agricoltura sostenibile, risorse naturali, innovazione tecnologica, lotta ai cambiamenti climatici

Sostenuto dalla Commissione Europea nell’ambito della Politica Agricola Comunitaria (PAC)

Parte su Tv2000, dal 7 maggio ogni sabato alle ore 17.30, ‘Agrinet: il futuro in campo’, il programma sulla natura sostenuto dalla Commissione Europea nell’ambito della Politica Agricola Comunitaria (PAC).

Un viaggio di 12 puntate nelle Regioni italiane per approfondire il tema dell’agricoltura sostenibile, il corretto uso delle risorse naturali, l’innovazione tecnologica, la lotta ai cambiamenti climatici.

Tante storie e racconti di imprenditori agricoli sostenibili, per essere più consapevoli circa uno stile di vita sostenibile e sano, per sostenere la transizione verso un sistema alimentare sempre più sostenibile e per proteggere l’ambiente e la biodiversità.

Condotto da Francesca Magnoni.

Finanziato dal programma IMCAP dell’Unione europea.
Le opinioni espresse nel presente video sono quelle dell’autore che ne assume la responsabilità esclusiva. La Commissione non è responsabile dell’eventuale uso delle informazioni in esso contenute.

Nella prima puntata la castanicoltura moderna tra recupero della tradizione e innovazione in campo.

Poi: (14 maggio) L’allevamento sostenibile della carne bovina tra i pascoli incontaminati delle Madonie; (21 maggio) L’oro nero di Modena tra le bottaie nei sottotetti; (28 maggio) Il Catarratto, vino bianco di Sicilia, tra i progetti di ricerca universitari e i profumi della Valle dello Jato; (4 giugno) Il Gorgonzola e la filiera produttiva sostenibile dall’allevamento fino allo scaffale; (11 giugno) Dal cuore dei Monti Sicani il pecorino siciliano che ci riporta ad Omero; (18 giugno) L’economia circolare e virtuosa della Valle Isarco per la produzione lattiero-casearia; (25 giugno) Giovani e agricoltura: come nasce una passione e diventa un mestiere sulle alte vette trentine; (2 luglio) Coltivazione e innovazione: le fragole di alta qualità, sane e sostenibili del rovigotto; (9 luglio) Il consumo sostenibile dei gruppi di acquisto: una storia virtuosa dal Lazio; (16 luglio) la pastorizia sostenibile nel cuneese dove la vita degli animali scandisce la produzione casearia; (23 luglio) Il distretto del riso in Piemonte: una storia secolare di rapporti tra uomo e paesaggio.

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Le puntate:
7 maggio
La castanicoltura moderna tra recupero della tradizione e innovazione in campo
La castagna è un frutto che spesso ha fornito nel passato l’unico alimento largamente disponibile per gli abitanti della bassa e media montagna, un alimento considerato povero, che oggi invece può rappresentare un’importante economia per il Paese, soprattutto per le zone marginali di montagna, dove oltre a garantire una buona fonte di reddito rappresenta anche una forma di tutela ambientale e paesaggistica.
In puntata i metodi di coltivazione e raccolta tradizionali e moderni, dove l’innovazione nelle agrotecniche uniscono la tutela della salute delle piante, la loro valorizzazione economica e il miglioramento genetico.
In Italia una delle zone più importanti per la castanicoltura è il Piemonte e qui l’economia legata al castagno coinvolge non solo le attività agricole, ma anche quelle forestali, l’ambiente e il paesaggio, l’edilizia e l’artigianato.
Il Centro Regionale di Castanicoltura del Piemonte si trova a Chiusa di Pesio nel cuneese, nato nel 2003 per iniziativa della Regione, dell’Università di Torino e delle Comunità Montane locali, sulla base del legame del castagno con la storia e le tradizioni locali, scommettendo sulle potenzialità della castanicoltura moderna. Qui Gabriele Beccaro, docente del Dipartimento di Scienze Agrarie e Alimentari dell’Università di Torino, ci spiega come riconoscere le principali varietà di castagne e marroni e  racconta come si può contribuire con questo tipo di coltivazione a sostenere l’economia locale e la tutela della biodiversità.
Poi Valter Bono, castanicoltore, che con la consulenza dell’Università, mostra un impianto tradizionale in alta Val di Susa dove Paolo Chiaberto, presidente della Cooperativa La Maruna dove tra antichi alberi si raccoglie a mano il Marrone della Valle di Susa IGP.
Giovanni Gamba, dottorando dell’Università di Torino, racconta come preservare con metodi sostenibili la salute delle piante utilizzando strategie di difesa a basso impatto ambientale.
La puntata termina con la preparazione di una zuppa a base di castagne secche preparata dai cuochi della Fondazione Albatros di Messina, con loro Francesca Cerami, direttrice dell’Istituto per la promozione e valorizzazione della dieta mediterranea.

