Le dieci puntate

Domenica 14 gennaio

Roma 1, la scuola

 

Qui si comincia: la prima Penny Wirton, a Roma, alla Garbatella. Qui Eraldo e sua moglie Luce, insegnante, hanno iniziato, con l’amicizia di altri insegnanti, per contagio. Qui si racconta la storia di Banjogou, un omone con lo sguardo di bambino, che non era mai andato a scuola, nel suo villaggio e che la sogna per i suoi figli, ancora lontani, in Africa. O di Lucinda, che da Capoverde, già anziana, studia l’italiano tra una pausa e l’altra del suo lavoro in pizzeria, per poter scrivere una poesia alla madre che non c’è più. O di Rabin, bangladese, che al banco del mercato si prova con il plurale di tutte le verdure e la frutta che ha a disposizione: carciofo/i, broccolo/i…spassosissimo. O di Dante e Franco, due disegnatori di fama, che usano i colori e tutta la loro fantasia per far vedere le parole della nostra lingua, dialogando per immagini.

Eraldo e Luce sorridono, girando tra i banchi, in un caos inenarrabile, dove si intravedono legami inediti, tra ragazzi coi rasta e studenti italiani in formazione lavoro, che scoprono che esiste un altro mondo, diverso da quelli incontrati nelle aule dei licei-bene di Roma.

 

Domenica 21 gennaio

Viterbo, la cura

 

Siamo alla Casa delle Arti, dove Salvatore Regoli, figlio spirituale di don Mazzi, tra le mille attività inclusive di disabili, tossicodipendenti ecc, ha deciso di aprire anche una scuola Penny Wirton per immigrati. E’ commovente vedere il coro dei ragazzi speciali, li chiamano così, che cantano nella loro drammatica bellezza Esseri umani di Marco Mengoni, e passare da loro ai volti di chi, dal Congo, dal Camerun, dalla Nigeria, racconta la sua storia di perseguitato politico, di fuggiasco. Splendido il pranzo multietnico nella casa famiglia dove vivono alcune ragazze nigeriane che tra i colori dei cibi e i sorrisi con cui preparano la tavola per le loro insegnanti, sfiorano la tragedia vissuta, le ferite reali di pistolettate, violenze, odissee.

 

 

Domenica 28 gennaio

Trebisacce, la legalità

 

Un paesino della Calabria remota, abituato agli sbarchi, sul mare che guarda all’Albania, terra d’esodi ormai dimenticati. Un paesino tangente alle campagne dove domina il caporalato, dove la criminalità e i migranti si sono affratellati nell’ignominia e nell’omertà dello stato e della gente. Qui una Penny Wirton trova casa, grazie alla testardaggine di un docente di letteratura italiana all’università di Cosenza e di un’insegnante solare in pensione. A scuola si insegna la lingua al rumeno che fa il panettiere, e ormai si è integrato perfettamente, a Omar, a Fedi… Ma si insegna anche la dignità, i diritti, il rispetto del lavoro. Si educa alla legalità, in terra di mafie, ed è un’educazione innanzitutto per gli italiani. Omar sulla spiaggia che fa kung fu in riva al mare, d’inverno, col suo amico che parla in calabrese: l’immagine più bella.

 

 

Domenica 4 febbraio

Lucca, l’amicizia

 

Il manicomio di Lucca, dove lo scrittore e psichiatra Mario Tobino ambientò Le libere donne di Magliano. Corridoi con memorie di orrori, perturbanti, infilata di immagini che raccontano solitudine e strazio, lontani nel tempo, ma ancora vivi. Tobino, un medico profetico, anni luce prima della legge Basaglia, che vedeva nel malato la persona. Esattamente come sua nipote Isabella, che vede nello straniero uomini, donne, ragazzi come figli, da accompagnare e far crescere, nel loro voler essere italiani. La gita sulle mura della città antica, la lezione di storia itinerante, la visita alla chiesa del Volto Santo, tappa di pellegrinaggi antichi, con questi volti stranieri che mai sono entrati in una chiesa. Isabella, cristiana, pensa che sia il Vangelo a muovere quello che fa.

 

 

Domenica 11 febbraio

Forlì, la patria

 

Qui c’è Antonia Laghi, che a 95 anni testimonia la lotta appassionata e coraggiosa per la libertà. E’ lei a coprire di papaveri rossi i corpi di alcuni ragazzi fucilati dai repubblichini, tra cui proprio il nonno di Affinati; è lei a fare la staffetta partigiana, e a lottare ancora oggi per una patria non chiusa contro qualcuno, ma aperta al futuro e alla costruzione, insieme, del bene comune. Il suo racconto strappa il cuore. “Quando mi sono reso conto di questa vicinanza, fra la donna che aveva gettato dei papaveri rossi sul cadavere di mio nonno e la nostra scuola romagnola per gli immigrati che coinvolge i ragazzi italiani come docenti, ho avuto l’impressione che il Novecento, questo secolo tragico e sanguinario, avesse voltato pagina”.

