{"id":9315,"date":"2024-04-26T18:32:07","date_gmt":"2024-04-26T16:32:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/?p=9315"},"modified":"2024-04-26T18:32:07","modified_gmt":"2024-04-26T16:32:07","slug":"arlecchino-muto-parla-del-presente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/2024\/04\/26\/arlecchino-muto-parla-del-presente\/","title":{"rendered":"Arlecchino muto parla del presente"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_9317\" aria-describedby=\"caption-attachment-9317\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2024\/04\/6_ArlecchinoMutoPerSpavento18052022-1584.jpg\"><img class=\"size-medium wp-image-9317\" src=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2024\/04\/6_ArlecchinoMutoPerSpavento18052022-1584-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2024\/04\/6_ArlecchinoMutoPerSpavento18052022-1584-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2024\/04\/6_ArlecchinoMutoPerSpavento18052022-1584-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2024\/04\/6_ArlecchinoMutoPerSpavento18052022-1584-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2024\/04\/6_ArlecchinoMutoPerSpavento18052022-1584-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2024\/04\/6_ArlecchinoMutoPerSpavento18052022-1584-41x27.jpg 41w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2024\/04\/6_ArlecchinoMutoPerSpavento18052022-1584-280x187.jpg 280w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2024\/04\/6_ArlecchinoMutoPerSpavento18052022-1584-650x433.jpg 650w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2024\/04\/6_ArlecchinoMutoPerSpavento18052022-1584.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-9317\" class=\"wp-caption-text\">La compagnia teatrale Stivalaccio in scena<\/figcaption><\/figure>\n<p>Luigi Pirandello in <em>Uno, Nessuno e Centomila<\/em> ammoniva che nella vita siamo destinati a incontrare \u00abtante maschere e pochi volti\u00bb. Ma se si incontrano gli ardimentosi ragazzi di <strong>Stivalaccio Teatro<\/strong> si scoprono maschere che non sono affatto sinonimo di ipocrisia ma che, come ci svela <strong>Anna De Franceschi<\/strong>, dal 2013 una delle colonne di questa feconda compagnia veneta di teatro popolare, veicolano verit\u00e0, non nascondono nulla, anzi amplificano ed enfatizzano sentimenti, costringono gli attori a esternare senza mezze misure le loro emozioni. Le maschere in questione sono quelle storiche della commedia dell\u2019arte e il pensiero inevitabilmente va all\u2019Arlecchino del grande Ferruccio Soleri che connotava la maschera come \u00abuna prigione foriera di libert\u00e0\u00bb o a Dario Fo che ricordava che \u00abquando indossi la maschera non puoi mentire\u00bb. Sulla scia di questi maestri anche StivalaccioTeatro da pi\u00f9 di un decennio ha messo in atto una meritevole e acclamata opera non di riesumazione archeologica degli Zanni bens\u00ec di vincente ricreazione scenica, di rivisitazione brillante, di adattamento calzante alla contemporaneit\u00e0. \u00abNessun Arlecchino in jeans sia chiaro \u2013 ci tiene a precisare <strong>Marco Zoppello<\/strong> fondatore della compagnia nel 2007 insieme a <strong>Michele Mori<\/strong> \u2013 non ce n\u2019\u00e8 affatto bisogno. Il pubblico quando vede Arlecchino vede sempre tutti i servi del mondo e tutti gli sfruttati dell\u2019umanit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>La novit\u00e0 \u00e8 possibile solo attingendo alla tradizione, scriveva T.S. Eliot nel suo fondamentale saggio <em>Tradizione e talento individuale<\/em>. E in effetti la compagine veneta ha operato uno studio meticoloso delle tradizioni mettendo a punto lavori senza polvere e senza tempo. Un\u2019entusiasmante dimostrazione di un passato che si rinnova, di un\u2019arte antica calata nel presente la compagnia la sta dando con Arlecchino mu-to per spavento che ha alle spalle una settantina di repliche, sar\u00e0 da oggi fino a gioved\u00ec al Teatro Eleonora Duse di Genova e poi in tourn\u00e9e per tutta la stagione. Il 25 e 26 marzo Stivalaccio sar\u00e0 atteso oltralpe alla Sorbona e poi al Th\u00e9atre Hebertot per dare prova, come accadeva nel XVII secolo, dell\u2019abilit\u00e0 di commedianti all\u2019improvviso. In pratica si chiude un cerchio perch\u00e9 la genesi del loro Arlecchino ci riporta proprio in Francia, a Parigi, nel 1716 quando Luigi Riccoboni, in arte Lelio, fu chiamato a rinverdire i fasti della Com\u00e9die Italienne e, non avendo a disposizione un Arlecchino padrone della lingua francese, fece, con un colpo di genio tutto italico, di necessit\u00e0 virt\u00f9 rendendo il celebre variopinto servo muto in seguito a uno spaventoso stratagemma. Marco Zoppello ci confessa di aver scovato in un mercatino dell\u2019usato il dimenticato canovaccio del Riccoboni mai pi\u00f9 rappresentato dai primi del \u2018700, di averlo cucito addosso agli attori della compagnia selezioal nando le scene pi\u00f9 funzionali, scremando quelle meno efficaci fino a elaborare un testo rimasticato pi\u00f9 volte e comunque in continuo divenire. Ancora a distanza di due anni di recite sgorgano battute, scherzi e istrionismi vari frutto di un ascolto e interazione costante col pubblico.