Sabato 19 dicembre andrà in onda su TV2000 alle ore 12.15 e 20.30 e alle ore 19 su InBlu Radio la puntata di SOUL con Domenico Quirico

Giornalista, inviato del quotidiano La Stampa, scrittore. Domenico Quirico, ospite di Soul, sabato alle 12.15 e 20.30, è uno che i guai sembra andarseli a cercare, ma non per l’avventura in sé: “per un giornalista non essere in un luogo in cui accade qualcosa è la più grande iattura”, Rapito dalle brigate fondamentaliste Al Nusra appena varcato il confine verso la Siria, il 6 aprile del 2013, viene liberato dopo un silenzio di cinque mesi. E’ stato testimone di un orrore che l’Occidente si rifiutava di vedere, per piombarvi all’improvviso, con poche difese. Dopo due anni è tornato nell’inferno siriano, per testimoniare ancora. “Sono tornato in Siria per scoprire se ero ancora capace di raccontare quel posto, se avevo ancora l’alfabeto giusto. Non per fare terapie psicanalitiche a spese del mio giornale. Ho sperimentato che tutto era radicalmente cambiato in peggio, nel senso che la violenza e la ferocia erano immutati”. “La cosa che mi interessa di più è l’espandersi del male nel mondo, l’esperienza più terribile in cui l’uomo si forgia. Raccontarlo è più importante della paura. Io poi ho solo paura di aver paura. In Sierra Leone avevo più paura dell’ebola che delle milizie armate: è per questo che ho deciso di andarci. Non è una sfida ma l’obbligatorietà del racconto. Credo che il giornalismo sia questo, come ha fatto Solzenicyn, che era un raccoglitore di testimonianze. Mia figlia è archeologa: di fronte ai fanatismi gli archeologi hanno il compito di conservare la storia, i giornalisti la cronaca, sono due mestieri simili.” “Quando ci si trova in certe situazioni si ha l’impressione che Dio non risponda più. Invece Dio è lì, non è mai fuggito e ti dà la lezione straordinaria dell’umiltà, dell’accettare il tempo che devi vivere. La fede non è un discount dove passi e scegli quel che vuoi quando vuoi. La mia risposta al Male è che la sofferenza è il tesoro dell’uomo. Ho riscoperto in modo brutale lo straordinario valore delle cose normali, un bicchier d’acqua, essere libero, che non significa avere, ma non essere privato di alcune cose.”

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