{"id":9369,"date":"2024-05-02T13:37:44","date_gmt":"2024-05-02T11:37:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/?p=9369"},"modified":"2024-05-02T13:41:29","modified_gmt":"2024-05-02T11:41:29","slug":"ce-amore-e-psiche-nella-fedra-di-tiezzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/2024\/05\/02\/ce-amore-e-psiche-nella-fedra-di-tiezzi\/","title":{"rendered":"C&#8217;\u00e8 amore e psiche nella &#8220;Fedra&#8221; di Tiezzi"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_9370\" aria-describedby=\"caption-attachment-9370\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2024\/05\/fedra.jpg\"><img class=\"size-medium wp-image-9370\" src=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2024\/05\/fedra-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2024\/05\/fedra-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2024\/05\/fedra-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2024\/05\/fedra-41x27.jpg 41w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2024\/05\/fedra-280x187.jpg 280w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2024\/05\/fedra-650x433.jpg 650w, https:\/\/www.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2024\/05\/fedra.jpg 900w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-9370\" class=\"wp-caption-text\">Un momento di \u201cFedra\u201d di Federico Tiezzi &#8211; foto di Luca Manfrini<\/figcaption><\/figure>\n<p>Sulle note di <em>Je crois entendre encore<\/em>, la nota aria dell\u2019opera di Bizet, qui nella versione fluttuante e flautata di Koby Israelite, si apre lo spettacolo, ma non il sipario che invece resta chiuso. In realt\u00e0 si tratta di un velario dorato e sfavillante davanti al quale in proscenio, proprio come nella visione del compositore israeliano, sinuose e sensuali ondeggiano due figure femminili con grandi ventagli di piume e paillettes. Al centro tra loro la <strong>Fedra<\/strong> di Elena Ghiaurov che canta per l\u2019appunto l\u2019accorato e struggente \u00abMi par d\u2019udire ancora, o scosa in mezzo ai fior, la voce sua talora, sospirare l\u2019amor!\u00bb finch\u00e9 all\u2019improvviso la voce le si strozza in gola, viene risucchiata e inghiottita dal sipario, la musica si tronca bruscamente, buio, silenzio. Era evidentemente un sogno. Nella successiva scena reale o anch\u2019essa onirica, come forse tutto il resto perch\u00e9 La vita \u00e8 sogno (Calder\u00f3n de la Barca docet), si assiste al dialogo fra Ippolito e il suo mentore Teramene a cui comunica l\u2019intenzione di andare alla ricerca del suo libertino padre Teseo da tempo uccel di bosco e parimenti confessa il suo amore frustrato per Aricia. Finalmente si apre il velario dorato, nel frattempo adombrato, e si rivela quella che sar\u00e0 per lo pi\u00f9 la scena costante, ovvero un ambiente quasi vuoto, una sorta di scatola nera o una spoglia sala museale delimitata lateralmente da quattro busti antichi, con un divano-sepolcro, un paio di sedie in bilico, due enormi lampadari e sullo sfondo l\u2019Atalanta e Ippomene di Guido Reni, perenne icona di passione e inganno letali. Questo \u00e8 il succinto racconto dei primi dieci minuti della messinscena. E queste indicazioni scenografiche, musicali e registiche non possono che ricondurre a uno degli ultimi maestri della scena: <strong>Federico Tiezzi<\/strong>. \u00c8 lui che ha fortemente voluto questa <strong><em>Fedra<\/em><\/strong>, non quella di Euripide, nemmeno quella di Seneca, bens\u00ec la tragedia in cinque atti scritta da Racine nel 1677. Un chiodo fisso sin dal 1984: \u00abFu il compositore Sylvano Bussotti a parlarmene per la prima volta e da allora ho sviluppato un amore assoluto per Racine perch\u00e9 le sue parole sono una riflessione continua, un eloquio magniloquente ma sempre denso di pensiero\u00bb.<\/p>\n<p>Ma <em>Fedra<\/em> \u00e8 solo la pi\u00f9 recente delle ossessioni del regista toscano che ha frequentato nel passato pi\u00f9 o meno prossimo tutte donne in aperta lotta contro qualcosa o qualcuno; dalla Medea, sciamana della Colchide, che si scaglia contro la realpolitik e il cinico e opportunistico neocapitalismo di Giasone, all\u2019Antigone proto-talebana in aperto conflitto contro il \u201cnomos\u201d, la legge, la giurisprudenza senza pietas di Creonte. Con la <em>Fedra<\/em> di Racine (una produzione ERT con Fondazione Teatri di Pistoia e Compagnia Lombardi-Tiezzi vista al Teatro Bonci di Cesena e da domani al 21 aprile allo Storchi di Modena) Tiezzi raggiunge l\u2019apice dello scontro tra ragione e sentimento, Dioniso versus Apollo, e soprattutto ad affascinarlo c\u2019\u00e8 una novit\u00e0 assoluta che lui stesso ci confida: \u00abPer la prima volta in maniera brutale con Fedra entra in scena il desiderio femminile\u00bb. In realt\u00e0 non \u00e8 propriamente quello di Fedra un vagheggiar le stelle, ma un vero furore. \u00c8 una folle passione che la pervade e consuma fino a farle agognare la morte gi\u00e0 dalle prime battute della tragedia: \u00abMuoio