<\/p>\n<p>Sintetizzare pertanto la trama di una commedia molto contaminata, a tratti farsesca e che ha una durata imprevedibile perch\u00e9 si nutre di fughe, improvvisazioni e divertimenti, in senso etimologico di deviazioni, \u00e8 impossibile. Si pu\u00f2 per\u00f2 estrarre l\u2019esoscheletro di questa rappresentazione parafrasando il prologo di <em>Romeo e Giulietta<\/em>: nella bella Milano, dove la scena \u00e8 collocata, due famiglie di pari dignit\u00e0 di comune accordo decidono di far convolare a nozze i loro rispettivi rampolli cos\u00ec da potenziare i loro antichi ori. Dai lombi fatali di questi casati amici trae vita una nuova coppia di sfortunati amanti, che con una apparente morte ribaltano il gramo destino per loro disegnato e con frizzi e lazzi l&#8217;avidit\u00e0 dei loro genitori seppelliscono. In effetti si ride, e pure tanto, grazie a una ricca ricetta in cui tutti gli ingredienti sono amalgamati in modo sapiente ed equilibrato: ritmo, tempi comici, prestanza fisica, prontezza di spirito, presenza scenica, mimica, florilegio dialettale, abilit\u00e0 canora e musicale, scenografia semplice e funzionale e ovviamente duttilit\u00e0 interpretativa di tutti i commedianti, dall\u2019iperenergetico Arlecchino di Marco Zoppello, che cura anche la regia, a Michele Mori in grado di rendere un personaggio esilarante senza mai cadere nel macchiettismo fine a se stesso, a <strong>Sara Allevi, Marie Coutance, Matteo Cremon, Stefano Rota, Pierdomenico Simone, Maria Luisa Zaltron<\/strong>.<\/p>\n<p>Una considerazione a parte merita Anna De Franceschi che interpreta una sorta di Pantalone al femminile e che soprattutto ha incarnato lo spirito del testo e della compagnia in grado di ribaltare il problema in risorsa: \u00abQuando abbiamo iniziato a provare lo spettacolo \u2013 ci racconta Anna \u2013 ero incinta settimo mese e non mi sono tirata indietro, anzi ho sfruttato pienamente le mie oggettive difficolt\u00e0 motorie nel calarmi perfettamente nel personaggio della matrona ingombrante e impacciata nei movimenti ovviando cos\u00ec a salti e capriole\u00bb. Altra innegabile risorsa del teatro di Stivalaccio \u00e8 il talento nell\u2019improvvisazione che nell\u2019<em>Arlecchino muto per spavento<\/em> si esalta in un divertissement col pubblico che ricorda il \u201cPietro Ammicca\u201d del grande Proietti. Ma anche la dote del recitare all\u2019improvviso richiede disciplina e attenzione: \u00abUna regola dell\u2019impro \u2013 ci svela infatti Zoppello \u2013 \u00e8 che l\u2019idea lanciata dal compagno in scena \u00e8 sempre geniale, non bisogna mai mortificarla, devi sostenerla e reagire\u00bb. Anche la maschera necessita di allenamento, cura e premura e soprattutto di un artigiano in grado di fare un lavoro che richiede perizia, passione, pazienza, tempistica d\u2019altri tempi. E dietro le maschere degli Stivalaccio c\u2019\u00e8 infatti un artista del volto pi\u00f9 unico che raro: <strong>Stefano Perocco<\/strong> con alle spalle collaborazioni prestigiose con Peter Brook e Leo de Berardinis e un presente in cui non si stanca di cesellare, modellare, maneggiare, scolpire gesso, plastilina, legno, cuoio e palpitare insieme al pubblico in platea quando le sue maschere sono sul palco. E anche sulla natura delle maschere ci sono svelamenti inaspettati: \u00abUna buona maschera deve funzionare in maschera e in contro-maschera \u2013 spiega Marco Zoppello \u2013 ovvero in quello per cui \u00e8 fatta e nel suo contrario; se nasce per un personaggio come quello del capitano spavaldo e arrogante deve anche funzionare per trasmettere pavidit\u00e0 e terrore\u00bb. Insomma tanto lavoro e altrettanta curiosit\u00e0 sono le pietre angolari di StivalaccioTeatro che oggi sembra incarnare appieno l\u2019assunto del poeta Eliot: \u00abLa tradizione non pu\u00f2 essere ereditata e, se la vuoi, devi ottenerla con grande fatica\u00bb. RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>di Michele Sciancalepore, fonte Avvenire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Luigi Pirandello in Uno, Nessuno e Centomila ammoniva che nella vita siamo destinati a incontrare \u00abtante maschere e pochi volti\u00bb. 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