{"id":5222,"date":"2023-02-08T16:37:24","date_gmt":"2023-02-08T15:37:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/?p=5222"},"modified":"2023-02-08T16:47:33","modified_gmt":"2023-02-08T15:47:33","slug":"massini-il-mattautore-adesso-interpreta-freud","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/2023\/02\/08\/massini-il-mattautore-adesso-interpreta-freud\/","title":{"rendered":"Massini il \u201cmattautore\u201d adesso interpreta Freud"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_5227\" aria-describedby=\"caption-attachment-5227\" style=\"width: 770px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2023\/02\/Interpretazione-dei-sogni-StefanoMassini_phFilippo-Manzini.jpg\"><img class=\"size-full wp-image-5227\" src=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2023\/02\/Interpretazione-dei-sogni-StefanoMassini_phFilippo-Manzini.jpg\" alt=\"\" width=\"770\" height=\"515\" srcset=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2023\/02\/Interpretazione-dei-sogni-StefanoMassini_phFilippo-Manzini.jpg 770w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2023\/02\/Interpretazione-dei-sogni-StefanoMassini_phFilippo-Manzini-300x201.jpg 300w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2023\/02\/Interpretazione-dei-sogni-StefanoMassini_phFilippo-Manzini-768x514.jpg 768w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2023\/02\/Interpretazione-dei-sogni-StefanoMassini_phFilippo-Manzini-40x27.jpg 40w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2023\/02\/Interpretazione-dei-sogni-StefanoMassini_phFilippo-Manzini-280x187.jpg 280w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2023\/02\/Interpretazione-dei-sogni-StefanoMassini_phFilippo-Manzini-650x435.jpg 650w\" sizes=\"(max-width: 770px) 100vw, 770px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-5227\" class=\"wp-caption-text\">Stefano Massini in una scena de \u201cL\u2019interpretazione dei sogni\u201d \u2013 foto di Filippo Manzini<\/figcaption><\/figure>\n<p>Richard Feynman, premio Nobel per la fisica 1965, afferm\u00f2: \u00abSe non riesci a spiegare qualcosa a uno studente del primo anno o a tua nonna allora non l&#8217;hai davvero capita\u00bb. <strong>Stefano Massini<\/strong>, scrittore, drammaturgo, ormai anche performer, l\u2019unico italiano ad aver vinto il <strong>Tony Award<\/strong>, l\u2019Oscar del teatro americano, con il suo <em>Lehman Trilogy<\/em>, \u00e8 forse il solo nel nostro Paese a saper rendere lampante e affascinante sia a un acerbo alunno che a una signora pi\u00f9 che attempata i vortici, le vertigini e le ineffabili voragini che scaturiscono dagli studi sull\u2019inconscio. In pratica l\u2019artista fiorentino quel \u201cqualcosa\u201d l\u2019ha davvero capita. E non \u00e8 poca cosa dal momento che si tratta degli scritti dell\u2019inventore della psicanalisi, Sigmund Freud. Non \u00e8 un caso che da pi\u00f9 di dieci anni Massini sviscera l\u2019opera omnia del neurologo austriaco e in particolare quella da lui stesso definita \u201cBibbia della nostra contemporaneit\u00e0\u201d, <em><strong>L\u2019interpretazione dei sogni<\/strong><\/em>, che quasi cinque anni fa vide la luce del palcoscenico con la regia di Federico Tiezzi e protagonista Fabrizio Gifuni.