14 maggio
L’allevamento sostenibile della carne bovina tra i pascoli incontaminati delle Madonie
Una puntata dedicata alla carne: come capire se la carne che portiamo sulla tavola è buona e sana.
La risposta da Gangi, nel territorio delle Madonie, dove notevole è il patrimonio naturalistico, storico e artistico, in un contesto caratterizzato da aspre montagne che si affacciano sul mare di Sicilia.
Qui il Consorzio di Ricerca Filiera Carni e Agroalimentare (CoRFilCarni) che da oltre 20 anni persegue l’obiettivo di portare sulla tavola dei consumatori locali la migliore carne bovina siciliana.
La Sicilia è uno dei più grandi produttori di vitelli (da ristallo) in Europa, eppure più dell’80% della carne bovina consumata dai siciliani viene importata dall’estero, un vero cortocircuito che le istituzioni e organizzazioni locali del settore, cercano di contrastare, anche grazie all’unione tra piccoli allevatori e produttori, come nel caso dell’Organizzazione Produttori CARNI DI SICILIA, il cui ruolo è quello di promuovere e valorizzare la carne bovina siciliana anche per porre sostenere la filiera corta e in generale l’economia regionale; tra l’altro il territorio che visitiamo si presta particolarmente all’attività zootecnica, poiché qui si trovano le condizioni ideali per lo sviluppo e la crescita dei bovini.
Poi il significato e l’importanza dei marchi che ne certificano la sicurezza, a garanzia della qualità grazie a disciplinari rigorosi che regolano tutta la filiera. Tutto ciò rappresenta anche una modalità economicamente sostenibile per i piccoli produttori che riescono a stare sul mercato.
La conduttrice Francesca Magnoni viaggia attraverso i pascoli del Parco delle Madonie dove incontra Vincenzo Chiofalo, professore di Nutrizione e Alimentazione animale all’Università di Messina e presidente del Consorzio di Ricerca Filiera Carni e Agroalimentare e a seguire, nel piccolo feudo di Santa Venera nel territorio di Sperlinga, Marco Mocciaro, presidente dell’Organizzazione Produttori CARNI DI SICILIA. Poi l’attività del GAL Madonie, l’associazione di promozione sociale senza scopo di lucro che promuove, tra le altre, iniziative di rilancio della zootecnia locale. Andiamo poli a vedere una piccola azienda agricola condotta dal giovane allevatore Salvatore Mocciaro.
La puntata si chiude con la preparazione di un filetto di bovino con i cuochi della Fondazione Albatros di Messina, accompagnati da Francesca Cerami, direttrice dell’Istituto per la promozione e valorizzazione della dieta mediterranea.

