di questo conturbante trinomio. Questo \u00e8 lo scheletro drammaturgico di <em><strong>Dulan la sposa<\/strong><\/em> un testo di <strong>Melania Mazzucco<\/strong> pubblicato nel 1991, diventato un radiodramma nel 2001 e ora traslato sulla scena ma che dopo pi\u00f9 di 20 anni ha conservato intatta la sua forza indagatrice delle umane ambiguit\u00e0. Questo \u00e8 infatti il fascino pi\u00f9 viscerale della pi\u00e8ce che intriga quando si insinua nelle pieghe delle miserie e delle tenebre e invece risulta pi\u00f9 datata quando esplicita le tematiche del razzismo etnico e della discriminazione sociale.<\/p>\n<p>A intuire la peculiarit\u00e0 vincente di questa opera da camera \u00e8 <strong>Valerio Binasco<\/strong> che sta sviscerando e allestendo lo spettacolo in questi giorni al<strong> Teatro Gobetti<\/strong> per lo <strong>Stabile di Torino<\/strong> dove debutter\u00e0<strong> l&#8217;11 ottobre<\/strong> per restarci <strong>fino al 30<\/strong> e poi proseguire in tourn\u00e9e nel centro-nord. Binasco, dal 2018 direttore artistico dello Stabile e fresco di ulteriori premi per <strong><em>Le sedie<\/em><\/strong> di Ionesco che la passata stagione ha ottenuto i favori di critica e pubblico, ha indubbiamente potenziato la dimensione passionale del dramma infarcendolo di feroci colluttazioni e sanguigne fusioni fino a confezionarlo come un thriller a fosche tinte noir. \u00abMi accorgo che da un po&#8217; di anni &#8211; dichiara apertamente Binasco &#8211; il mio lavoro ha la costante di interrogarsi sul sentimento pi\u00f9 persistente nella storia dell&#8217;umanit\u00e0: il conflitto scaturito da Ares ed Eros, guerra e amore. Se c&#8217;\u00e8 qualcosa che mi interessa in questo testo non \u00e8 tanto il razzismo che \u00e8 di per s\u00e9 evidente, lampante ma il rapporto violentissimo che nasce tra un uomo e una donna, una violenza che scaturisce da un amore patologico, possessivo. Mi interessa portare in scena l&#8217;amore malato che arriva a sfociare in femminicidi, uxoricidi, non per giudicare, ma per tentare di comprendere. Per me non esistono mostri ma azioni mostruose\u00bb. Il regista, che in questo caso si \u00e8 ritagliato il faticoso e intenso ruolo di &#8220;Lui&#8221;, ci confida che questa chiave di lettura gli \u00e8 stata palese sin da subito: \u00abAbbiamo a che fare con delle coscienze che non producono forza, orgoglio, impegno, luce. La sposa, ad esempio, riconosce la luce della coscienza ma decide di chiudere le imposte. Emerge cos\u00ec il vero tema della mia messinscena che \u00e8 il luogo oscuro; i tre personaggi vivono nel segreto, lo coltivano e ci sguazzano dentro\u00bb.<\/p>\n<p>Emblematica a tale proposito anche la scelta scenografica: un ambiente asettico, un interno di un appartamento squadrato, una scena vuota, fredda, uno spazio incontaminato e gelido delineato da tre cornici, in prospettiva dal proscenio fino al fondo scena, tre &#8220;frame&#8221; che i personaggi devono ogni volta scavalcare goffamente come se stessero attraversando faticosamente tre livelli di realt\u00e0. Ma soprattutto \u00e8 tutto bianco, un candore che si prepara a colorarsi di passioni sfrenate e pulsioni incontrollate. Un contrasto ovviamente voluto: \u00abPi\u00f9 la scena \u00e8 fredda &#8211; spiega Binasco &#8211; pi\u00f9 posso chiedere agli attori di spingere al massimo la portata emotiva, fisica del dolore, del desiderio, della rabbia, della violenza \u00bb. E in effetti non si risparmiano le due colleghe sul palcoscenico. <strong>Mariangela Granelli<\/strong>, gi\u00e0 pluripremiata, d\u00e0 vita alla sposa con tre interventi che le farebbero vincere all&#8217;unanimit\u00e0 la Palma d&#8217;oro o l&#8217;Oscar di &#8220;miglior attrice non protagonista&#8221;. Il primo fa da prologo e prolessi alla storia, il secondo \u00e8 un incisivo e irruente svelamento in cui la sposa scopre l&#8217;amante segreta del suo novello sposo, il terzo \u00e8 l&#8217;epilogo dello spettacolo che riannoda e ripropone la scena iniziale portandola alla sua tragica, spietata e avvilente conclusione. <strong>Cristina Parku<\/strong>, invece, veste i panni della straniera, in realt\u00e0 ne incarna anche tutte le sfaccettature emotive e comportamentali riproducendo tra l&#8217;altro una perfetta cadenza esotica africana. \u00c8 davvero talentuosa, forse non ancora consapevole della sua forza dionisiaca. Insomma ci si trova di fronte al classico teatro di Valerio Binasco che, come lui stesso ama definire, \u00e8 una \u00abnarrazione che ricorre a tutti i trucchi possibili perch\u00e9 la storia arrivi dritta al cuore dello spettatore\u00bb. E se si terranno a bada derive e tentazioni di compiacimento interpretativo, rischio di cui il regista e attore \u00e8 perfettamente consapevole, ancora una volta ci troveremo di fronte alla creazione di \u00abaccadimenti impossibili\u00bb, altra sua mirabile e spesso riuscita missione. RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>di Michele Sciancalepore, fonte Avvenire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00abIf you love me\u00bb, il mellifluo, rassicurante e oleografico brano pop di inizio anni &#8217;60 di Brenda Lee si dilata e si dissolve dopo poche note dolcemente in una inquietante funerea sonorit\u00e0, presagio di nefasti accadimenti. 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