{"id":8995,"date":"2019-01-31T16:16:31","date_gmt":"2019-01-31T15:16:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.tv2000.it\/tgtg\/?p=8995"},"modified":"2019-01-31T16:16:31","modified_gmt":"2019-01-31T15:16:31","slug":"1-febbraio-1979-il-ritorno-di-khomeini-a-tehran-dopo-quasi-15-anni-di-esilio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tv2000.it\/tgtg\/2019\/01\/31\/1-febbraio-1979-il-ritorno-di-khomeini-a-tehran-dopo-quasi-15-anni-di-esilio\/","title":{"rendered":"1\u00b0 febbraio 1979. Il ritorno di Khomeini a Tehran dopo quasi 15 anni di esilio"},"content":{"rendered":"<p>I telegiornali di tutto il mondo danno la notizia che qualcosa \u00e8 cambiato in Iran, un Paese che da sempre ha avuto un ruolo geopolitico strategico, dalle antiche tradizioni, da una storia millenaria. Gi\u00e0 dalla fine del 1978 i giornali, compresi quelli italiani, seguono con attenzione gli eventi. Analisi, commenti, punti di vista diversi. E\u2019 tutto un rincorrersi di fondi ed editoriali, di reportage e approfondimenti.<\/p>\n<p>E\u2019 il 25 gennaio 1979 e l\u2019inviato de l\u2019Unit\u00e0 Siegmund Ginzberg scrive sulla prima pagina del quotidiano fondato da Antonio Gramsci: \u201cL\u2019aeroporto di Teheran \u00e8 stato bloccato dai militari. In un primo momento con la scusa formale di ragioni meteorologiche e per soli quattro giorni fino a domenica. Ma la pretestuosit\u00e0 della motivazione \u00e8 stata dimostrata dal susseguirsi, durante tutta la giornata di comunicati contradditori sulla massiccia operazione militare all\u2019aeroporto\u201d.<\/p>\n<p>I giornali della sera hanno parlato di chiusura a tempo indeterminato; un successivo comunicato del governo ha parlato di chiusura \u201cper alcune ore\u201d per impedire \u201cun attacco di malintenzionati\u201d aggiungendo che lo scalo sarebbe stato regolarmente in funzione. Ma a tarda sera l\u2019aeroporto era sempre occupato dai carri armati e verso mezzanotte, in un notiziario straordinario, la radio ha diramato un comunicato del governo in cui si annunciava la chiusura di tutti gli aeroporti iraniani per tre giorni a partire dalla mezzanotte. Nella notte un commando ha sabotato la strumentazione dei due Jumbo 747 dell\u2019Iran Air che dovevano andare a Parigi per imbarcare l\u2019ayatollah Khomeini .<\/p>\n<p>Una notizia che sottolineava i momenti convulsi e confusi in cui era piombato l\u2019Iran in corsa verso un giorno che avrebbe definitivamente segnato la storia dell\u2019ex Persia: l\u201911 febbraio 1979. Alle 11 del mattino la resa della Guardia imperiale dello Sci\u00e0 e l\u2019apertura delle porte del palazzo di Niavaran, simbolo di un potere millenario. I guerriglieri islamici non trovano alcuna resistenza da parte del vecchio regime. Si insedia il primo ministro del governo provvisorio Mehdi Bazargan, subito riconosciuto dall\u2019Unione Sovietica. Quanto agli Stati Uniti, il presidente Jimmy Carter, dichiara di essere pronto a stabilire momenti di dialogo e di collaborazione con il nuovo governo di Teheran. In realt\u00e0 c\u2019\u00e8 preoccupazione. Dalle rovine dell\u2019impero di Reza Pahlavi c\u2019\u00e8 la \u00abPaura di una \u201cGuerra santa\u201d del petrolio\u00bb come titola il Corriere della Sera del 13 febbraio 1979. In un corsivo pubblicato al centro della prima pagina Michel Foucalt riflette: \u201c11 febbraio 1979: rivoluzione in Iran\u201d. Questa frase ho l\u2019impressione di leggerla nei giornali di domani e nei futuri libri di storia. E\u2019 vero che in questa serie di strani avvenimenti che hanno caratterizzato gli ultimi dodici mesi della vita politica iraniana una figura nota, infine, appare. Ma questa lunga successione di feste e di lutti, questi milioni di uomini nelle strade ad a invocare Allah, i mollahs nei cimiteri che gridano la rivolta e la preghiera, questi sermoni distribuiti in minicassetta, ed il vecchio che ogni giorno attraversava la strada in una cittadina della periferia di Parigi per inginocchiarsi in direzione della Mecca: tutto questo ci era difficile chiamarlo \u00abrivoluzione\u00bb.<\/p>\n<p>Poi dalla cronaca si \u00e8 passati alla storia. Nel gennaio 1979, dunque, Mohammad Reza Pahlavi lascia il paese per l&#8217;esilio in Egitto. Il 1\u00ba febbraio 1979 l&#8217;Ayatollah Khomeini ritorna a Teheran, salutato da milioni di iraniani. Il crollo finale della dinastia Pahlavi avviene poco dopo l&#8217;11 febbraio 1979, quando i militari iraniani si dichiararono &#8220;neutrali&#8221;, dopo che guerriglieri e truppe ribelli travolgono le truppe fedeli allo Sci\u00e0 in combattimenti armati in strada. L&#8217;Iran diventa ufficialmente una repubblica islamica il 1\u00ba aprile 1979, quando gli iraniani approvarono in larga maggioranza un referendum nazionale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"I telegiornali di tutto il mondo danno la notizia che qualcosa \u00e8 cambiato in Iran, un Paese che da sempre ha avuto un ruolo geopolitico strategico, dalle antiche tradizioni, da una storia millenaria. Gi\u00e0 dalla fine del 1978 i giornali, compresi quelli italiani, seguono con attenzione gli eventi. Analisi, commenti, punti di vista diversi. 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