Padre Antonio Spadaro si racconta a #Soul. RIVEDI L’INTERVISTA

Padre Antonio Spadaro, sacerdote e gesuita, teologo, filosofo, critico letterario, musicale, giornalista, direttore de “La Civiltà Cattolica”, autore della prima intervista a Papa Francesco, si racconta a #Soul nell’intervista di Monica Mondo.

“Quando viviamo dei dolori profondi che ci tagliano il cuore, a volte c’è un punto di pace che riusciamo a trovare, è quella la luce del Risorto”. Così padre Antonio Spadaro, direttore di “Civiltà Cattolica”, parla della Risurrezione nell’intervista a SOUL domenica di Pasqua 5 aprile alle 20.30 su Tv2000 (canale 28 del digitale terrestre, 140 di Sky, in streaming su www.tv2000.it ). A colloquio per trenta minuti con Monica Mondo, il gesuita parla di se’, della sua vocazione, delle sue letture. Si definisce “un essere umano che si interroga sull’esistenza” e cita Raymond Carver per spiegare come la poesia possa aiutare a rileggere il Vangelo in maniera nuova: “I suoi ultimi versi dicono: Hai ottenuto quello che volevi da questa vita, nonostante tutto? Sì. E cosa volevi? Sentirmi chiamare amato, sentirmi amato sulla terra. Leggerla mi ha spaccato il cuore in due. Cosa voglio io dalla mia vita? Questo, sentirmi amato sulla terra”.

Autore della prima intervista a Papa Francesco, a Tv2000 Spadaro parla del Santo Padre come di un “peccatore” in quanto, semplicemente, “uomo”. “Se uno non pecca non è un uomo – spiega -, lui è un uomo scelto da Dio per essere capo della Chiesa. Ma proprio perché si riconosce peccatore percepisce la grazia di Dio ed è in grado di guidare la Chiesa, seguendo l’impulso della grazia”. Quello di Papa Bergoglio, prosegue, “è un pontificato di discernimento e di grazia proprio perché profondamente umano. Ignazio voleva che fossimo obbedienti al Papa perché questi voleva che avessimo una visione alta, universale della Chiesa. Un gesuita diventato Papa significa un gesuita al servizio dell’universalità della Chiesa. Da sempre ho avvertito che la Compagnia di Gesù è in grado di avere una visione del mondo senza limiti, in senso geografico e di sfide. L’universalità è uno sguardo legato alla realtà del mondo, è un’apertura a 360 gradi”. Di questa realtà fanno parte i tanti perseguitati cristiani il cui dolore, spiega Spadaro, è anche nostro. “Le immagini della violenza sono diventati pane quotidiano – osserva – e l’abituarsi a queste immagini è la tentazione più grande che stiamo vivendo. Non possiamo abituarci al dolore.”

Studioso ed esperto di comunicazione digitale, il direttore di “Civiltà Cattolica” condivide con il pubblico di Tv2000 una riflessione sull’importanza del web come strumento per l’annuncio del Vangelo. “La rete è un ambiente di vita, di relazione, di condivisione di una parte dell’esistenza, che cambia il modo di vivere e di pensare. Anche la fede. In ogni comunicazione – sottolinea – bisogna partire sempre dall’annuncio della salvezza. Il mondo sembra indifferente, chiuso, e invece è un mondo in attesa, che cerca disperatamente i segni di una salvezza, e che si affida a dei segnali”.

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