{"id":9413,"date":"2019-03-11T16:20:40","date_gmt":"2019-03-11T15:20:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.tv2000.it\/tgtg\/?p=9413"},"modified":"2019-03-11T16:20:40","modified_gmt":"2019-03-11T15:20:40","slug":"5-marzo-1953-la-morte-di-stalin","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tv2000.it\/tgtg\/2019\/03\/11\/5-marzo-1953-la-morte-di-stalin\/","title":{"rendered":"5 marzo\u00a0 1953: la morte di Stalin"},"content":{"rendered":"<p><strong>La verit\u00e0 su come andarono i fatti la lasci\u00f2 trapelare proprio Nikita Kruscev<\/strong>&nbsp;nel decimo anniversario dalla morte di Stalin nel 1963. Come mai questa decisione? Come mai, si chiede lo stesso reporter che firma l\u2019articolo per il settimanale diretto da Nando Sampietro, Kruscev vuole togliersi \u201cil bue dalla lingua\u201d? Lo si deve al suo carattere loquace oppure al suo bisogno di liberarsi da un peso troppo pesante? Andiamo per gradi. Ci\u00f2 che avvenne nel marzo del 1953 Kruscev lo rivel\u00f2 a spizzichi e bocconi ad alcuni suoi stretti collaboratori. Al riguardo una premessa: le condizioni atmosferiche. L\u2019inverno del 1953 a Mosca era particolarmente freddo. Negli ultimi giorni di febbraio c\u2019erano state abbondanti nevicate e venti siberiani avevano flagellato la steppa. Gli spalatori erano apparsi da poco per le vie della capitale moscovita, ma un\u2019ondata di gelo provoc\u00f2 non pochi ritardi all\u2019opera degli spazzaneve. Dunque non era inusuale assistere al blocco delle strade per via di enormi mucchi di neve ammassata. La notte del primo marzo fu il momento peggiore. Alla chiusura degli uffici i cittadini moscoviti si rinchiusero in casa. Kruscev era andato a letto, ma era sveglio quando il telefono squill\u00f2. Era mezzanotte.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p>Il dittatore era riverso sul pavimento, in una \u201cdacia\u201d fortificata a 84 chilometri da Mosca. Sette uomini lo videro e tacquero per tre giorni prima di dare la notizia al popolo sovietico. Cos\u00ec l\u2019incipit del sommario a pagina 28 di&nbsp;<em>Epoca<\/em>&nbsp;del 7 aprile 1963. Il settimanale pubblicava l\u2019intervista di Georges Kessel a Nikita Kruscev che raccontava la morte di Joseph Stalin. La grande fotografia in bianco e nero della salma esposta nella \u201csala delle colonne\u201d del Palazzo Sindacale di Mosca immortalava per sempre colui che aveva fatto entrare l\u2019Urss nella Seconda guerra mondiale, fermando l\u2019avanzata delle truppe nazi-fasciste. La foto fece il giro del mondo. Si era in piena Guerra fredda e sulla morte di Joseph Vissarionovich Dzugasvili detto Stalin non mancarono dubbi e perplessit\u00e0. Secondo i comunicati ufficiali Stalin era morto al Cremlino il 5 marzo 1953. Ma il \u201cgiallo\u201d iniziava proprio l\u00ec. Infatti, vi erano stati tre comunicati ufficiali: il primo in data 2 marzo del 1953 annunciava: \u201cNella notte dall\u20191 al 2 Stalin \u00e8 stato colpito da emorragia cerebrale\u201d. Il secondo, diramato l\u2019indomani, precisava: \u201cStalin soffre di disturbi respiratori che, a tratti, assumono un carattere preoccupante\u201d. Infine il terzo, datato 5 marzo, concludeva: \u201cIl suo stato si \u00e8 aggravato nel pomeriggio di oggi e alle 21.30 Stalin \u00e8 deceduto\u201d. Dunque uno scarto tra versione ufficiale e verit\u00e0 storica? Forse s\u00ec. Forse questo scarto potrebbe essere quantificato, secondo quanto emerge dall\u2019inchiesta di Georges Kessel, proprio in tre giorni e 84 chilometri.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La verit\u00e0 su come andarono i fatti la lasci\u00f2 trapelare proprio Nikita Kruscev&nbsp;nel decimo anniversario dalla morte di Stalin nel 1963. Come mai questa decisione? 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