21 maggio
L’oro nero di Modena tra le bottaie nei sottotetti
A Modena per imparare a degustare e riconoscere l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena D.O.P., uno dei prodotti più rappresentativi della gastronomia Italiana. Prodotto dall’alto valore artigianale agricolo, permette di parlare di uno dei pilastri della Politica Agricola Comunitaria, ovvero la tutela e valorizzazione della qualità ed autenticità delle produzioni alimentari attraverso i marchi sui prodotti DOP e IGP, ovvero denominazione di origine protetta e indicazione geografica protetta.
Con questi marchi si riconosce l’importanza del ruolo svolto dal mondo agricolo in materia di qualità alimentare; in particolare, i prodotti registrati come DOP sono quelli che hanno i legami più forti con il luogo dal quale provengono, come appunto l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP che è anche oggetto delle attività del Consorzio Produttori Antiche Acetaie – Aceto Balsamico Tradizionale di Modena D.O.P., fondato nel 1979 grazie all’intuizione di un gruppo di appassionati produttori che allora operava solo a livello familiare.  
 “Agrinet: il futuro in campo inoltre porta a scoprire il luogo più importante per un produttore di Aceto Balsamico Tradizione di Modena: l’acetaia che trova collocazione nel sottotetto delle case, poiché necessita di caldo d’estate per la maturazione e freddo d’inverno per le lavorazioni.
Ospiti: Enrico Nasi, esperto degustatore, e Mario Gambigliani Zoccoli, Presidente del Consorzio Produttori Antiche Acetaie, poi Giorgio Gambigliani Zoccoli, giovane imprenditore che porta avanti la produzione dell’acetaia di famiglia, arco Porzio, Presidente della Federazione Italiana Circoli Enogastronomici, una associazione senza scopo di lucro il cui fine, attraverso soprattutto la convivialità, è proprio quello di diffondere e valorizzare la conoscenza del gusto enogastronomico tradizionale del nostro paese anche alle giovani generazioni in Italia e anche all’estero.

In chiusura un piatto dalla cucina dell’istituto Tecnico superiore Albatros di Messina: il raviolo aperto al balsamico, capesante, asparagi e spuma di mandorla.

28 maggio
Il Catarratto, vino bianco di Sicilia, tra i progetti di ricerca universitari e i profumi della Valle dello Jato
In primo piano una delle priorità della politica agricola comunitaria, ovvero la tutela della biodiversità e il contrasto alla perdita dei paesaggi agricoli. Per questo fare ricerca e sviluppare tecnologie avanzate in ambito agro-alimentare può contribuire a produrre e diffondere sul mercato prodotti che siano proprio pensati in questa ottica.
Un esempio virtuoso legato ad un vino tipico dell’area del mediterraneo: il Catarratto, la cultivar storica per eccellenza della Sicilia, prima bacca bianca della regione e 3° in Italia, la cui coltivazione risale a tempi antichi e rappresenta tutt’oggi parte integrante del panorama della parte occidentale dell’isola.
Oggi questo vino è oggetto di studio da parte dell’Università degli Studi di Palermo che porta avanti progetti per lo sviluppo del territorio in collaborazione con le imprese del settore vitivinicolo siciliano, creando anche opportunità per gli studenti che entrano in contatto con le più importanti cantine siciliane.
Le imprese del territorio offrono agli studenti l’opportunità di entrare in contatto con il mondo del lavoro attraverso il finanziamento di borse di studio ed esperienze aziendali. In particolare, una parte del gruppo di Microbiologia Enologica dell’Università di Palermo – Dipartimento Scienze Agrarie Alimentari e Forestali, ha voluto diffondere e far conoscere il tema del flavour e della longevità del Catarratto, grazie alla selezione di lieviti naturali non convenzionali, permettendo allo stesso tempo di sottolineare quanto la ricerca punta sulla biodiversità del nostro territorio e sulla qualità dei vini.
Si fa visita alla storica cantina Di Bella che dedica parte dei suoi spazi ai progetti di ricerca dell’Università ed incontra Sebastiano Di Bella, che fa della sostenibilità la linea guida delle attività aziendali, spiegando come pur perseguendo finalità economiche, queste vadano assolutamente ricercate solo nel pieno rispetto dei tempi della natura e delle caratteristiche di un territorio. Insieme al professor Nicola Francesca, docente di Scienze e Tecnologie Agroalimentari, che racconta come l’Università scenda in campo con una produzione di vini di qualità, facendo ricerca e sviluppando tecnologie avanzate di produzione enologica, ci sono anche dei giovani dottorandi e borsisti al lavoro. Gli studenti, seguiti dai docenti e da uno staff di professionisti, studiano il territorio, dalla biodiversità al paesaggio antropico. Si dividono in gruppi di lavoro, studiano a fondo l’azienda prescelta e i suoi processi interni e mettono in campo soluzioni innovative legate all’effetto della gestione nutrizionale dei lieviti durante la fermentazione alcolica.
Nello spazio della puntata dedicato alla degustazione: il gelato ghiacciato a base di catarratto, preparato dai cuochi della Fondazione Albatros di Messina, mentre Francesca Cerami, direttrice dell’Istituto per la promozione e valorizzazione della dieta mediterranea ci spiega i vantaggi di consumare un calice di vino ai pasti, con una precisa attenzione alla qualità e quantità.

