6 aprile, Santa Galla

Figlia del console Simmaco, alla morte del marito attese si ritirò in un monastero nei pressi della basilica vaticana. Qui visse, afferma San Gregorio, molti anni “nella semplicità del cuore, dedita all’orazione, distribuendo larghe elemosine ai poveri”. La decisione della giovane suscitò in Roma una salutare impressione, la cui eco si diffuse lontano. Dalla Sardegna, dove per la seconda volta si trovava in esilio, s. Fulgenzio di Ruspe (che forse in Roma aveva avuto occasione di conoscere la famiglia della santa) le indirizzò una bellissima lettera, quasi un trattatello in ventuno capitoli, in cui la conferma nella decisione presa e le impartisce consigli ascetici.

Prima di morire la santa ebbe una visione dell’apostolo s. Pietro che la invitava al cielo ed è questa la ragione per cui s. Gregorio ne parla nei suoi Dialoghi, al libro IV, che ha lo scopo di dimostrare l’immortalità dell’anima attraverso apparizioni o visioni avute da anime elette.