Mons. Nunzio Galantino, Segretario Generale della Cei, ospite di “Siamo Noi”

Crisi e disoccupazione “Bisogna ripartire innanzitutto dalla convinzione che questa situazione non è destinata a rimanere così com’è. E in questo il governo deve darci delle prove, dei segnali precisi per farci capire che, al di là delle promesse, davvero qualcosa si sta muovendo. I numeri spesso propagandati purtroppo non fanno breccia nella realtà, la gente non si rende ancora conto delle percentuali di lavoro recuperato. Bisogna aiutare la gente a sperare di più, difficilmente si può progettare il futuro in questo modo”.
“La gente che vede in Papa Francesco un punto di riferimento, che plaude a lui, dovrebbe capire che le sue sono parole di speranza ma anche di impegno per ciascuno, per noi, per i sacerdoti, per i vescovi, per chi ha la possibilità di investire. Ciascuno dovrebbe chiedersi “io cosa posso fare?”, bisogna fare un salto di qualità nell’ascolto del Papa”. “Se così non è, le sue parole restano di pura consolazione”. “Uno degli inviti di Papa Francesco è proprio quello a osare, a prendere l’iniziativa, dentro e fuori la chiesa, quindi anche nelle imprese”.
“L’altalena di numeri che vanno e vengono di cui leggiamo ogni giorno, non vorrei che fosse solo statistica; mi piacerebbe davvero che chiunque possa dire ai propri figli che d’ora in poi, anche grazie al governo, si può sperare, si può tornare a lavorare”.
Convegno ecclesiale Firenze. “Sarà una palestra di ascolto, per i rappresentanti di diocesi, associazioni e movimenti. Non sarà occasione di accademia attorno a nuovo umanesimo, ma luogo in cui la chiesa si eserciterà nell’ascolto della realtà concreta, sui temi che costituisco il nostro mondo, anche su quello fatto di mancanza di lavoro, di giovani che non sanno dove sbattere la testa, su drammi a cui la chiesa non può non rispondere. La chiesa ha i suoi strumenti, che non sono quelli della progettazione politica, né di quella industriale, ma avverte l’urgenza di cogliere quanto umanesimo viene sfregiato e negato tutte le volte in cui non c’è lavoro, in cui la dignità viene persa, in cui la famiglia viene messa in difficoltà. Il convegno ecclesiale di Firenze sarà il luogo in cui la chiesa si chiederà “e io cosa posso fare in questa realtà?”. Dobbiamo uscire di lì con energie forti”.

Immigrazione “Gli immigrati sono sia economici, quelli che vivono in paese in cui non ci sono risorse, sia quelli che vengono fuori da situazioni di guerra. Nel primo caso, vorrei che per una volta l’Europa, e tutti quelli che hanno colonizzato alcuni paesi , dicesse con chiarezza “lì abbiamo fatto schifo, lì siamo solo andati a rubare”. I belgi non hanno fatto le strade in Congo per far viaggiare meglio gli abitanti locali, ma per trasportare meglio le materie prime che rubavano a questa gente. Noi ci ribelliamo dopo aver sfruttato e impoverito queste nazioni…”
“Per quanto riguarda gli emigrati di guerra, mi piacerebbe che una buona volta gli Stati Uniti, l’Europa, l’occidente dicessero qualche parola di autocritica. Quelle situazioni non sono nate dal nulla, oggi stanno esplodendo. Accogliere gli immigrati è una sorta di risarcimento, non un piacere, nei confronti di queste persone, per anni di furti, per anni in cui abbiamo consumato le loro risorse”.
“Dopo aver approfittato di loro in maniera “sistematica” attraverso certi tipi di colonizzazione, queste persone vengono da noi oggi, inconsapevolmente, per chiedere un risarcimento ma noi li sfruttiamo ancora una volta. Esiste lo sfruttamento gravissimo dei signori di Mafia Capitale, e non solo, ma anche quello di chi approfitta del loro bisogno per pagarli poco o per niente. E’ troppo poco parlare di vergogna in questi casi…”
“Questo paese ce la deve fare, ciò avverrà solo se accetterà la sfida fondamentale: smetterla di considerare chi sta arrivando come un disturbo, occorre cambiare testa, ma anche il cuore, come dice Papa Francesco, che come dice la Bibbia è il luogo delle decisioni. Occorre inoltre puntare di più sulla famiglia, quella “bella”, quella fatta di padre, madre e figli, che non deve essere messa all’angolo perché è in grado di darci e di dirci ancora tantissimo”.

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