4 giugno
Il Gorgonzola e la filiera produttiva sostenibile dall’allevamento fino allo scaffale
In apertura una della sfide più grandi della produzione agro-alimentare legata alla conduzione di allevamenti bovini: quella di riuscire ad ottimizzare la produzione e la sostenibilità ambientale ed economica: si parla in questo caso di zootecnia 4.0 e di Precision Farming (Agricoltura di Precisione) che prevede l’utilizzo di tecnologie avanzate utili a migliorare la produttività, a ridurre i danni ambientali e gli sprechi lungo la filiera, ad aumentare il livello di qualità, di sicurezza dei prodotti e a tutelare il benessere animale.
Segue un viaggio alla scoperta di un’ azienda leader nella produzione del Gorgonzola DOP, un’eccellenza della gastronomia italiana esportata in tutto il mondo.
La conduttrice Francesca Magnoni si trova a Novara, patria di questo formaggio erborinato, che tradizionalmente assumeva la tipica venatura verdastra in ambienti quali grandi cantine, oggi invece viene prodotto in maniera sostenibile in una filiera controllatissima dal latte fino alla confezione.
Il percorso del gorgonzola inizia nei pascoli di 180 allevamenti tra Piemonte e Lombardia, dove le vacche vengono alimentate solo con foraggio naturale. Il latte arriva ogni giorno fresco al reparto di ricevimento dello stabilimento dove viene controllato nel laboratorio interno che, con severe analisi, ne definisce i parametri chimici, microbiologici e organolettici garantendone la massima salubrità per la produzione del Gorgonzola. Quindi viene conservato crudo in serbatoi coibentati con un costante controllo della temperatura, poi pastorizzato e inviato nelle vasche di lavorazione del caseificio dove si aggiungono i fermenti lattici vivi, il penicillium roqueforti, lieviti e caglio. Poi il percorso prosegue con un’attenta cura di tutti i passaggi, in un processo che tiene sotto controllo anche la sostenibilità ambientale sotto vari punti di vista… ma scopriamo tutto durante il nostro viaggio che porta sul mercato due tipi di formaggio: il Gorgonzola dolce e quello piccante.
Nella puntata Giuseppe Zeppa, docente del Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari Università di Torino, Fabio Leonardi, CEO di IGOR Gorgonzola, Marco Porzio, Presidente della FEDERAZIONE ITALIANA CIRCOLI ENOGASTRONOMICI e Massimo Brusati, allevatore locale.
Nello spazio dedicato alla cucina: polpettine vegetariane a base di gorgonzola preparate dai cuochi della Fondazione Albatros di Messina, mentre Francesca Cerami, direttrice dell’Istituto per la promozione e valorizzazione della dieta mediterranea, ci parla degli aspetti nutraceutici del gorgonzola.

