Elogio della sete

22 novembre 2018

ELOGIO DELLA SETE

Dio, facendosi uomo, ha fatto propria la nostra sete, non solo dell’acqua materiale, ma soprattutto la sete di una vita piena, di una vita libera dalla schiavitù del male e della morte. Nello stesso tempo, con la sua incarnazione Dio ha posto la sua sete – perché anche Dio ha sete – nel cuore di un uomo: Gesù di Nazaret. Dio ha sete di noi, dei nostri cuori, del nostro amore, e ha messo questa sete nel cuore di Gesù. Dunque, nel cuore di Cristo si incontrano la sete umana e la sete divina.

 

La puntata di oggi è dedicata alla sete, fisica o simbolica, come esperienza comune di ogni essere vivente. Da questo assunto parte la riflessione della puntata di oggi con “Elogio della Sete” di José Tolentino Calaça de Mendonça, teologo e poeta portoghese, nominato da Papa Francesco bibliotecario di Santa Romana Chiesa, il quale ricerca le tracce della sete come opportunità di crescita umana e spirituale nelle Scritture, nella Letteratura e nella poesia. In studio insieme a lui, Aurelio Mottola, direttore editoriale di “Vita e Pensiero”, la casa editrice dell’Università Cattolica Sacro Cuore di Milano, che quest’anno festeggia i cento anni di attività proponendo un catalogo storico che ne ripercorre l’opera.

 

IN EVIDENZA

(José Tolentino Calaça de Mendonça)

 “Sete è conoscenza”

(Aurelio Mottola)

“Il Papa agli esercizi spirituali…”

 

UNA SETE BENEDETTA

Di che cosa ha sete il Signore? Certo di acqua, elemento essenziale per la vita. Ma soprattutto ha sete di amore, elemento non meno essenziale per vivere. Ha sete di donarci l’acqua viva del suo amore, ma anche di ricevere il nostro amore.

 

E MI AVETE DATO DA BERE

Oggi esiste una moltitudine di uomini e donne stanchi e assetati, che chiedono a noi cristiani di dare loro da bere. È una richiesta alla quale non ci si può sottrarre. Nella chiamata ad essere evangelizzatori, tutte le Chiese e Comunità ecclesiali trovano un ambito essenziale per una più stretta collaborazione. Per poter svolgere efficacemente tale compito, occorre evitare di chiudersi nei propri particolarismi ed esclusivismi, come pure di imporre uniformità secondo piani meramente umani