{"id":4543,"date":"2022-12-14T17:21:33","date_gmt":"2022-12-14T16:21:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/?p=4543"},"modified":"2022-12-14T17:21:33","modified_gmt":"2022-12-14T16:21:33","slug":"hedda-gabler-tra-finzione-e-realta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/2022\/12\/14\/hedda-gabler-tra-finzione-e-realta\/","title":{"rendered":"Hedda Gabler tra finzione e realt\u00e0"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_4545\" aria-describedby=\"caption-attachment-4545\" style=\"width: 640px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/12\/liv-ferracchiati-hedda-Masiar-Pasquali.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-4545\" src=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/12\/liv-ferracchiati-hedda-Masiar-Pasquali-1024x576.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"360\" srcset=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/12\/liv-ferracchiati-hedda-Masiar-Pasquali-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/12\/liv-ferracchiati-hedda-Masiar-Pasquali-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/12\/liv-ferracchiati-hedda-Masiar-Pasquali-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/12\/liv-ferracchiati-hedda-Masiar-Pasquali-48x27.jpg 48w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/12\/liv-ferracchiati-hedda-Masiar-Pasquali-280x158.jpg 280w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/12\/liv-ferracchiati-hedda-Masiar-Pasquali-650x366.jpg 650w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/12\/liv-ferracchiati-hedda-Masiar-Pasquali.jpg 1280w\" sizes=\"(max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-4545\" class=\"wp-caption-text\">Un momento del dramma di Ibsen &#8220;Hedda Glabler&#8221;, prima produzione stagionale del Piccolo Teatro di Milano con la regia di Liv Ferracchiati<\/figcaption><\/figure>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 da stare comodi, non si sta tranquillamente seduti in poltrona nella semioscurit\u00e0 della platea, protetti e schermati dalla quarta parete, immersi nella &#8220;sospensione dell&#8217;incredulit\u00e0&#8221; a fare un viaggio nei drammi altrui in attesa di una rassicurante catarsi collettiva. \u00c8 tutto scomodo invece: si sta appoggiati su panche, coi volti alquanto illuminati intorno a una scena movibile, inquieta, liquida, sempre sollecitati affinch\u00e9 nulla risulti credibile pi\u00f9 di tanto e invitati a fare una gimkana nei rovelli interiori per giungere a un traguardo che non \u00e8 il sospirato punto di arrivo, ma di ripartenza. Nel senso etimologico di &#8220;vertere altrove&#8221;, deviare, divergere, si tratta di un vero e proprio &#8220;divertimento&#8221; che comunque non lesina sorrisi pur ispirandosi o, meglio, affiancandosi e prendendo a pretesto uno dei drammi pi\u00f9 tormentati e dolorosi di Ibsen: <strong>Hedda Gabler<\/strong> che in questo caso diventa <em><strong>Hedda. Gabler. come una pistola carica<\/strong><\/em>, la prima vera produzione stagionale del Piccolo in scena al <strong>Teatro Studio Melato<\/strong> fino al 22 dicembre e firmata da <strong>Liv Ferracchiati<\/strong>.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte chi frequenta i teatri sa bene che dal giovane e talentuoso performer, regista, scrittore umbro tutto c&#8217;\u00e8 da aspettarsi tranne che la certezza. Ed \u00e8 giusto e bello cos\u00ec perch\u00e9, come ammoniva Bertold Brecht, \u00abse la gente vuole vedere solo le cose che pu\u00f2 capire non dovrebbe andare a teatro; dovrebbe andare in bagno\u00bb. Pertanto se avete bisogno di una facile e agile comprensione tenetevi alla larga in questi giorni da via Rivoli 6 a Milano; se invece siete ben disposti a smarrirvi, a perdervi, a vivere una fibrillante e stimolante confusione allora andate di buona lena e mettetevi su quelle panche belli scomodi pronti a camminare come acrobati su una corda senza rete. Ma che ha combinato stavolta l&#8217;anticonvenzionale artista