11 giugno
Dal cuore dei Monti Sicani il pecorino siciliano che riporta ad Omero

Dietro la produzione di alimenti di eccellenza che portiamo sulle nostre tavole, ci sono spesso tante difficoltà che incontrano i piccoli produttori, come: la crescente incertezza nel collocamento dei prodotti agricoli, l’aumento dei costi di produzione, la scarsità di investimenti o la spietata concorrenza con prodotti a prezzi inferiori.
Al centro della puntata una storia virtuosa all’interno del paesaggio agro-pastorale dei Monti Sicani, nell’area centro-meridionale della Sicilia, tra Agrigento e la città metropolitana di Palermo. Qui si produce probabilmente uno dei formaggi più antichi d’Europa: il PECORINO SICILIANO. Grazie al Consorzio del Pecorino siciliano Dop è possibile seguire passo passo la produzione di questo antico formaggio che avviene ancora in modo del tutto manuale e con gli attrezzi in legno come una volta, fino alla posa della forma dentro canestri di giunco.  
La conduttrice Francesca Magnoni incontra Massimo Todaro, professore in Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali dell’Università di Palermo e presidente della DOS Sicilia (Denominazione di origine siciliana) che spiega cosa prevede il disciplinare del Pecorino Siciliano DOP e quale è il suo valore. L’antica tradizione di questo prodotto riporta addirittura a Omero che nell’Odissea faceva recitare a Ulisse questi versi sull’arte della caseificazione del ciclope Polifemo, descritto a mungere le pecore e a produrre pecorino siciliano: «Fa cagliare metà del latte e lo depone in canestri intrecciati».
La puntata prosegue nel piccolo borgo di Santo Stefano Quisquina, dove nel 2019 l’allevatore e produttore Domenico Ferrante ha ottenuto anche un prestigioso riconoscimento sotto l’attenta osservazione di specialisti del settore.
In chiusura una ricetta: lo “Sformatino di canestrato siciliano in guazzetto di pomodori e timo” preparata dai cuochi della Fondazione Albatros di Messina, mentre Francesca Cerami, direttrice dell’Istituto per la promozione e valorizzazione della dieta mediterranea, descrive gli aspetti nutraceutici del pecorino.

18 giugno
L’economia circolare e virtuosa della Valle Isarco per la produzione lattiero-casearia
Dalle maestose creste altoatesine, nei pressi di Vipiteno, una storia di economia circolare, uno dei temi più caldi della moderna agricoltura. Ci sono zone in Italia rinomate per il turismo e per i prodotti d’eccellenza, come il latte e i suoi derivati delle zone montane, dove verdeggianti vallate sono ottimali per la zootecnia. Qui gli allevatori si trovano però a dover affrontare un problema complesso, quello dello smaltimento del letame e liquame prodotti dal bestiame. Smaltirli col tradizionale spandimento sui campi non è praticabile, sia per problemi di inquinamento che per gli sgradevoli odori che si producono nell’ambiente, inoltre le direttive europee regolamentano lo spandimento secondo rigidi parametri.
In alta val d’Isarco in provincia di Bolzano, è attivo un progetto virtuoso di economia circolare che è stato in grado di conciliare l’ambiente, l’economia e il benessere del territorio.  Qui ogni giorno si generano circa 500 mila chili di reflui zootecnici così molti allevatori già in difficoltà a gestire un’attività sempre più onerosa impegnativa dovendo rinunciare a parte del loro bestiame sono costretti a chiudere. Così nel 2012 63 allevatori si sono uniti e insieme all’Università di Torino e Bolzano hanno dato origine ad un progetto che sviluppa un approccio innovativo della gestione dei reflui zootecnici.
La conduttrice Francesca Magnoni incontra Elio Dinuccio, docente del Dipartimento Scienze Agrarie e Alimentari Università degli studi di Torino che inquadra il problema e il progetto innovativo portato avanti con alcuni allevatori locali, come Joseph Mayr, appassionato allevatore che assieme alla famiglia conduce una azienda zootecnica da latte per conferirlo poi alla cooperativa di Vipiteno che produce yogurt. Per finire conosciamo Manfred Gius – CEO della Biogas Wipptal, l’impianto innovativo alimentato dai reflui zootecnici che produce energia elettrica rinnovabile, un fertilizzante naturale ed un biocombustibile per mezzi pesanti.
La puntata si conclude con la ricetta dei Tartufini speziati di yogurt preparata dai cuochi della Fondazione Albatros di Messina, mentre Francesca Cerami, direttrice dell’Istituto per la promozione e valorizzazione della dieta mediterranea, ci parla degli aspetti nutraceutici dello yogurt.