 

 

Domenica 18 febbraio

Udine, il confine

 

Terra circondata da confini, terra dove si è morti, sui confini. Si sono attraversati sui carri piombati che hanno rischiato di portare alla camera a gas la mamma di Eraldo. Oggi terra solcata da chi cerca di oltrepassarli, i confini, e spesso viene rispedito indietro.  I vecchietti all’osteria con l’ombrèta in mano lamentano l’invasione, ma qualcuno ricorda quando gli immigrati erano loro. D’altra parte i  tifosi dell’Udinese, la squadra italiana con più stranieri, non sono affatto infastiditi delle loro diverse etnie. Eyiosa fa lo steward allo stadio: bello, intenso, racconta il suo viaggio dalla Nigeria, attraverso il deserto. Viaggio che non doveva fare, spiega adesso: “dovevo restare, cambiare la mia vita là”. Non scontato, bellissimo.

 

 

Domenica 25 febbraio

Ferrara, il futuro

 

La Città del Ragazzo è un’opera cristiana grandiosa, nata dalla carità di don Calabria: scuola, scuola professionale, casa famiglia, accoglienza agli stranieri. Qui i volontari hanno aperto una Penny Wirton, qui si impara la lingua e si impara ad esprimersi con il teatro, con il rugby.

Spiega Affinati: “A Ferrara l’ultima campagna agonizza oltre i remoti splendori del Rinascimento estense. Puoi attraversarla da parte a parte: perfino al centro, in quel gioiello di pietre preziose, hai la sensazione di camminare lungo un perimetro. Come nell’opera di Giorgio Bassani, il vero cantore di questa città che ha il colore del corallo, trovi sempre un muro che divide, una finestra da cui la gente osserva, una barriera qualsiasi. Mi piace pensare che una Penny Wirton qui possa essere più simbolica che altrove: come se docenti e studenti fossero riusciti a scavalcarli, questi muri, insegnandoci a parlare con gli spiriti del nuovo mondo”.

 

 

Domenica 4 marzo

Milano, la lingua

 

Una gita a Casa Manzoni. Lui ha creato la lingua che parliamo e che oggi si cerca di insegnare grazie alla passione di una scrittrice sensibile e colta, Laura Bosio, ai tanti stranieri che affollano la città della moda, dell’imprenditoria, della comunicazione, dove i muri separano l’eleganza dal degrado, il futuro dalla disperazione. La lunga visita a Casa Manzoni e quell’addio monti balbettato da voci diverse sono indimenticabili.

Dice Affinati: “Raccontare i Promessi Sposi ai ragazzi immigrati è come riverniciare con una tinta nuova la letteratura italiana: misurare, attraverso il loro sguardo attento, la dimensione universale di quella nostra storia. Capire fino a che punto questo romanzo, per venire davvero compreso, debba essere condiviso.”

 

 

Domenica 11 marzo

Bari, il Sud

 

Il sud dell’Italia, più trascurato, sgarrupato, colorato, accogliente. Una scuola con cortile, come si conviene, dove mangiare insieme piatti e profumi pugliesi e africani, brasiliani; dove suonare e cantare insieme, suoni di mille mondi; dove imparare a rispettarsi: alla Penny Wirton di Bari c’è una stanza solo per le donne musulmane, che vengono a scuola controllate dai mariti, e devono star sole. Ma vengono, e questo conta. E c’è Hashim, che dal parroco, ora diventato direttore di Migrantes, è stato accolto e accompagnato, e torna nella “sua” scuola per insegnare lo “yoga della risata” ai nuovi arrivati.

 

Domenica 18 marzo

Roma 2, la famiglia

 

Mohammed e Tihjan. Nord Africa e Centrafrica. Due ragazzini approdati alla Città dei Ragazzi, che hanno trovato in Eraldo Affinati non solo un insegnante di lingua italiana. Ma un padre, un amico, che li accompagnati in una crescita civica, umana, e li ha riaccompagnati alle loro radici, a conoscere le loro famiglie. Ora sono due uomini: uno lavora in una carrozzeria, l’altro fa il barista. Hanno una famiglia italiana e famiglie d’acquisto inaspettate, che si prendono cura di loro come figli. Con loro è cominciata la storia della Penny. Delle tante Penny che abbiamo voluto attraversare. Ritornare con loro agli inizi, vedere come funziona, nel tempo, l’amicizia con questo scrittore strano che parla in romanesco, è il succo di una storia di incontri che cambiano, testa e cuore.