Mio zio Jorge Mario Bergoglio

18 marzo 2019

“Nonna Rosa: ‘la roccia della Langhe’ da Cortemilia all’Argentina. La persona più importante nella vita di Papa Francesco”. Chi era la nonna di Bergoglio? Ce lo racconta Giancarlo Libert, torinese, classe 1963, coautore del libro insieme ad Orsola Appendino. Ospite speciale in studio con Gennaro Ferrara, Jose Ignazio Bergoglio, nipote di papa Francesco, figlio della sorella Maria Elena, e sua moglie Marina Muro.

 

LA FEDE CHE HO RICEVUTO IN FAMIGLIA
Io ho avuto la grazia di crescere in una famiglia in cui la fede si viveva in modo semplice e concreto; ma è stata soprattutto mia nonna, la mamma di mio padre, che ha segnato il mio cammino di fede. Era una donna che ci spiegava, ci parlava di Gesù, ci insegnava il Catechismo. Ricordo sempre che il Venerdì Santo ci portava, la sera, alla processione delle candele, e alla fine di questa processione arrivava il “Cristo giacente”, e la nonna ci faceva – a noi bambini – inginocchiare e ci diceva: “Guardate, è morto, ma domani risuscita”. Ho ricevuto il primo annuncio cristiano proprio da questa donna, da mia nonna! E’ bellissimo, questo! Il primo annuncio in casa, con la famiglia! E questo mi fa pensare all’amore di tante mamme e di tante nonne nella trasmissione della fede. Sono loro che trasmettono la fede. Questo avveniva anche nei primi tempi, perché san Paolo diceva a Timoteo: “Io ricordo la fede della tua mamma e della tua nonna” (cfr 2Tm 1,5). Tutte le mamme che sono qui, tutte le nonne, pensate a questo! Trasmettere la fede. Perché Dio ci mette accanto delle persone che aiutano il nostro cammino di fede. Noi non troviamo la fede nell’astratto; no! E’ sempre una persona che predica, che ci dice chi è Gesù, che ci trasmette la fede, ci dà il primo annuncio. E così è stata la prima esperienza di fede che ho avuto.

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I CARISMI SONO GRAZIE

Tutta la Chiesa nel suo insieme ha ricevuto dal suo Maestro e Signore il mandato di annunciare il Regno di Dio e curare i malati (cfr Lc 9,2), a imitazione di Lui, Buon Pastore, Buon Samaritano, che è passato su questa terra «beneficando e sanando tutti coloro che erano prigionieri del male» (Prefazio comune VIII). Ma in particolare a San Camillo de Lellis e a tutti coloro che ne seguono l’esempio, Dio ha elargito il dono di rivivere e testimoniare l’amore misericordioso di Cristo verso i malati. La Chiesa lo ha riconosciuto come un autentico carisma dello Spirito. Voi lo vivete in maniera esemplare, traducendolo in vita secondo il doppio binario dell’assistere direttamente i malati, specialmente i più poveri, nei loro bisogni corporali e spirituali, e dell’insegnare ad altri il modo migliore di servirli, a beneficio della Chiesa e dell’umanità.

Omelia a Santa Marta: “Non siate tasche chiuse”

La misericordia di Dio è una cosa tanto grande, tanto grande. Non dimentichiamo questo. Quanta gente [dice]: “Io ho fatto delle cose tanto brutte. Io ho comprato il mio posto nell’inferno, non potrò tornare indietro”. Ma pensa alla misericordia di Dio? Ricordiamo quella storia della povera signora vedova che è andata a confessarsi dal curato d’Ars (il marito si era suicidato; si era buttato dal ponte [giù nel] al fiume?). E piangeva. Disse: “Ma, io sono una peccatrice, poveretta. Ma povero mio marito! È all’inferno! Si è suicidato e il suicidio è un peccato mortale. È all’inferno”. E il curato d’Ars disse: “Ma, si fermi signora, perché tra il ponte e il fiume c’è la misericordia di Dio”. Ma fino alla fine, fino alla fine, c’è la misericordia di Dio.

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