Lavoro, Flai-Cgil: “Caporali scafisti di terra. Danno erariale da 600 milioni”.

CaporalatoRoma, 20 agosto 2015 – “Il caporalato rischia di essere l’ultimo anello della catena della tratta degli esseri umani. Dobbiamo cominciare a considerare i caporali degli scafisti di terra, ovvero persone che lucrano e fanno profitto sulla disperazione di tante persone che cercano un lavoro e non lo trovano”. Lo ha detto il responsabile legalità Flai-Cgil, Roberto Iovino, in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000, sottolineando che “solo in termini di evasione contributiva, c’è un danno erariale di 600 milioni di euro. A questi vanno aggiunte tutte le altre tasse che un datore di lavoro dovrebbe versare assumendo in regola il lavoratore”.

“Abbiamo fatto uno studio – ha aggiunto Iovino – che dimostra che c’è un esercito di 400 mila lavoratori, di cui 100 mila che vivono in condizione di disagio, cioè oltre allo sfruttamento lavorativo hanno anche una condizione difficile dal punto di vista dell’alloggio, dei trasporti e delle condizioni di vita”.
“Il caporalato è un lavoro ‘nero’ – ha proseguito Iovino – ottenuto attraverso un caporale cioè un intermediario. La legge punisce il reato di caporalato: parliamo di salari dimezzati, 12 ore di lavoro per una media di 25 euro. A queste vanno aggiunte quelle che noi consideriamo le tasse dei caporali ovvero 5 euro per il trasporto, 3 euro per il panino e 1,50 euro per l’acqua. In un estate così torrida il caporalato significa grave sfruttamento lavorativo”.
La Flai-Cgil ha censito “circa 80 epicentri di sfruttamento. Parliamo di un fenomeno che abbraccia Nord e Sud indistintamente: Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, e ovviamente le regioni del Sud”.
“In un fenomeno di sfruttamento – ha concluso il responsabile legalità Flai-Cgil – chi è più debole paga maggiormente le conseguenze, come donne e minori. Abbiamo scoperto in provincia di Ragusa ma anche in Puglia un grave sfruttamento sessuale delle donne che non solo sono sotto pagate nei campi di raccolta ma la notte sono costrette ad essere inserite nel circuito dello sfruttamento sessuale”.