di Todi autore della <em>Trilogia sull&#8217;identit\u00e0<\/em>? Quello che meglio sa fare: spiazzare, creare slittamenti, smarrimenti, scardinare i punti di riferimento. Dopo aver letto praticamente l&#8217;opera omnia del drammaturgo norvegese (l&#8217;approccio nei confronti degli autori che lo interessano \u00e8 totale e quasi maniacale, come lui stesso ci confida) \u00e8 giunto a una conclusione: \u00abIn tutti i drammi di Ibsen &#8211; ci svela Ferracchiati &#8211; ho sempre intravisto la dicotomia fra vocazione e dovere, ossia tra una natura pi\u00f9 dionisiaca, selvaggia, per certi versi vitale ma anche pi\u00f9 distruttiva, e il dovere che rimanda alla forma, all&#8217;ordine, alle regole sociali e alle convenzioni, all&#8217;apollineo insomma. E questa dicotomia \u00e8 particolarmente evidente anche in Hedda Gabler. Hedda e L\u00f8vborg, due dei protagonisti, sono in disequilibrio fra i due poli, tra il vivere in maniera sregolata e lo stare dentro le gabbie sociali. Sono &#8220;come una pistola carica&#8221;, come da sottotitolo dello spettacolo, sono personaggi pronti a esplodere, non riescono ad agire davvero e a dare adito alla loro vocazione, la reprimono e poi ovviamente esplodono per troppa repressione\u00bb.<\/p>\n<p>Spontaneo chiedersi a questo punto cosa ne resta dell&#8217;intreccio originale del dramma borghese di fine Ottocento: tutto sommato la storia rimane, a volte in filigrana, altre in primo piano, altre ancora troncata e poi riannodata. C&#8217;\u00e8 la giovane Hedda Gabler, ambiziosa ma frustrata perch\u00e9 sposata solo per interesse economico a un uomo mediocre, aspirante professore universitario; c&#8217;\u00e8 L\u00f8vborg, intellettuale geniale, una volta libertino e amico intimo di Hedda, che ha scritto un capolavoro, un manoscritto rivoluzionario che a un certo punto, dopo una serata di gozzoviglie, perde per strada, viene recuperato dal marito di Hedda la quale lo brucia; L\u00f8vborg disperato minaccia il suicidio, Hedda lo istiga e gli regala una sua pistola affinch\u00e9 porti a termine &#8220;in bellezza&#8221; l&#8217;insano gesto, ma lui muore invece accidentalmente, lei viene incastrata e a sua volta si suicida. Fin qui Hedda Gabler, la trama in estrema sintesi; accanto, dentro e fuori Liv Ferracchiati che, nella duplice veste di se stesso, in apparenza, e di L\u00f8vborg, nella finzione drammaturgica, esplora, viviseziona, dialoga con l&#8217;originale creando un racconto parallelo e intersecante caratterizzato dal meccanismo dell&#8217;auto-finzione autobiografica. In pratica lo sviluppo narrativo classico viene prima introdotto e poi interrotto e commentato dagli attori in scena che entrano ed escono dai personaggi ponendo, lo stesso Liv in primis, questioni minimali o esistenziali, dal \u00abperch\u00e9 non indosso la parrucca visto che il mio personaggio \u00e8 biondo e riccio?\u00bb al \u00abrischio di vivere solo nelle proprie creazioni\u00bb, dalle disquisizioni sul drammatico suicidio finale al dubbio se fare o no \u00abla pasta con le zucchine \u00bb dopo lo spettacolo. In pratica si assiste alla sempre vertiginosa fusione e confusione fra finzione e realt\u00e0, verit\u00e0 e artificio, arte e vita, ma non si tratta della ormai obsoleta formula meta-teatrale; qui, ribaltando Pirandello, siamo di fronte a &#8220;sei autori in cerca di un personaggio&#8221; e non &#8220;si recita a soggetto&#8221; ma &#8220;a smarrimento&#8221;. L&#8217;andirivieni tra dentro e fuori il canone drammaturgico non \u00e8 sofisticata stravaganza ma una quasi lacerante necessit\u00e0 frutto di una ricerca che assilla Ferracchiati, il quale da anni indaga in prima persona su ci\u00f2 che \u00e8 vero o accettato come tale, se ha senso parlare di normalit\u00e0, sul ruolo dominante e omologante di regole e convenzioni e quindi sulla funzione sublimatrice che l&#8217;Arte pu\u00f2 avere a tale proposito, ovvero se attraverso lo spazio controllato di una finzione artistica si possano esperire i propri impulsi vitali. Di fronte al dilemma pirandelliano, &#8220;la vita o la si vive o la si scrive&#8221;, Ferracchiati sceglie di non scegliere: \u00abPrima la scrivevo, poi dopo un momento di rottura ho iniziato a viverla, ma conosco bene la sensazione rischiosa di quasi far accadere le cose per poterle poi scrivere, rendevo inconsciamente le situazioni che vivevo pi\u00f9 estreme cos\u00ec da farle diventare materiale intrigante da elaborare artisticamente. Per\u00f2 ho smesso, era molto pericoloso, si vive su un crinale e ci si pu\u00f2 schiantare\u00bb.