E poi:
2 luglio
Giovani e agricoltura: come nasce una passione e diventa un mestiere sulle alte vette trentine

I giovani agricoltori oggi devono affrontare sfide significative, come la scarsa disponibilità di terra, i prezzi elevati dei terreni e la bassa redditività, il difficile accesso al credito e la scarsa conoscenza e formazione. Tuttavia, un settore agricolo dinamico ha bisogno di giovani agricoltori qualificati e innovativi per rispondere alle richieste della società, dal cibo di qualità alla tutela dei beni pubblici ambientali.
Protagonista della puntata una giovane coppia di neo agricoltori che in Trentino è riuscita a insediarsi cimentandosi nella coltivazione di mele biologiche e di un agriturismo. Luca dopo aver frequentato l’Istituto agrario di San Michele all’Adige inizia l’università di agraria con indirizzo forestale ma al secondo anno smette. Intanto già lavorava come raccoglitore stagionale nell’azienda di Virginia, la sua ragazza e da lì parte la loro bella storia di custodi del paesaggio e coltivatori secondo il metodo biologico.
La conduttrice Francesca Magnoni incontra Alessandro Corsi, docente del Dipartimento Scienze Agrarie e Alimentari Università degli studi di Torino che ci aiuta a capire quali sono le condizioni del settore e gli strumenti che la Politica Agricola Comunitaria mette a disposizione dei giovani che si avviano all’agricoltura. Poi nel piccolo paese di Romagnano, immerso tra i meleti, Luca Fedrizzi e Virginia Espen, raccontano cosa significa essere giovani agricoltori oggi e infine Mattia Preghenella, giovane viticoltore di Roverè della Luna, guida la neonata sezione provinciale dei Giovani di Confagricoltura – Anga Trento che unisce alcuni imprenditori under 40 e mira a valorizzare le imprese agricole condotte dai giovani della provincia.
La puntata si conclude con una sfiziosa ricetta a forma e a base di mela …la Cà mela, preparata dai cuochi della Fondazione Albatros di Messina, mentre Francesca Cerami, direttrice dell’Istituto per la promozione e valorizzazione della dieta mediterranea,  descrive degli aspetti nutraceutici del frutto.

9 luglio
– Coltivazione e innovazione: le fragole di alta qualità, sane e sostenibili del rovigotto
L’agricoltura moderna porta con sé nuove esigenze con cui gli agricoltori si devono confrontare, sperimentando anche metodi innovativi di coltivazione legati a particolari esigenze, come il calo delle superfici coltivabili, l’aumento dei costi di produzione o ancora il risparmio delle risorse necessarie alla coltivazione. In questa puntata focus su un nuovo modo di coltivazione: quella fuori suolo.
Un esempio si trova in provincia di Rovigo a vedere una coltivazione tipica della Valle Padana, come anche delle regioni Basilicata e Campania: le fragole.  
Si parte con il cosiddetto impianto up and down dove la coltivazione fuori suolo permette di osservare chiaramente alcuni processi che nella coltivazione tradizionale sono meno evidenti, oltre ad ottenere vantaggi in termini di risparmio di suolo occupato per la coltura, risparmio nell’utilizzo della risorsa idrica e miglioramento della qualità del lavoro, perché la raccolta avviene da in piedi.
Il sistema up and down, dotato di canaline mobili che consentono in modo alternato di eseguire le operazioni colturali su due linee di coltivazione differenziate, permette di coltivare fino al doppio di piante per metro quadrato con un vantaggio per l’agricoltore di raddoppiare la produzione dimezzando l’uso di suolo dedicato alla coltura. Però come in tutte le cose ci sono sempre pro e contro: ve lo raccontiamo in puntata.
La conduttrice Francesca Magnoni incontra Cristiana Peano, docente del Dipartimento di Scienze Agrarie e Alimentari dell’Università degli Studi di Torino che fa chiarezza su questo tipo di coltivazione, poi conosciamo la giovane Sofia Michieli che produce fragole nella sua serra sperimentale e che collabora con Roberto Danieli, trasfomatore di frutta e ortaggi che produce confetture e succhi.
Infine Claudio Previatello, presidente della sezione provinciale dei Giovani di Confagricoltura – Anga di Rovigo.
La puntata si conclude con una sfiziosa ricetta “Crostata fragolosa: frolla di Maiorca e farina di nocciole dei Nebrodi, curd di fragole, fragole fresche e gelatina di fragole” preparata dai cuochi della Fondazione Albatros di Messina, mentre Francesca Cerami, direttrice dell’Istituto per la promozione e valorizzazione della dieta mediterranea, parla degli aspetti nutraceutici del frutto.

