{"id":606,"date":"2015-12-30T17:18:02","date_gmt":"2015-12-30T16:18:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/?p=606"},"modified":"2015-12-30T17:18:02","modified_gmt":"2015-12-30T16:18:02","slug":"shakespeare-know-well","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/2015\/12\/30\/shakespeare-know-well\/","title":{"rendered":"Shakespeare. Know well!"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_607\" aria-describedby=\"caption-attachment-607\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2015\/12\/Compagnia-della-Fortezza-Shakespeare.-Know-Well-foto-Stefano-Vaja.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-607 size-medium\" src=\"http:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2015\/12\/Compagnia-della-Fortezza-Shakespeare.-Know-Well-foto-Stefano-Vaja-300x200.jpg\" alt=\"Compagnia della Fortezza Shakespeare. 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Know Well (foto-Stefano-Vaja)<\/figcaption><\/figure>\n<p>Si pu\u00f2 disarticolare, disossare, svuotare e trasformare in ectoplasmi vaganti, tragicomicamente all\u2019inseguimento del proprio gesto significativo, ma ormai fatalmente privo di senso, quei personaggi che noi riteniamo immortali, quelle icone del canone teatrale occidentale con le quali abbiamo creato innumerevoli identificazioni, ovvero i vari Amleto, Macbeth, Otello, Desdemona, Re Lear, Riccardo III\u2026? Si pu\u00f2 in pratica non solo \u201ctradire\u201d, ma davvero distruggere Shakespeare senza incorrere in accuse di blasfemia letteraria? La risposta \u00e8 un s\u00ec, spontaneo e adamantino, che scaturisce dopo aver visto alla XXIX edizione del festival di Volterra il primo studio del nuovo lavoro sull\u2019opera del Bardo dal titolo provvisorio <em>Shakespeare. Know well.<\/em> A idearlo, renderlo come al solito immaginifico e visionario, in pratica a inscenarlo nell\u2019ampio, rettangolare atrio del carcere della splendida cittadina toscana, Armando Punzo, \u201cl\u2019architetto dell\u2019impossibile\u201d, che ha dato corpo a un\u2019utopia creando nell\u2019arco di 27 anni quell\u2019ormai punto di riferimento imprescindibile e luminoso nel panorama teatrale che \u00e8 la \u201cCompagnia della Fortezza\u201d. \u00c8 un\u2019isola che c\u2019\u00e8, ed \u00e8 pure felice; una felicit\u00e0 che contagia anche noi che in centinaia, sfidando la torrida afa, per entrare nella casa di reclusione ci sottoponiamo ai ferrei controlli di rito, ci priviamo volentieri di tutti gli orpelli tecnologici e leggeri e leggiadri, senza zavorre, oltrepassiamo cancelli, sbarre, corridoi\u2026<\/p>\n<p>Lo stato d\u2019animo, anche per il critico pi\u00f9 disincantato che ha varcato diverse volte nel passato quel confine fra fuori e dentro, \u00e8 sempre adrenalinico e vertiginoso. A contribuire in modo determinante a questa sensazione eccitante \u00e8 indubbiamente la consapevolezza dell\u2019ignoto provocato puntualmente dai lavori di Punzo, che anche stavolta non delude. Il colpo d\u2019occhio dello spazio scenico \u00e8 impressionante: bianco accecante, complice un sole che non d\u00e0 tregua, pi\u00f9 di 300 croci di legno chiaro (destinate ad aumentare nel futuro di questo <em>work in progress<\/em>) di diverse dimensioni, imponenti e piccine, disseminate, accatastate o appoggiate lungo tutto il perimetro dell\u2019atrio.<\/p>\n<p>\u201cSi viene tutti da l\u00ec, non si pu\u00f2 prescindere, le croci sono dentro di noi\u201d, confessa Armando Punzo. Segno salvifico? Il punto interrogativo \u00e8 d\u2019obbligo. Cos\u00ec come dubbi, ipotesi e domande sorgono costantemente durante la visione della performance. Non ci sono volutamente percorsi di senso definiti, solo innumerevoli indizi comunque aperti a soggettive interpretazioni. Il regista, stavolta in veste di artista-archeologo, si aggira alla scoperta di reperti animati, i molteplici personaggi shakespeariani le cui teste emergono concretamente da libroni, a volte interagisce brevemente con essi, raccoglie le loro ossessioni, tenta invano di bere il suo calice e altrettanto vanamente cerca di interrompere l\u2019infinito, reiterato deambulare di una gotica e fantasmagorica Desdemona strappandole il fazzoletto da lei ostentato e creandole un corto circuito interiore. Le visioni si incrociano e si accavallano: due giovani attrici vivono isolate nella loro vanit\u00e0 artistica, altri personaggi invadono la scena con lunghe scale creando una tensione verso l\u2019alto. Su tutto un sofisticato sonoro, creato genialmente da Alessio Lombardi, che amplifica rumori, cadute di bicchieri, o avvolge le azioni con ritmi incalzanti e musiche trascinanti. Alla fine entra un bimbo che spinge con gioia infantile un enorme masso (?), mondo (?)\u2026 Punzo, ci svela, aveva pensato a un \u201cSisifo felice\u201d perch\u00e9 svolge, consapevolmente, un\u2019azione \u201cinutile\u201d e quindi non sottoposta a logiche efficientistiche; ma chi voleva pensare alla nascita di un nuovo mondo guidato dallo spirito libero dell\u2019infanzia \u00e8 padronissimo di farlo. Se ne esce storditi, confusi e felici, e personalmente con l\u2019idea che Dio si manifesta soprattutto nel silenzio vertiginoso della balbuzie. Sospesi, dunque, proprio come auspicato dal tema del festival quest\u2019anno incentrato sul concetto di \u201cSospensione\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>di Michele Sciancalepore, fonte Avvenire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Si pu\u00f2 disarticolare, disossare, svuotare e trasformare in ectoplasmi vaganti, tragicomicamente all\u2019inseguimento del proprio gesto significativo, ma ormai fatalmente privo di senso, quei personaggi che noi riteniamo immortali, quelle icone del canone teatrale occidentale con le quali abbiamo creato innumerevoli identificazioni, ovvero i vari Amleto, Macbeth, Otello, Desdemona, Re Lear, Riccardo III\u2026? 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