{"id":6727,"date":"2023-05-25T15:37:07","date_gmt":"2023-05-25T13:37:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/?p=6727"},"modified":"2023-05-25T15:47:27","modified_gmt":"2023-05-25T13:47:27","slug":"prometeo-e-medea-verba-manent","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/2023\/05\/25\/prometeo-e-medea-verba-manent\/","title":{"rendered":"Prometeo e Medea, verba manent"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_6732\" aria-describedby=\"caption-attachment-6732\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2023\/05\/medea-tiezzi.jpg\"><img class=\"size-medium wp-image-6732\" src=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2023\/05\/medea-tiezzi-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2023\/05\/medea-tiezzi-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2023\/05\/medea-tiezzi-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2023\/05\/medea-tiezzi-40x27.jpg 40w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2023\/05\/medea-tiezzi-280x187.jpg 280w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2023\/05\/medea-tiezzi-650x434.jpg 650w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2023\/05\/medea-tiezzi.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-6732\" class=\"wp-caption-text\">Una scena della \u201cMedea\u201d diretta da Federico Tiezzi al Teatro Greco di Siracusa &#8211; ph di Maria Pia Ballarino<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il teatro totale di David Livermore appartiene al passato, cos\u00ec come le furiose scorribande delle Baccanti di Carlus Padrissa de La Fura dels Baus. La<strong> 58\u00aa edizione di rappresentazioni classiche allestita dalla Fondazione INDA<\/strong> rinuncia a effetti spettacolari e a coup de th\u00e9&#8217;tre senza tradire per\u00f2 lo spirito sempre dirompente delle tragedie greche. Limita la durata degli spettacoli, rigorosamente sotto le due ore ma, dopo aver attraversato quasi indenne la parentesi pandemica, dopo esser pienamente rinata la scorsa estate, quest\u2019anno \u00e8 andata oltre, ha aumentato le produzioni e si \u00e8 dilatata nel tempo e nello spazio. Sotto la guida recente di un\u2019entusiasta <strong>Valeria Told<\/strong> il <strong>Teatro Greco di Siracusa<\/strong> offre <strong>fino al 2 luglio<\/strong> quattro spettacoli: oltre al solito trittico delle due tragedie pi\u00f9 la commedia (in questo caso <em>La Pace<\/em> di Aristofane con la regia di <strong>Daniele Salvo<\/strong>) si \u00e8 aggiunta una creazione originale contemporanea, <em>Ulisse<\/em>, l\u2019ultima Odissea, ideata dal regista e coreografo <strong>Giuliano Peparini<\/strong>. Inoltre per la prima volta le rappresentazioni andranno in tourn\u00e9e da Pompei, al Teatro Romano di Verona, a Benevento, Segesta, Tindari e perfino all\u2019interno delle mura dell\u2019Arcimboldi di Milano a novembre.<\/p>\n<p>L\u2019unico allestimento che, a quanto pare, vivr\u00e0 solo sulle secolari pietre siracusane \u00e8 proprio quello che ha aperto la stagione: il <strong><em>Prometeo Incatenato<\/em><\/strong> di Eschilo con la sapiente regia di <strong>Leo Muscato<\/strong>. \u00c8 la tragedia pi\u00f9 immobile delle trentadue a noi giunte, priva di omicidi, spargimenti di sangue, tradimenti o ribaltamenti, eppure \u00e8 un macigno che toglie il respiro. Prometeo, il Titano che ha creato la stirpe umana, qui virilmente interpretato da Alessandro Albertin, eroico sia pur con qualche accento di compiacimento, \u00e8 presente in scena dall\u2019inizio alla fine in tutti i 1090 versi del dramma ed \u00e8, come annunciato nel titolo, incatenato. A un costone di roccia nella Scizia, terra abbandonata ai confini del mondo, l\u2019ha voluto immobilizzare Zeus per punirlo. La sua colpa? Aver donato, contro il volere del re dell\u2019Olimpo, il fuoco agli uomini, ovvero la tecnica, la scienza e la conoscenza affinch\u00e9 fossero liberi e in grado di progredire sventando di fatto la loro estinzione programmata da Zeus. Assurge cos\u00ec ad archetipo dell\u2019eroe che si mette contro la tirannia, il potere costituito e dalla parte dei pi\u00f9 deboli, degli ultimi. In principio per Leo Muscato ci fu un\u2019epifania: era in montagna alle prese con suo figlio di cinque anni recalcitrante a sciare e all\u2019improvviso vide un ragazzino sulla sedia a rotelle ancorata a degli sci speciali indossati da suo padre. \u00abRidevano e se la godevano come non mai \u2013 ricorda il regista \u2013 e l\u00ec compresi quale sentimento avrebbe potuto abitare questo nostro spettacolo\u00bb. La dedizione, la cura e la premura di quel padre, che crea una condizione di benessere inconcepibile per quel figlio in quelle condizioni, sono le stesse che animano il Prometeo di Muscato. E perfino di fronte a un\u2019umanit\u00e0 che tradisce il dono paterno, che utilizza il fuoco per creare armi di distruzione, la tecnica per alienare e abusare della natura, la sapienza per invertire il progresso in regresso, anche di fronte a dei figli cos\u00ec sciagurati il padre-Prometeo non abbandona il suo sguardo di creatore pietoso: \u00abRicordo 30 anni fa \u2013 ci confessa il regista \u2013 pagai due volte per vedere lo stesso spettacolo, <em>Il visitatore<\/em> di \u00c9ric-Emmanuel Schmitt, con uno straordinario Turi Ferro che interpretava Freud e un impagabile Kim Rossi Stuart nella parte di Dio. C\u2019era un momento in cui Freud affacciandosi alla finestra vedeva i nazisti alle prese con uno dei tanti rastrellamenti e urlando accusa Dio di essere passivo, inoperoso e silente di fronte a tali disumane efferatezze e Dio risponde: \u201cIo all\u2019uomo ho dato la libert\u00e0, quale altro atto di pi\u00f9 grande amore e generosit\u00e0 ci pu\u00f2 essere?