per non svelare questo nodo funesto\u00bb esclama infatti alla sua prima apparizione sulla scena la regina di Trezene, sposa di Teseo, matrigna di Ippolito, figlio di primo letto del suo marito. Ed \u00e8 proprio il figliastro l\u2019oggetto del suo amore furibondo, colpevole e ancora celato e al contempo il soggetto inconsapevole che le squassa anima e corpo. Ippolito, infatti, \u00e8 ignaro di questa rovinosa e incestuosa brama, un tab\u00f9 che oggi farebbe sorridere ma che qualche secolo fa faceva ancora rabbrividire. Ma anche lui coltiva un segreto, il suo amore per Aricia, nipote di Teseo tenuta prigioniera perch\u00e9 ultima discendente di una stirpe maledetta e nemica. L\u2019inconfessabile, l\u2019indicibile e l\u2019inudibile viene poi svelato, detto e udito e ne conseguono calunnie e inganni, danni e fatali malanni. Alla fine resta solo Teseo che impotente assiste all\u2019ultima morte in ordine cronologico, il suicidio di Fedra che si avvelena con una letale pozione fatta da Medea che si conferma esiziale anche quando \u00e8 lontana e non fa nulla. La rovina \u00e8 dunque assoluta e totale, ma non restano vesti strappate, orbite vuote e insanguinate, nemmeno quella verticale caduta di colonne, capitelli, busti marmorei, simbolo di una cultura classica in frantumi che aveva segnato la sua Antigone del 2018.<\/p>\n<p>Con questa <em>Fedra<\/em> Tiezzi va oltre, la scena resta asettica, la Grecia classica \u00e8 solo un lontano e polveroso ricordo, Edipo da mito si sta trasformando in complesso. Ed ecco che non poteva mancare nella visione di Tiezzi l\u2019altro leitmotiv sempre in filigrana nelle sue ultime regie, esplicito con L\u2019interpretazione dei sogni di Stefano Massini allestito sei anni fa, inevitabile in questo caso: l\u2019analisi dell\u2019inconscio. \u00abL\u2019ambientazione \u00e8 una Grecia onirica \u2013 ci conferma Tiezzi \u2013 \u00e8 la stanza dell\u2019inconscio di Fedra e tutta la tragedia \u00e8 una seduta psicanalitica, affiorano motivi ancestrali interpretabili solo con l\u2019ausilio della psicanalisi freudiana\u00bb. Personaggi come dei casi clinici con uno psicanalista al proprio seguito: \u00abFedra ha la sua nutrice Enone \u2013 precisa Tiezzi \u2013 Ippolito Teramene, Aricia ha la sua confidente Ismene. Ognuno di loro ha uno specchio\u00bb. Altro minimo comune denominatore \u00e8 la fuga, Ippolito fugge da Fedra, Aricia sfugge a Ippolito: \u00ab\u00c8 un concetto proustiano \u2013 spiega il regista \u2013 che Proust mette in evidenza nella Ricerca del tempo perduto: si ama chi non ci ama. Nessuno ama la persona giusta, tutti sono in fuga\u00bb.<\/p>\n<p>Di certo non si fugge via da questo viaggio nei meandri della mente che dura due ore abbondanti durante le quali indubbiamente concentrazione e abbandono quasi ipnotico sono necessari: \u00abQuesto spettacolo \u2013 dichiara senza mezzi termini Tiezzi \u2013 \u00e8 il contrario di \u201cTikTok\u201d; sono due ore in cui chiedo al pubblico un\u2019attenzione estrema se no si annoia\u00bb. Un rischio che davvero non si corre perch\u00e9 Federico Tiezzi \u00e8 ovviamente un venerabile artigiano del teatro di parola e un impareggiabile nocchiero che fa solcare con godibile fluidit\u00e0 la sua imbarcazione tra le probanti procelle del verso raciniano semanticamente denso e potente, formalmente cadenzato e ancor pi\u00f9 implementato dalla traduzione di Giovanni Raboni. La recitazione nel complesso coniuga abilmente la musicalit\u00e0 e ritmicit\u00e0 della poesia con la virulenta drammaticit\u00e0 dei moti dell\u2019animo. <strong>Elena Ghiaurov<\/strong> \u00e8 una superba Fedra e le parole del suo personaggio, \u00abSentii il mio corpo ardere e gelare\u00bb, potrebbero essere una perfetta metafora della sua sanguigna interpretazione. Incisivi anche<strong> Valentina Elia, Marina Occhionero, Bruna Rossi e Massimo Verdastro<\/strong>. A volte invece il Teseo di <strong>Martino D\u2019Amico<\/strong> resta un po\u2019 frenato dai vincoli della metrica e l\u2019Ippolito di <strong>Alberto Boubakar Malanchino<\/strong> \u00e8 pi\u00f9 a suo agio tra le pene d\u2019amor mai avuto meno nel rispecchiare \u201cla fiera rudezza delle foreste dove fu allevato\u201d, per citare Fedra. In ogni caso il sapiente e preciso uso delle luci, l\u2019efficacia delle musiche come contrappunto emotivo, la spiazzante bellezza dei costumi visionari e diacronici, il ricorso a movenze in slow motion e a un\u2019espressionistica lotta mimata sono infine tutti valori che rendono l\u2019intera rappresentazione esteticamente vincente e avvincente. RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>di Michele Sciancalepore, fonte Avvenire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Sulle note di Je crois entendre encore, la nota aria dell\u2019opera di Bizet, qui nella versione fluttuante e flautata di Koby Israelite, si apre lo spettacolo, ma non il sipario che invece resta chiuso. 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