16 luglio
– Il consumo sostenibile dei gruppi di acquisto: una storia virtuosa dal Lazio
I canali alternativi di vendita rappresentano oggi un fenomeno molto importante per l’agricoltura e sono un fondamentale strumento per lo sviluppo dei mercati locali, delle produzioni tipiche, dell’economia rurale. Si parla di “filiera corta” o “chilometro zero” per indicare prodotti che non devono compiere lunghi trasferimenti, che comportano tra l’altro inquinamento ambientale.
Negli anni Sessanta nacquero realtà associative senza scopo di lucro finalizzate all’acquisto e alla distribuzione di prodotti a filiera breve con un occhio di riguardo alla qualità del prodotto, alla determinazione di un prezzo equo e al valorizzare la stagionalità dei prodotti: stiamo parlando dei Gruppi di Acquisto Solidale.
In Agrinet il futuro in campo, oggi vi raccontiamo proprio una storia di un gruppo di acquisto romano. Ci troviamo nell’alto Lazio, nella zona di Viterbo per conoscere come funziona un GAS, una occasione per le persone o le famiglie di esercitare una forma di consumo critico, basato sulla conoscenza e la qualità del prodotto e del tipo di produzione e sulla giusta retribuzione del produttore.
La conduttrice Francesca Magnoni incontra Silvia Novelli, docente del Dipartimento di Scienze Agrarie e Alimentari dell’Università degli Studi di Torino che ci aiuta a fare chiarezza su questo tipo di consumo, poi conosciamo Renato Conti, volontario del Gas-GAABE (Gruppo d’Acquisto di Alimenti Bio e Equi) del Casale Podere Rosa di Roma e ci racconta come portare nell’agire quotidiano, il proprio contributo per un nuovo stile di fare la spesa basato su principi di solidarietà, fiducia, partecipazione responsabile, condivisione.
Poi visitiamo due realtà aziendali, la Fattoria Cupidi e la Fattoria Lucciano, che producono e trasformano i loro prodotti secondo il metodo biologico e lavorano principalmente con Gruppi di Acquisto Solidale.
La puntata si conclude con un tuffo in cucina con la ricetta “Uovo pochè croccante” preparata dai cuochi della Fondazione Albatros di Messina, mentre Francesca Cerami, direttrice dell’Istituto per la promozione e valorizzazione della dieta mediterranea, ci parla degli aspetti nutraceutici dell’uovo biologico.

23 luglio
– La pastorizia sostenibile nel cuneese dove la vita degli animali scandisce la produzione casearia

Un’attività in grado di sposare forme di produzione alimentari di qualità insieme a servizi di valore socio-ambientale, come il mantenimento della biodiversità, del paesaggio e il contenimento dei rischi idro-geologici, tipici dei territori montani. Nella puntata si parla di pastorizia in particolare quella dal Piemonte, Valle Stura, al confine con la Francia, su un territorio che raccoglie al suo interno 14 Comuni vocati alla pastorizia, che svolge un ruolo di vero e proprio presidio territoriale, contrastando con la sua presenza radicata e diffusa i crescenti fenomeni di abbandono.