<\/p>\n<p>In una costante pericolosa bidimensionalit\u00e0 si muovono perfettamente tutti gli interpreti sempre in bilico fra persone e personaggi. <strong>Petra Valentini<\/strong>, nei panni di Hedda Gabler, F<strong>rancesco Alberici, Giulia Mazzarino, Renata Palminiello, Alice Spisa, e Antonio Zavatteri,<\/strong> sono stati messi a dure prove dall&#8217;esigente regista per arrivare a camminare funambolicamente sul filo di questo delicato equilibrio. Anche le scene di Giuseppe Stellato interamente di cartone, palesemente finte, i costumi e l&#8217;oggettistica, dal telefonino al pianoforte, dalla rivoltella alla moka, riproducono coerentemente la schizofrenia fra vero e falso, passato e presente. Il tutto \u00e8 ammantato di leggerezza e ironia e le scene madri, i climax che richiederebbero pathos, vengono raccontate e non interpretate dallo stesso Liv\/L\u00f8vborg che esplicita tutta la sua inadeguatezza attorica: \u00abQui ci vorrebbe un Jude Law, un Tommaso Ragno, un Gifuni, io non ce la faccio\u00bb. L&#8217;espediente dell&#8217;improvvisazione non sempre per\u00f2 risulta convincente e a volte appare credibile quanto il \u00abChe succede? Che succede?\u00bb di Morgan dopo la famigerata uscita di scena di Bugo a Sanremo. Ma indubbiamente ci\u00f2 che resta di tutta la messinscena \u00e8 la sua bellezza spiazzante, inafferrabile ed ectoplasmatica come la visione fantasmagorica della tempesta di coriandoli finale. RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">di Michele Sciancalepore, fonte Avvenire<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Non c&#8217;\u00e8 da stare comodi, non si sta tranquillamente seduti in poltrona nella semioscurit\u00e0 della platea, protetti e schermati dalla quarta parete, immersi nella &#8220;sospensione dell&#8217;incredulit\u00e0&#8221; a fare un viaggio nei drammi altrui in attesa di una rassicurante catarsi collettiva. \u00c8 tutto scomodo invece: si sta appoggiati su panche, coi volti alquanto illuminati intorno a [&hellip;]","protected":false},"author":32,"featured_media":4544,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[90],"tags":[714,260,715,681,707,709,708,711,712,713,259,710],"class_list":["post-4543","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-le-nostre-recensioni","tag-alice-spisa","tag-avvenire","tag-e-antonio-zavatteri","tag-giulia-mazzarino","tag-hedda-gabler","tag-hedda-gabler-come-una-pistola-carica","tag-liv-ferracchiati","tag-petra-valentini","tag-rancesco-alberici","tag-renata-palminiello","tag-retroscena","tag-teatro-studio-melato"],"acf":[],"aioseo_notices":[],"featured_image_url":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/12\/HEDDAGABLER-scena-Ph-credits-Masiar-Pasquali-\u00a9.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4543","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-json\/wp\/v2\/users\/32"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4543"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4543\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4546,"href":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4543\/revisions\/4546"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-json\/wp\/v2\/media\/4544"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4543"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4543"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4543"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}