\u201d\u00bb. A questo amore spassionato e puro fa da contrappunto e contrasto l\u2019ambientazione tutta, squallida, sperduta e spettrale: \u00e8 una \u201cwaste land\u201d, una terra desolata, un sito di rovine post industriali abbandonate con una grande cisterna scrostata, tubi arrugginiti, una ciminiera alla quale verr\u00e0 incatenato Prometeo. L\u2019incipit dello spettacolo \u00e8 agghiacciante: un fragoroso cancello si solleva e tra fumi e rumorosi cigolii avanza un carro sulle rotaie di un binario morto che trascina il Titano prigioniero e incappucciato. Da qui in poi si sviluppa questa tragedia che \u00e8 statica per evidenti ragioni drammaturgiche: Prometeo \u00e8 l\u00ec, immobile e intrappolato, e non pu\u00f2 far altro che narrare, rievocare memorabili gesta tra rabbie e pene, svelare ignoti accadimenti del passato o predire quelli futuri, imprecare e inveire contro Zeus che reagisce in modo bizzoso e isterico con stridii e cortocircuiti elettrici provocando una comicit\u00e0 non del tutto involontaria. A conferire dinamicit\u00e0 al tutto quelli che Muscato con modestia definisce \u201ctrucchi del mestiere\u201d: dalla parola estremamente visiva e dettagliata con la traduzione di <strong>Roberto Vecchioni<\/strong>, alla polifonia di voci, ai movimenti coreografici ben orchestrati da Nicole Kehrberger, alle musiche di Ernani Maletta. E poi le incessanti visite al dio umiliato e sofferente, da Oceano con il coro delle sue Oceanine, a Ermes, a Io, l\u2019unica umana in tutta la vicenda a cui d\u00e0 corpo, voce e temperamento una singolare e suggestiva <strong>Deniz Ozdogan<\/strong> che sbuffando, rantolando e levando al cielo canti e suoni ancestrali esterna il suo tormento di fanciulla prima sedotta e poi trasformata in vacca e condannata a vagare straziata dalle punture di tafani dal solito, crudele, cruento e sadico Zeus.<\/p>\n<p>Strazi ineffabili, crudelt\u00e0 insopportabili scaturiscono senza tregua dall\u2019altra tragedia che si alterna sull\u2019orchestra del Teatro Greco: la <strong><em>Medea<\/em> <\/strong>di Euripide diretta da <strong>Federico Tiezzi.<\/strong> \u00c8 la figura femminile archetipica, terribile, angosciante, la sciamana che viene dalla Colchide, la terra fuori dalla civilt\u00e0 dove tutto \u00e8 istinto e magia e dove sorge il sole, che fa da tramite tra trascendente e terreno, la selvaggia che per amore del suo sposo, Giasone, ha tradito origini e famiglia, ha ucciso il fratello, per poi venire abbandonata, ripudiata, esiliata per ragioni di realpolitik e per questo medita e realizza quella vendetta tremenda e indicibile che la segner\u00e0 come icona della madre infanticida: soffocando ogni piet\u00e0 materna infatti sacrificher\u00e0 i figli avuti da Giasone per punirlo e negargli la discendenza. C\u2019\u00e8 molto di freudiano nella visione di Tiezzi dove l\u2019infanticidio non \u00e8 un punto di arrivo ma di partenza: \u00abLa mia Medea \u2013 spiega il regista toscano \u2013 \u00e8 foriera di una violenza arcaica, tribale, dionisiaca che si scontra con quella di Giasone subdola, sottile, \u201cneocapitalista\u201d, dettata da calcoli e opportunismi politici, dinastici, economici, ma non per questo meno lacerante e mortifera\u00bb.<\/p>\n<p>In pratica una guerra dei mondi, Dioniso contro Apollo, la giungla contro la civilt\u00e0 occidentale. \u00c8 come se un signore di Stoccolma sposasse una strega, figlia del re di una trib\u00f9 dell\u2019Amazzonia; con questa immagine molto traslata ma efficace Gabriele Lavia pennell\u00f2 quella strana coppia in occasione dell\u2019allestimento di una sua Medea una decina di anni fa. In ogni caso Tiezzi \u00e8 come sempre insuperabile in quel lavoro di scavo sulla parola che porta alla luce significati eterni ed emozioni profonde. Infatti, al di l\u00e0 delle scelte scenografiche (una piuttosto anonima ambientazione borghese e una straniante apparizione finale di Medea su una gru-deus ex machina), \u00e8 la potenza interpretativa a conferire qualit\u00e0 e fascino allo spettacolo. <strong>Laura Marinoni<\/strong> \u00e8 una Medea colorita e perfetta, <strong>Alessandro Averone<\/strong> un Giasone insuperabile, <strong>Sandra Toffolatti<\/strong> un Nunzio travolgente. Insomma a Siracusa 2023 \u201cverba manent\u201d, le parole non volano via ma restano impresse. RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"&nbsp; &nbsp; Il teatro totale di David Livermore appartiene al passato, cos\u00ec come le furiose scorribande delle Baccanti di Carlus Padrissa de La Fura dels Baus. 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