<\/p>\n<p>Ma stavolta Stefano Massini non \u00e8 restato dietro le quinte a fornire le parole agli interpreti, ha fatto il \u201cmattautore\u201d, ha preso per mano gli spettatori per guidarli in un viaggio di oltre cento minuti in una terra per lo pi\u00f9 inesplorata e spesso inaccessibile, di certo oscura e selvaggia: l\u2019io. Indossa tre vesti Massini: i panni di Freud, quelli dei tanti pazienti che affollano lo studio e la mente dello psicanalista sottoponendogli sogni, incubi e fobie, e quelli di se stesso che naturalmente gli calzano a pennello e rendono in quei frangenti pi\u00f9 divulgativi la narrazione estremamente fluida. Alla fine L\u2019interpretazione dei sogni, questo il titolo senza fronzoli, \u00e8 indubbiamente un\u2019esperienza che non conosce indifferenza e che si pu\u00f2 vivere ancora oggi al <strong>Teatro della Pergola di Firenze<\/strong> dove ha debuttato per poi approdare a gennaio a Bolzano, Rovereto e Bologna e nella prossima stagione a Milano, Torino e Roma. L\u2019aspetto sicuramente pi\u00f9 convincente dell\u2019allestimento \u00e8 dato dalla poliedricit\u00e0; non se ne esce con la sensazione di aver assistito a un monologo ma a una visione decisamente caleidoscopica. La ragione \u00e8 molteplice, sia scenica che contenutistica. Un ruolo determinante in tal senso lo svolgono la scenografia dominata dal prevedibile ma comunque logico e suggestivo gigantesco occhio, le luci semi-celanti, le immagini oniriche proiettate sullo sfondo, le ficcanti musiche di Enrico Fink eseguite dal vivo, non una semplice colonna sonora ma suoni che sembrano dire \u201cparole che non puoi permetterti di ricordarti\u201d. Ma \u00e8 la sinfonia di rivelazioni freudiane che rendono davvero vertiginosa e articolata la fruizione, a partire dal mantra che apre e attraversa lo spettacolo: \u201cc\u2019\u00e8 sempre qualcosa di terribile e al tempo stesso splendido nell\u2019attimo in cui decidi di guardarti dentro\u201d. Quello che alla fine emerge con potenza lapalissiana \u00e8 l\u2019eclatante teatralit\u00e0 della dimensione onirica, l\u2019assoluta simbiosi e osmosi fra sogno e teatro. Un\u2019aderenza che Massini spiega cos\u00ec: \u00ab\u00c8 lo stesso Freud che parla di \u201cdrammaturgia dei sogni\u201d e usa esplicite metafore teatrali quando dice \u201cPerch\u00e9 questo sipario che ogni notte appena chiudo gli occhi si apre e mette in scena uno spettacolo?\u201d. Freud \u00e8 il primo a mettere in primo piano la non \u201cscartabilit\u00e0\u201d del sogno fino a quel momento considerato come un\u2019attivit\u00e0 secondaria quasi limitrofa alla follia o comunque invisibile e risibile e ci\u00f2 che mi colpisce di pi\u00f9 nella similarit\u00e0 fra teatro e sogno \u00e8 che anche il teatro \u00e8 generalmente bistrattato come attivit\u00e0 secondaria, ludica, relegata nell\u2019area dell\u2019intrattenimento, parola che ho sempre detestato. Inoltre il teatro nei suoi vertici pi\u00f9 importanti \u00e8 sempre una sorta di seduta psicanalitica, basti pensare alla scena del dialogo fra Amleto e la regina madre\u00bb.<\/p>\n<p><strong>In tedesco \u201csogno\u201d si dice \u201ctraum\u201d. Quindi il sogno come un \u201ctrauma\u201d che infrange la barriera della razionalit\u00e0 che censura per giungere a una nuova presa di coscienza?<\/strong> Ieri sera all\u2019inizio dello spettacolo sentivo della tosse in sala, poi \u00e8 scomparsa completamente e la collego alla domanda. Era come se novecento persone si stessero rendendo conto che ognuno di loro aveva un trauma, nel senso di un conto sospeso con chiss\u00e0 quale sogno. <strong>Quindi i colpi di tosse iniziali erano, volendo psicanalizzarli, quasi delle forme di resistenza prima di lasciarsi andare?<\/strong> Credo proprio di s\u00ec, forse erano un diaframma, uno schermo per non entrare in contatto col proprio sogno celato, cos\u00ec come accade alla signora che soffriva d\u2019insonnia, che ricordo nello spettacolo, a cui Freud dice \u201cnon \u00e8 che lei non riesce a dormire, \u00e8 che lei non si lascia dormire per paura di sognare\u201d. <strong>\u201cVivere il proprio sogno\u201d: \u00e8 questo l\u2019invito implicito che emerge dallo spettacolo?