La conduttrice Francesca Magnoni incontra Luca Battaglini, docente del Dipartimento di Scienze Agrarie e Alimentari dell’Università degli Studi di Torino che spiega quanto in questo delicato e spesso precario contesto, sia importante il trasferimento dell’innovazione tecnologica, sociale e organizzativa per una agricoltura sempre più sostenibile sia dal punto di vista economico che ambientale e in questo quadro si sta muovendo l’Università di Torino che porta avanti un progetto proprio legato alla nascita di una specifica scuola di formazione legata alla pastorizia.

La storia della giovane e appassionata pastora Marta Fossati che a Sambuco alleva capre e produce latte, yogurt e formaggi: per lei, figlia di allevatori, lavorare con le capre è stato il coronamento di un sogno e la possibilità di portare avanti le tradizioni di famiglia vivendo la montagna. Il giovane Andrea Gastaldi racconta della sua scelta di vita e lavoro nel pieno rispetto della natura, lasciando la città per vivere e lavorare in montagna, imparando il mestiere da Daniele Giordano, un pastore locale.

Stefano Martini, ideatore di un percorso di valorizzazione per raccontare il territorio e le sue tradizioni legate alla pastorizia, apre le porte dell’Ecomuseo della Pastorizia.

La puntata si conclude in cucina con la ricetta “Focaccia fra capra e cavoli” preparata dai cuochi della Fondazione Albatros di Messina, mentre Francesca Cerami, direttrice dell’Istituto per la promozione e valorizzazione della dieta mediterranea, spiega gli aspetti nutraceutici del formaggio caprino.

30 luglio
– Il distretto del riso in Piemonte: una storia secolare di rapporti tra uomo e paesaggio

Protagonista un alimento dalla storia antica, un cereale le cui origini sono forse da ricercare lungo le pendici dell’Himalaya e che nel corso del tempo ha rappresentato un grande valore produttivo e nutritivo perché in grado di sfamare popolazioni diverse anche in periodi di guerre e carestie: il riso, la cui coltivazione in Italia è concentrata principalmente nella bassa padana tra Lombardia e Piemonte. 

si parte da Pavia, dove si raccontano i problemi legati alla sostenibilità: il tema del risparmio idrico, dovuto ai crescenti fenomeni di siccità e quello del ridotto utilizzo di coadiuvanti di natura chimica per favore la crescita delle piante in modo più attento alla tutela dell’ambiente. I progressi della ricerca scientifica con l’Università di Torino che collabora a diversi progetti al fianco delle aziende del territorio.

La conduttrice Francesca Magnoni incontra Francesco Vidotto, docente del Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università degli Studi di Torino che illustra un importante progetto legato al controllo delle infestanti in risaia attraverso azioni meccaniche in sostituzione dell’impiego di sostanze chimiche, a tutela della salute umana e dell’ambiente.  

Poi due risicoltori che adottano metodi alternativi di coltivazione: quella tradizionale per sommersione e quella in asciutta e poi visitiamo l’Ente Nazionale Risi dove Marco Romani ci illustra i metodi sperimentali portati avanti grazie a ricerche sul campo, che alternano momenti di sommersione con periodi in cui, in base al periodo di accrescimento della pianta, il terreno è in asciutta, sempre nell’ottica della sostenibilità e della qualità della produzione.

Alberto Fornaroli parla quindi della sostenibilità ambientale e della qualità della produzione, limitando al massimo gli interventi chimici. Poi si tratta anche il problema della siccità, che è un tema attualissimo e ancor più cogente per la risicoltura e, come ci mette in guardia Piero Pedrazzini, occorre fare il massimo per trattenere la pioggia quando arriva, perché i cambiamenti climatici ci hanno messo di fronte a situazioni imprevedibili che occorre gestire in modo diverso da un tempo.

La puntata si conclude in cucina con la ricetta del “Risotto alle ortiche e ricotta di mandorle” preparata dai cuochi della Fondazione Albatros di Messina, mentre Francesca Cerami, direttrice dell’Istituto per la promozione e valorizzazione della dieta mediterranea, parla degli aspetti nutraceutici del riso Carnaroli.

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4 Maggio 2022