Madre Teresa – “Le bambine di Calcutta”, un film di Andrea Salvadore

Noi diciamo Madre Teresa di Calcutta, anche se la Madre è nata a Skopje da genitori di origini albanesi. Noi associamo Madre Teresa e le Missionarie della carità alla città dell’India che più di altre è stata raccontata come il contenitore simbolo della povertà. Attorno alla stazione di Calcutta sono stati tesi infiniti fili di storie che narrano l’abbandono, la miseria, la disperazione.  In occasione della canonizzazione di Madre Teresa noi torniamo a Calcutta per riannodare uno di questi fili che ci ha portato la scorsa estate in un orfanatrofio di Barasat, ad un’ora circa da Calcutta. Ci accolse Suor Lucy, che parla italiano, imparato nei suoi anni di noviziato in Friuli. Le Sorelle della Provvidenza si prendono cura di 40 bambine, ragazze, dai 5 ai 18 anni, orfane o abbandonate. Arrivano alla casa famiglia spesso proprio attraverso le Missionarie della carità. Le loro storie spezzano il cuore ma dentro quella casa di Barasat si aprono ad un futuro potenzialmente piu’ felice. Le bambine vanno a scuola  e coltivano relazioni libere da pesanti carichi di dolore. Nella casa le tre sorelle della Provvidenza si fanno in quaranta, madri amorevoli di bambine di strada. Miranda, volontaria italiana incontrata lo scorso anno nell’orfanatrofio, ha scritto nel suo diario “ ho conosciuto la vita travestita da morte”. E ancora, dopo una visita alla casa di Madre Teresa a Calcutta, Miranda ha scritto, citando la stessa Madre : “ essere non amati, non voluti, dimenticati. E’ questa la grande povertà, peggio di non avere niente da mangiare”. La grande cornice del nostro quadro è la città. La percorreremo, dall’alba al tramonto. Andremo alla stazione, dalle Missionarie della carità, ma non solo. Proveremo a raccontare tante storie ma soprattutto la storia di Calcutta. Proveremo a capire le ragioni, le paure, le speranze  di quella madre che lo scorso anno voleva affidare un’altra sua bambina a Suor Lucy. Proveremo ad andare oltre le porte di quella stazione per aprirci ad un racconto che puo’ riguardarci molto più di quello di un viaggio esotico.