<\/strong> Senz\u2019altro. Nello spettacolo ho inserito un passo da un testo che non \u00e8 di Freud, I greci e l&#8217;irrazionale di Eric Dodds del 1922, in cui si racconta della spedizione di un gruppo di antropologi che all\u2019inizio del secolo va alla ricerca di una trib\u00f9 non contaminata dalla civilt\u00e0 e la trova nel Congo. Una volta entrati in contatto per\u00f2 non si capiscono perch\u00e9 questi \u201cselvaggi\u201d, \u201cincivili\u201d, non concepivano la realt\u00e0 come primaria e il sogno come secondario, ma profondamente connessi; quindi la realt\u00e0 e il sogno non erano gerarchicamente una sopra e l\u2019altro sotto ma allineati e nella vita reale i loro sogni diventavano attivi e fattivi. <strong>Nella scena finale c\u2019\u00e8 un\u2019accorata e reiterata implorazione: \u201cnon te ne andare, guardami!\u201d. In realt\u00e0 \u00e8 un appello a guardarsi dentro\u2026<\/strong> \u00c8 esattamente ci\u00f2 che dice Freud: cerca dentro di te le soluzioni alle tue fobie e manie, non guardare al giudizio o al \u201clike\u201d altrui. Noi invece oggi tendiamo all\u2019esibizione, non all\u2019introspezione, ci esibiamo continuamente attraverso media, social, post, foto, video. <strong>Parafrasando Freud Stefano Massini \u201cdi cosa ha paura quando ha paura\u201d?<\/strong> La mia paura riguarda tutte quelle minacce che non vedo. Ricorda in un certo senso l\u2019aracnofobia: Freud dice che la paura del ragno concerne tutto ci\u00f2 che ti colpisce senza che tu te ne avveda. Il ragno infatti se ne sta nascosto e tesse una tela invisibile ai tuoi occhi e finisci nella sua rete senza renderti conto. Ecco il mio terrore \u00e8 di finire nella ragnatela che non posso vedere. <strong>A proposto di incubi: la pandemia. Tutti abbiamo ancora negli occhi e nell\u2019animo quella scena del 27 marzo del 2020 in cui Papa Francesco solo in una Piazza San Pietro deserta e piovigginosa affidava a Dio l\u2019umanit\u00e0 in balia della tempesta: a distanza di 2 anni e mezzo l\u2019umanit\u00e0 ha perso l\u2019occasione di guardarsi dentro visto quello che \u00e8 successo dopo?<\/strong> Quell\u2019immagine del Pontefice \u00e8 stata davvero icastica ed evoca altri scenari che prima di allora ci sembravano impossibili e che relegavamo nella sfera dei <em>disaster movies<\/em>, tipo la metropolitana deserta di New York, la metropoli di Kiev al buio, l\u2019olocausto nucleare, quello ambientale e climatico, la guerra ai confini dell\u2019Europa, tutti incubi che si sono dimostrati concreti proprio perch\u00e9 l\u2019umanit\u00e0 non sa guardarsi dentro.<strong> Il sogno teatrale nel cassetto o meglio dentro Stefano Massini?<\/strong> Continuare con questo spettacolo. C\u2019\u00e8 una cosa perniciosa che detesto nel teatro: appena fai una cosa ti chiedono di farne subito un\u2019altra, obbligandoti a inseguire questo canto delle sirene di testi, idee sempre nuove. Io invece voglio tornare su cose gi\u00e0 fatte ma con una profondit\u00e0 e maturit\u00e0 diversa. Quindi il mio sogno \u00e8 far s\u00ec che ci\u00f2 che \u00e8 stato un sogno non si esaurisca ma continui a diventare il sogno di domani. RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>di Michele Sciancalepore, fonte Avvenire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Richard Feynman, premio Nobel per la fisica 1965, afferm\u00f2: \u00abSe non riesci a spiegare qualcosa a uno studente del primo anno o a tua nonna allora non l&#8217;hai davvero capita\u00bb. 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